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Gli immobili pubblici alla Cdp dovrebbero far tornare i conti. Ma non sarà certo facile

Sarà anche la Cassa depositi e prestiti a far quadrare i conti pubblici a fine anno. La manovretta da 1,6 miliardi di euro approvata mercoledì sera dal Consiglio dei ministri per rispettare il tetto del rapporto deficit/pil del 3% si basa anche sugli incassi che arriveranno dal passaggio di immobili del Demanio alla Cass ache è controllata all’80 per cento dal ministero dell’Economia retto da Fabrizio Saccomanni.

La funzione di pivot nel settore immobiliare che può avere la Cdp è delineata in un capitolo di una bozza di paper del centro studi di Astrid fondato da Franco Bassanini, presidente della Cassa guidata dall’amministratore delegato Giovanni Gorno Tempini. Il rapporto sul patrimonio pubblico è stato curato, oltre che da Bassanini, anche da Giuliano Amato, dall’ex sottosegretario Giorgio Macciotta, dall’economista Marcello Messori, dal capo ufficio studi della Cdp, Edoardo Reviglio, e dal direttore dell’Agenzia del Demanio, Stefano Scalera.

Le bontà della Cassa – «La Cdp», si legge in una delle ultime bozze del paper Astrid, «ha assunto e dovrà ulteriormente sviluppare un ruolo di market maker, selezionando operazioni e investendo risorse, anche attraverso l’operatività della Cdp Investimenti sgr».Gli auspici sulla regia – Gli esperti di Astrid consigliano comunque una sorta di «regia unica» per il riordino, la valorizzazione la privatizzazione dei beni immobiliari pubblici. Insomma, serve una «forte struttura centrale di coordinamento e programmazione» che al momento non c’è.

Le incognite del mercato – In casa di Astrid non c’è un eccesso di entusiasmo per gli incassi derivanti dalle dismissioni di immobili pubblici.

Il motivo? Sono «limitate» le «capacità di assorbimento dei mercati finanziari e immobiliari nel breve periodo». Da qui il pessimismo, o meglio il realismo: «La semplice dismissione di beni del patrimonio pubblico non appare in grado di produrre un’adeguata caduta del rapporto debito/pil, almeno in tempi brevi e medio-brevi».Il suggerimento di Astrid – Per questo il centro studi presieduto da Bassanini consiglia un’ipotesi complementare: «Utilizzare una parte dei proventi incassati dallo Stato o dalle altre amministrazioni pubbliche per finanziare investimenti pubblici». 

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