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Fra le autonomie un tavolo comune

Governatori, sindaci e presidenti di provincia si mettono insieme per accompagnare con un tavolo di lavoro comune l’attuazione del federalismo fiscale. «Il governo – ha sostenuto ieri il presidente dei governatori Vasco Errani al termine dell’incontro che si è svolto ieri all’Anci con i vertici degli enti locali – deve metterci tutti sullo stesso piano per discutere dell’impianto e delle scelte strategiche del federalismo». L’agenda del tavolo comune è ancora da scrivere, ma i tempi sono brevi: «nei prossimi giorni o appena dopo Ferragosto – spiega il presidente dell’Anci Sergio Chiamparino – presenteremo una proposta al governo per valutare i problemi e accelerare i tempi». Sul calendario dell’attuazione le preoccupazioni più intense nei giorni scorsi sono state quelle dei sindaci, che hanno legato l’intesa con il governo all’indomani della manovra alla presentazione entro fine luglio in consiglio dei ministri del decreto attuativo sul fisco municipale. Ora che le rassicurazioni governative sembrano arrivate a segno, anche l’atteggiamento sulle date è meno rigido: «Un testo c’è – ha spiegato ieri il sindaco di Torino -, e sul tema stanno lavorando i tecnici. Siamo comunque alle ultime interlocuzioni, e credo che proprio per questo la discussione in consiglio dei ministri possa slittare di qualche giorno». Le «ultime interlocuzioni» a cui fa riferimento il presidente dell’associazione dei comuni si chiamano soprattutto «perequazione». Il profilo del futuro fisco municipale legato agli immobili, e basato soprattutto sull’Ici superstite e sull’Irpef modificata dall’introduzione della cedolare secca, è ormai definito, ma il nodo da sciogliere sono gli strumenti per non penalizzare i comuni che dal mattone riusciranno a trarre meno risorse. Il fisco immobiliare viaggia infatti a più velocità, premia le città settentrionali e i grandi centri (si veda Il Sole 24 Ore del 5 luglio) e penalizza i comuni in cui sono più modesti i valori catastali, il mercato degli affitti e il volume delle compravendite. Per riequilibrare le sorti di questi centri l’idea sembra quella di una redistribuzione “governata” dal centro di una quota delle risorse, ma i meccanismi sono da definire. Sempre ieri, in un’audizione alla commissione bicamerale per l’attuazione del federalismo, l’associazione dei comuni ha elencato gli altri nodi critici sulla strada della riforma: «Va garantito – ha spiegato ai parlamentari il vicepresidente Anci Salvatore Perugini – che i trasferimenti da trasformare in fisco sono quelli precedenti ai tagli», come prevede anche la manovra dopo le correzioni del maxiemendamento, e «c’è una lacuna che riguarda le città metropolitane, per le quali non sono state introdotte previsioni differenziate»; anche in parlamento,poi, l’Anci è tornata a chiedere «interventi coordinati su fabbisogni standard, nuove forme di entrata e perequazione». Prende intanto il largo l’anagrafe degli eletti, promossa dai giovani amministratori dell’Anci e presentata ieri dal sindaco di Roma Gianni Alemanno. Una volta a regime, il database offrirà di ogni amministratore locale le informazioni su indennità e redditi, ma anche i numeri dell’attività istituzionale sotto forma di presenze in aula e di iniziative assunte. Per Alemanno l’anagrafe offrirà «una risposta all’antipolitica, ma anche uno stimolo alla disciplina e alla responsabilità degli amministratori».

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