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Gli statali cadono dall’Olimpo

ATENE – Sono un esercito di 727mila unità i dipendenti pubblici sotto il Partenone e secondo gli accordi con la troika composta da Ue, Fmi e Bce devono dimagrire a 577mila entro il 2015: ben 150mila in meno. Un punto cruciale per il consolidamento fiscale greco è ridurre del 20% gli statali, visto che negli ultimi dieci anni i salari dei dipendenti pubblici sono cresciuti più di quelli privati e sono i più pagati rispetto al Pil della media dell’eurozona. “Lacune” sospette nelle statistiche greche hanno reso difficile agli ispettori della troika individuare come sia potuto accadere questo scandalo nello scandalo del debito da 353 miliardi di euro. Forse grazie a clientelismo e corruzione con coperture politiche. Gli unici dati attendibili sui pubblici dipendenti greci, per il 2009 e il 2010, mostrano che gli statali pesano per una quota sul totale degli occupati in Grecia pari al 17% rispetto alla media dell’area euro o alla media Ocse del 15,25 per cento. Troppi e i più pagati di Eurolandia. I confronti salariali sono difficili, perché le pensioni erogate ai dipendenti pubblici sono contabilizzate insieme agli stipendi di quelli ancora al lavoro. Comunque i salari dei funzionari sono notevolmente aumentati tra il 2000 e il 2009. Un recente rapporto Ocse indica che i salari per dipendente nella pubblica amministrazione sono tra il 30% e il 40% superiori a quelli del settore privato. Certo, questo riflette, in parte, le qualifiche più alte di dipendenti del settore pubblico, ma rimane comunque un 10% di divario per i lavoratori con caratteristiche simili. Misurato su base oraria, il gap con i privati è ancora più ampio, perché l’orario è molto più breve nel pubblico che nel settore privato. Inoltre, secondo la troika, il sistema retributivo è frammentato, complesso e difficile da gestire in modo coerente. Si differenzia da ministero a ministero e comprende un gran numero di indennità, che rappresentano in media oltre il 40% della remunerazione totale. Questo sistema a bonus ha tenuto molto poco conto di competenze e prestazioni dei dipendenti. Così un usciere del ministero delle Finanze guadagna il 40% in più di quello del Turismo o dell’Istruzione. Inoltre il posto di lavoro è assicurato a vita dalla Costituzione. A causa della totale mancanza di dati sul personale per i dipartimenti governativi e i ministeri, la pianificazione delle risorse è inesistente. Nonostante ci sia un esubero complessivo, alcuni enti pubblici, come per esempio gli ospedali, sono cronicamente sotto organico per certe posizioni. Insomma, un caos costoso e inefficiente. «I problemi di allocazione del personale sono rafforzati dalla rigidità nella gestione delle risorse umane – spiega Claude Giorno dell’Ocse -: il part-time non era ammesso e c’era poca mobilità del personale all’interno dell’amministrazione». Ora invece sarà possibile. Ilias Iliopoulos, segretario generale dell’Adedy, il sindacato dei pubblici dipendenti, è sul piede di guerra. Ci riceve nel suo moderno ufficio, nel centro di Atene, e le sue parole non lasciano presagire niente di buono: «Siamo pronti a dare un calcio all’Fmi e a mandare a casa tutti quanti come hanno fatto in Argentina. Abbiamo ridotto lo stipendio massimo dei dipendenti pubblici da 1.600 euro a 1.300 e fissato il minimo a 600 euro. Inoltre abbiamo mandato in pensione 100mila dipendenti pubblici. Ora basta». I sindacati concordano che le procedure di assunzione sono spesso farraginose – possono richiedere diversi anni per essere completate -, così le posizioni sono spesso riempite con contratti temporanei, che sono alla fine trasformati in posti di lavoro permanenti. Un meccanismo opaco di reclutamento che si presta ad abusi e favoritismi. Il premier Papandreou ha introdotto il blocco del turn over con la sostituzione di solo uno su cinque dipendenti pubblici che si ritireranno tra il 2012 e il 2015 (uno per ogni dieci dipendenti pubblici nel 2011) e una significativa riduzione per i lavoratori a contratto a termine (50% nel 2011 e 10% negli anni successivi). Questo si aggiunge a un calo di quasi il 3% dei livelli di personale nel 2010, secondo stime della Banca di Grecia. Nel maggio 2011 il Governo ha deciso di aumentare l’orario settimanale da 37 ore e mezza a 40 ore, portandolo in linea con il settore privato. Ci sono state forti riduzioni di stipendio. Nel 2010 i salari per dipendente sono stati tagliati dell’8,5% e un taglio ulteriore del 4% è previsto quest’anno e nel 2012. Le retribuzioni nella pubblica amministrazione sono diminuite di 1,25 punti percentuali del Pil nel 2010 e dovrebbero diminuire di un ulteriore punto entro il 2015, così da annullare i 2,5 punti percentuali di aumento intercorsi tra il 2000 e il 2010: il decennio della follia. Trentamila dipendenti in esubero saranno messi in mobilità per un anno al 60% dello stipendio entro fine anno. Un’autorità di pagamento unica è stata creata per centralizzare e razionalizzare la gestione degli stipendi. La riforma dovrebbe azzerare bonus e indennità speciali, eliminando anche divari salariali ingiustificati tra lavoratori che svolgono le stesse mansioni. Le ore di straordinario sono già state limitate a un massimo di 20 al mese, con una riduzione del 67% rispetto al limite esistente fino a marzo 2010. Ce la farà la Grecia? La riforma Kallikrates che ha ridotto il numero di comuni da 1.034 a 325 e tagliato 57 province a 13 è di buon auspicio.

Fonte: Il Sole 24 Ore

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