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Frenata sui pagamenti Pa, resta un Ddl

Si profila solo un disegno di legge per il piano di smaltimento di tutti i debiti arretrati della Pubblica amministrazione. Alcuni dubbi sul possibile impatto per il deficit affiorati in sede europea, ed oggetto di valutazioni anche da parte del Quirinale, avrebbero fatto propendere per lo strumento del Ddl in luogo del decreto legge che appariva la strada maestra per dare immediata esecutività alle norme. Prevale insomma una certa cautela anche in vista della prossima presentazione, entro aprile, del Def. I tecnici della Ragioneria sarebbero comunque ancora al lavoro e stamattina, con le ultime riunioni in programma prima del Consiglio dei ministri, potrebbero esserci ulteriori cambi di rotta.

Bruxelles avrebbe raccomandato informalmente di studiare con molta attenzione eventuali contraccolpi sul deficit. A questo proposito, va ricordato che la preoccupazione principale per l’impatto sull’anno in corso, e quindi sul tetto del 3% rispetto al Pil, potrebbe derivare dal pagamento delle spese in conto capitale (investimenti), sebbene queste rappresentino solo il 20% di tutti gli arretrati. Per le spese correnti il discorso è differente. Esattamente un anno fa c’era stata la dichiarazione Tajani-Rehn della Commissione europea che apriva al pagamento di tutto lo stock, in virtù dei «fattori mitiganti» che consentono di non aprire procedure formali. Ma anche in questo caso ci sarebbe prudenza, per la possibile trasformazione dei debiti commerciali in debiti finanziari laddove ci siano dei piani di ristrutturazione oltre l’anno. In questo caso, secondo un’interpretazione rigida delle normative di contabilità pubblica, si rischierebbe infatti di impattare ugualmente sul deficit.

Da un punto di vista degli aspetti più strettamente tecnici, invece, il piano sarebbe a buon punto. Il silenzio assenso per certificare le fatture e il blocco delle assunzioni per gli enti locali che sforano i tempi di pagamento previsti sono due degli ultimi correttivi in rampa di lancio. Per evitare che si accumuli un nuovo arretrato, le imprese caricheranno le fatture sulla piattaforma elettronica gestita centralmente dal Tesoro, a quel punto le pubbliche amministrazioni potranno pagare direttamente oppure avranno un tetto di giorni entro i quali contestare i dati del fornitore o la relativa prestazione. In assenza di comunicazioni, il credito si intenderebbe automaticamente certificato.

Gli imprenditori avrebbero la possibilità di cedere in banca il credito in modalità pro soluto, un canale di maggiore appeal rispetto allo sconto pro solvendo (con il quale chi cede è impegnato a pagare se il debitore risultasse inadempiente). Le Pa diventerebbero a quel punto debitrici delle banche, che consentirebbero una ristrutturazione del debito su più anni. Le banche eventualmente in difficoltà potrebbero poi cedere questi crediti a Cdp che allungherebbe ulteriormente la ristrutturazione del debito avvalendosi della delega di pagamento sulle imposte dovute dai cittadini agli enti locali. A copertura dell’intero meccanismo, ci sarebbe un Fondo per la copertura degli oneri determinati dal rilascio della garanzia dello Stato.

Per offrire qualche certezza in più sull’efficacia di questo schema, infine, verrebbero inasprite le sanzioni già previste dal decreto 35/2013. Previste forme dissuasive per gli enti locali che non pagano o non certificano con date certe di pagamento, incluso il blocco delle assunzioni.

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