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Gli appalti tracciabili in attesa di istruzioni

MILANO – La tracciabilità finanziaria negli appalti resta ancora senza istruzioni. Era attesa, ieri, la pubblicazione sul sito dell’Autorità dei contratti pubblici della prima delibera con i chiarimenti per rendere applicabili ai nuovi contratti d’appalto l’obbligo di appoggiare tutti i pagamenti su conti correnti dedicati. Già venerdì, infatti, l’Authority – all’indomani dello stop definitivo a un eventuale decreto legge di sospensione della norma contenuta nella legge 136/2010 – aveva annunciato la pubblicazione sul sito per ieri. Ma alla fine il consiglio ha deciso per un rinvio che, secondo quanto trapela, «dovrebbe durare solo un paio di giorni». In effetti le istruzioni dell’Autorità ? le prime dopo la breve nota del Viminale che ha solo escluso la retroattività della legge ? sono molte attese. Perché la tracciabilità, come strumento antimafia, è piovuta come un fulmine su tutti i contratti d’appalto di lavori, servizi e forniture: un mercato che da solo vale più di 70 miliardi e che rischia ora di incepparsi (o anche solo di rallentare) in assenza di istruzioni concrete. La delibera era già pronta in bozza (e in parte è stata anticipata sul Sole 24 ore del 18 settembre). Ma ieri è sorta la necessità di rispondere a nuovi chiarimenti che stanno rallentando o bloccando i contratti firmati dopo il 7 settembre, data di entrata in vigore della legge. Allo stesso tempo non è escluso che dopo un ulteriore confronto con le associazioni di categoria e le istituzioni interessate, l’Authority ritocchi alcune indicazioni. La delibera cercherà di chiarire, in primo luogo, fino a che punto della filiera dell’appalto vige il divieto assoluto di utilizzare i contanti e di ricorrere, invece, ai conti correnti dedicati. Quali sono, cioè, i subappaltatori e i fornitori o subfornitori compresi nel perimetro della legge. Sembra già abbastanza scontato, comunque, che i subappaltatori e i fornitori legati a contratti firmati prima dell’entrata in vigore della legge debbano essere esonerati, perché seguono la stessa sorte del contratto principale. Molti altri chiarimenti sono invece attesi sulle modalità con cui pagare gli stipendi ai dipendenti dell’appaltatore, anche questi soggetti alla tracciabilità. Non è chiaro, ad esempio, se è diventato obbligatorio indicare il Cup (codice unico di progetto) per ogni singola busta paga, operazione che creerebbe molte difficoltà alle grandi aziende o a quelle che hanno più appalti in corso. Nelle scorse settimane, le rappresentanze imprenditoriali – Confindustria e Rete imprese Italia – avevano, invece, chiesto una norma di legge urgente che sospendesse per pochi mesi la tracciabilità in modo da riuscire ad attrezzarsi. Tuttavia, sui requisiti di legittimità del decreto sono subito sorti dubbi e incertezze, dovuti anche al fatto che la legge 136/2010 è stata appena approvata all’unanimità dal Parlamento.

LA SITUAZIONE
La circolare
Le prime (e finora uniche) istruzioni sulla tracciabilità sono arrivate dal ministero degli Interni. In una nota ai prefetti del 9 settembre (n. 13001/118) il Viminale ha chiarito che l’obbligo di pagare con bonifico vale solo per i contratti di appalto di lavori, servizi e forniture firmati dopo il 7 settembre, data di entrata in vigore della legge 136/2010
La richiesta delle imprese
Le imprese avevano chiesto un decreto legge che sospendesse per pochi mesi la tracciabilità in modo da riuscire ad attrezzarsi.
La reazione del Viminale
Oltre ai dubbi sugli effettivi requisiti di necessità e urgenza vi era la contrarietà del ministro dell’Interno, Roberto Maroni, poiché la misura è pensata per contrastare le infiltrazione della criminalità negli appalti.
L’Autorità di vigilanza
L’Authority sui contratti pubblici sta preparando una circolare interpretativa. Il testo avrebbe dovuto essere reso noto ieri ma dovrà tornare in cantiere per un’ulteriore messa a punto.

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