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Fondi Ue, Fitto striglia il governatore

«Non faccio eccezioni: dialogo senza preclusioni con governatori di centrodestra e di centrosinistra». E Lombardo dove lo mette? «Non lo so, non mi esprimo in proposito», sibila il ministro Raffaele Fitto con un sorriso forzato. Il governatore siciliano, in piedi al suo fianco, ci scherza su volentieri: «Io, pur di avere i soldi che spettano alla Sicilia, mi alleo con chiunque». Siparietto nel corso della conferenza stampa che sancisce l’intesa che non ti aspetti. Il presidente autonomista che non ha perso occasione per bocciare il Piano del Sud insieme al ministro che gira le regioni del Mezzogiorno per promuovere il suddetto piano del governo nazionale. Lombardo, in realtà, fa buon viso a cattivo gioco. È lui, per primo, ad annunciare la disponibilità di Palazzo d’Orleans a rifare «entro 40 giorni» il programma di spesa dei fondi europei e delle risorse del Fas pur di avere da Roma le risorse con cui chiudere il bilancio 2011. Ed è lui ad ammettere che sinora non è che la Regione abbia proceduto nella direzione giusta: «Occorre concentrarsi su pochi grandi interventi, senza parcellizzare la spesa». Il governatore, d’altronde, si rende conto che di qui a fine anno la sua giunta potrebbe andare incontro a un clamoroso flop: «Spendere oltre un miliardo di fondi europei è quasi impossibile». Lombardo, insomma, depone le armi. Sorvola sui ricorsi contro lo Stato («Ma sì, anche quelli servono per il dialogo…») e sulle pubbliche denunce fatte nei confronti della Sicilia penalizzata dal governo centrale. Accetta persino l’elegante reprimenda di Fitto sulla spesa che non decolla. È vero, l’esecutivo non ha mai erogato gli oltre quattro miliardi dei fondi Fas 2007-2013, malgrado un accordo siglato già quasi due anni fa. Ma il problema reale, avverte il ministro, non è «quello della quantità delle risorse, ma quello della capacità e della qualità della spesa». E Fitto elenca i dati delle occasioni mancate, da parte della Sicilia: ci sono almeno due miliardi e mezzo di euro, già stanziati da Bruxelles e da Roma, non spesi e da riprogrammare. E se Palazzo d’Orleans attende i fondi dell’ultimo programma Fas, è vero che nel precedente (2000-2006) lo stato di avanzamento della spesa è fermo al 26 per cento. Riassumendo: la Regione accetta di riscrivere il piano di spesa del Fas e dei fondi europei, di rendere i propri interventi compatibili con la filosofia del piano del Sud (l’unica opera citata da Fitto è stata l’alta capacità ferroviaria fra Palermo e Catania) e nel giro di un paio di mesi potrebbe ottenere pure gli agognati quattro miliardi su cui da due anni è in corso un tira e molla con Roma. Soldi che servono a dare linfa a un bilancio regionale che l’Ars è chiamato ad approvare entro la fine di marzo, data di scadenza dell’esercizio provvisorio. Particolare non secondario: una quota di questi 4 miliardi che lo Stato deve erogare, superiore al 10 per cento, è già stata anticipata dalle anemiche casse della Regione. In un quadro a tinte fosche («siamo preoccupati soprattutto per la spesa dei fondi europei», ha detto Fitto) riparte la collaborazione fra il governo Berlusconi e la giunta del “ribaltonista” Lombardo. Chiamatela tregua: «Ma nel-l’interesse della Sicilia», precisa il governatore.

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