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“Frane e alluvioni, stop a nuove case”

Stop alle nuove costruzioni. Il presidente della Regione sospende per otto mesi – ma se servirà diventeranno dodici – tutte le licenze edilizie che riguardano le zone colpite dal maltempo in 197 comuni toscani. Tanti sono quelli che hanno registrato frane e allagamenti tra il Natale del 2009 e la scorsa settimana. In tutte le aree a rischio le licenze edilizie sono bloccate in attesa di capire se e come si possano mettere in sicurezza le aree a rischio. Lo ha deciso Enrico Rossi, che chiede indagini approfondite ai sindaci dei 197 Comuni toscani colpiti dall’ultima ondata di maltempo (Massa e Lucca) e di quelli che furono sommersi dalle piene lo scorso Natale (Pisa, Pistoia, Lucca e, in misura minore tutte le altre). Nessuna provincia quindi è esclusa, vista l’estensione della piena del dicembre 2009, ma il blocco delle licenze non riguarda l’intero comune ma solo le aree investite dall’acqua. La ricognizione del terreno va fatta in fretta: entro venti giorni i Comuni dovranno inviare alla Regione i risultati dei loro sopralluoghi. Rossi è preoccupato per il ripetersi di eventi disastrosi scatenati anche da semplici piogge e non da ondate eccezionali di maltempo. «A questo punto dobbiamo fermarci, c’è bisogno di una riflessione seria sulle cause di queste continue emergenze. Non possiamo più permetterci di costruire su terreni soggetti a frane e alluvioni». Ovviamente il divieto, imposto per il momento per otto mesi ma rinnovabile fino a 12, non vale per chi la licenza edilizia l’ha già ottenuta e meno che meno per i cantieri avviati. Di sicuro, comunque, qualche interesse privato verrà travolto dal provvedimento. «Questo è inevitabile», commenta Rossi, «ma in questi casi l’interesse collettivo prevale su tutto. Del resto è per tutelare al sicurezza degli abitanti delle zone a rischio che prendiamo la decisione di bloccare l’edilizia. E i sindaci sono d’accordo, non li stiamo scavalcando». Una volta fatta la ricognizione, comunque, si dovranno trovare i soldi per le opere di messa in sicurezza. E qui il discorso di Rossi torna alla questione dei tagli di Tremonti: «Ancora una volta», dice, «siamo qui a criticare una manovra finanziaria che sottrae risorse al territorio e che viene contestata persino dal ministro dell’Ambiente Prestigiacomo. Eppure costa di più riparare i danni che spendere per la prevenzione». Il governo parla di destinare contributi al Veneto alluvionato ma non inserisce Massa tra le zone che beneficeranno di finanziamenti, nonostante la perdita di tre vite umane. «Sarebbe veramente grave che ci fossero due pesi e due misure», dice Rossi. «Cercheremo in tutti i modi di parlare anche di Massa, abbiamo chiesto che la Toscana fosse inserita insieme ad altre regioni nei risarcimenti. Noi ci batteremo per essere trattati in maniera corretta». Una parte del lavoro di messa in sicurezza si svolgerà anche nell’aula del consiglio regionale. Perché Rossi sta pensando di cambiare le leggi urbanistiche, mettendo regole più severe per la concessione delle licenze per le nuove costruzioni. «Voglio controllare i parametri di sicurezza», dice il presidente. «Del resto lo stesso sindaco di Massa mi ha detto che nel nuovo piano strutturale non prevede edificazioni nelle zone colpite dal maltempo. Anche noi ci prenderemo tre o quattro mesi per rivedere tutte le leggi». Rossi ricorda che la Toscana ha predisposto un piano di riassesto idrogeologico che richiederebbe investimenti per 3 miliardi di euro. Per ora l’unico accordo raggiunto con Roma ne mette in cassa 126, di cui quasi 60 a carico della Regione. Per otto mesi, dunque, nelle zone danneggiate non si tirerà su nemmeno un mattone. I sindaci tra 20 giorni invieranno le cartografie alla Regione, mentre il settore sistema regionale di protezione civile ha 10 giorni per validarle e le Province altri 10 per documentare i piani di manutenzione delle opere idrauliche. Superlavoro in vista per gli uffici di tutti gli enti locali, insomma.

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