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Fondi Ue, sbloccati 12 miliardi ma sono già «vincolati»

Il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan ha illustrato ieri all’Eurogruppo riunito a Bruxelles le sue priorità di politica economica. Negli ultimi giorni, sono emerse due questioni potenzialmente controverse: l’opportunità di eventuali tagli fiscali e l’uso dei fondi comunitari nel periodo 2014-2020, in tutto 32,8 miliardi di euro. Su quest’ultimo fronte, la Commissione europea ha avvertito Roma che cambiare il piano messo a punto dall’esecutivo precedente sarebbe “assurdo”.

Alla fine dell’anno scorso, il governo Letta ha mandato una bozza di accordo di partenariato nella quale ha stilato a grandi linee i modi in cui intende usare il denaro comunitario nei prossimi sette anni. «La struttura e l’impianto generale vanno nella direzione giusta – ha spiegato in una dichiarazione scritta il commissario alle politiche regionali, l’austriaco Johannes Hahn – quello che non possiamo assolutamente permetterci è di ricominciare tutto da capo».

Ha aggiunto Hahn: «Abbiamo ovviamente alcuni nodi da risolvere, principalmente sul futuro sistema di governo dei fondi europei, sulla concentrazione delle risorse su poche priorità. Spero veramente che nessuno stia pensando a riscrivere questo documento. Sarebbe illogico e assurdo dato il calendario serratissimo con il quale dobbiamo lavorare». Bruxelles ha così ribadito che il denaro europeo può essere usato solo per rafforzare l’economia italiana, e non per ridurre il debito pubblico.

Le osservazioni – inviate ieri a Roma in modo che il governo italiano possa presentare entro aprile il piano definitivo – contengono apprezzamenti e critiche. Come qualsiasi documento comunitario, vanno lette con la corretta chiave di lettura, tanto più che devono servire a migliorare un canovaccio: che senso avrebbe l’intero esercizio se la Commissione si limitasse a parlarne solo bene? La bozza di accordo presentata dall’Italia deve essere migliorata, ma nel suo insieme è ritenuta convincente.

Sempre riguardo ai fondi europei, ieri è stato confermato che a causa di un cambio nel periodo 2007-2013 del tasso di cofinanziamento dei progetti comunitari (la parte europea è passata dal 50 al 75% su decisione italiana a causa delle difficoltà di bilancio) una somma pari a 12 miliardi di euro è stata per così dire risparmiata dall’Italia. L’ammontare è già stato allocato in altre opere infrastrutturali, anche grazie alla rinegoziazione avvenuta negli anni scorsi tra Bruxelles e Roma.

Intanto sempre ieri Padoan ha illustrato all’Eurogruppo le sue priorità di politica economica. Il governo Renzi presenterà a breve un piano di riduzione del cuneo fiscale, che verrà finanziato da tagli di spesa, ha detto il ministro. «Se così fosse, il denaro generato dalla spending review non andrebbe alla riduzione del debito, come annunciato in precedenza. Sarà importante capire come il governo intende agire su questo versante», notava ieri sera un esponente comunitario.

Parlando alla stampa, Padoan ha spiegato che il governo vuole rispettare i vincoli di bilancio, adottare riforme strutturali, rafforzare la crescita. Misure economiche potrebbero però avere “eventuali conseguenze” per le finanze statali, che richiederanno “valutazioni”. Ha detto il ministro: «Veniamo in Europa per fare delle cose, non per chiedere favori». Ciò detto, è probabile che nei prossimi mesi tra Bruxelles e Roma si discuterà (animatamente?) di un eventuale nuovo equilibrio tra riforme, risanamento e crescita.

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