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Formigoni chiude la porta al nucleare in Lombardia

Ieri anche Roberto Formigoni, presidente della Lombardia dal ’95, si è allineato con gli antinucleari. È chiaro: esponente di rilievo del Pdl, Formigoni non ha dato un no deciso alla proposta del nuovo ministro dello Sviluppo economico, Paolo Romani, di costruire una centrale atomica in Lombardia (si veda Il Sole 24 Ore di ieri). Ha dato una risposta assai mediata. Ma il segnale è chiaro: «La Lombardia ha praticamente raggiunto l’autosufficienza energetica – parole di Formigoni – quindi in questo momento non c’è bisogno di centrali di nessun tipo». Nessuna pregiudiziale antinucleare, beninteso, e bisogna esaminare le proposte, ma comunque la Lombardia dice no. Il panorama delle regioni resta in sostanza tra il no assoluto (ecco per esempio la Toscana o l’Emilia-Romagna dove c’è l’impianto dismesso di Caorso, o la Puglia guidata da Nichi Vendola) e il no interlocutorio (è il caso della Lombardia, delle cautele di Renata Polverini nel Lazio, delle perplessità della Sicilia e così via). Non mancano i favorevoli (avanti ma con giudizio), come il Friuli-Venezia Giulia o il Piemonte. Non è una questione di partito di riferimento: Ugo Cappellacci, Pdl, da Cagliari ha più volte confermato il “no” totale mentre da Trieste Renzo Tondo, anch’egli Pdl, sta investendo sull’energia atomica della centrale nucleare sloveno-croata di Krsko. Nella Lega Nord, ci sono Luca Zaia per il quale il Veneto non è adatto all’energia atomica a fianco di Roberto Cota che – tra i primi atti del suo contrastato incarico torinese – ha ritirato il ricorso del Piemonte contro la legge nucleare. Erano undici (Toscana, Umbria, Liguria, Puglia, Basilicata, Piemonte, Lazio, Calabria, Marche, Emilia-Romagna e Molise) le regioni che in primavera avevano fatto ricorso alla corte costituzionale contro le normative del governo, sostenendo che si sfilavano competenze alle autonomie regionali. A fine giugno i giudici costituzionalisti avevano respinto i ricorsi. La proposta del ministro Romani sulla Lombardia ha raccolto il no di un avversario: il vicepresidente del consiglio regionale e concorrente perdente di Formigoni alle ultime regionali, Filippo Penati, ha chiesto subito la convocazione di un consiglio regionale straordinario per «dire no al nucleare». Ma è interessante il presidente della provincia di Milano, Guido Podestà, a fianco di Silvio Berlusconi da più di 30 anni e una delle figure di valenza del Pdl. Ieri Podestà ha espresso il no della provincia di Milano: «Credo che il nostro territorio sia troppo conurbato per poter ospitare un impianto del genere», dice. «Né l’alto milanese né altre zone del nostro territorio risultano ideali per ospitare una delle quattro centrali nucleari che il governo intende realizzare per abbassare il costo delle bollette, rendere più competitive le imprese e mettere il paese più al riparo da ulteriori congiunture economiche globali». Intanto oggi nei laboratori della Casaccia, alle porte di Roma, l’Enea riaprirà due reattori sperimentali. I verdi hanno già annunciato proteste e sit-in. La strada sembra più semplice in Inghilterra: il governo di Londra ha scelto gli otto siti che ospiteranno le centrali che verranno realizzate entro il 2025. Il ministro dell’Energia, Chris Huhne, ha ricordato che i nuovi reattori dovranno essere realizzati senza il sostegno pubblico anche per la gestione e lo smantellamento e che entro il 2025 almeno metà dell’elettricità dovrà venire da fonti rinnovabili in particolare dall’eolico. È un altro paese.

GLI ORIENTAMENTI
I favorevoli Favorevoli a ospitare un impianto nucleare Friuli Venezia Giulia e Piemonte
No interlocutorio Su questo fronte si collocano soprattutto Lombardia e Lazio, ma perplessità sono sollevate anche da Sicilia e Veneto
Contrari Tra i contrari Toscana, Emilia, Sardegna e quanti avevano fatto ricorso: Puglia, Calabria, Liguria, Marche, Molise, Umbria, Basilicata

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