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Giudici contabili divisi sulle facoltà assunzionali dei dirigenti: necessità di coerenza con il nuovo fabbisogno del personale

Giudici contabili divisi sulle facoltà assunzionali dei dirigenti

di VINCENZO GIANNOTTI

Ancora oggi vi è incertezza da parte degli Enti locali sugli spazi assunzionali disponibili per le assunzioni dei dirigenti. Hanno provato a fornire soluzioni i giudici contabili, ancora una volta a fronte di un quadro normativo che non brilla di chiarezza, ma le soluzioni sono diverse con impasse da parte di chi dette soluzioni debba necessariamente prendere. Da un lato, infatti, ci sono Enti locali che intendono utilizzare gli spazi assunzionali disponibili rivenienti dalla cessazione di tutto il personale, sia dirigenziale che dei livelli, considerandolo un fondo unico cui attingere per le necessità della funzionalità della propria organizzazione, dall’altro lato le disposizioni legislative lascerebbero intendere la necessità di tenere distinti i budget disponibili, uno per i dirigenti e l’altro per il personale non dirigenziale. Tale divergenza è riassunta in due recenti pareri dei giudici contabili.

Sull’obbligo di tenere distinto il budget assunzionale

Il punto principale che conduce ad una necessaria distinzione dei budget assunzionali, tra personale dirigente e personale dei livelli, è rinvenibile direttamente nelle disposizioni di legge. Il turn over previsto dal legislatore parla, infatti, esclusivamente di personale con “qualifica non dirigenziale”, con ciò introducendo un puntuale elemento di differenziazione rispetto alla capacità di reclutamento del personale con qualifica dirigenziale. La normativa è rintracciabile in via diretta nelle disposizioni della Legge di Stabilità 2016 che hanno espressamente abrogato, per gli anni 2017 e 2018, le percentuali di turn over del personale non dirigenziale contenute nel d.l. 90/2014, percentuale che resta in vita per il solo personale dirigenziale.

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