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Fondi immobiliari pubblici per i beni statali e locali

Con la norma inclusa nella manovra relativa alla costituzione di fondi immobiliari per la valorizzazione del patrimonio degli enti territoriali (articolo 33), il governo sceglie una linea precisa per rendere operativi gli strumenti normativi a disposizione degli enti territoriali per la valorizzazione del proprio patrimonio (quali il Piano di alienazione e valorizzazione di cui all’articolo 58 del Dl 112/2008). Il buon avvio del sistema del fondo di fondi utilizzato per il social housing ha convinto il governo a costituire dei fondi nazionali che, come accade per il Fia gestito da Cdpi sgr, siano volano a fondi promossi dagli enti territoriali, sottoscrivendo quote degli stessi in equity e rendendo in tal modo meno problematica l’attività di fundraising tenuto conto della difficile situazione dei mercati finanziari. La norma in esame richiama al comma 2 l’oggetto del possibile apporto ai fondi territoriali, individuato sia nel patrimonio attuale degli enti territoriali che in quello di cui gli stessi avranno la titolarità a seguito del federalismo demaniale, tanto che, rispetto a quest’ultimo, viene abrogato l’articolo 6 del Dlgs 85/2010, che disciplinava l’utilizzo dei fondi immobiliari nel processo di devoluzione. La norma prevede la costituzione di una società di gestione del risparmio partecipata in via totalitaria dal Ministero economia e finanze, già peraltro prefigurata nel Dl 351/2001. Il fondo o i fondi nazionali potranno investire in fondi territoriali ma anche direttamente per acquisire immobili in locazione passiva alle pubbliche amministrazioni; a ciò si lega anche la previsione di cui al comma 3 secondo cui il 20% del piano di impiego dei fondi disponibili degli enti pubblici di natura assicurativa e previdenziale sono destinati alla sottoscrizione delle quote dei fondi nazionali gestiti dalla Sgr pubblica. Altri potenziali sottoscrittori potranno probabilmente essere le fondazioni di origine bancaria, le assicurazioni e la Cassa Depositi e Prestiti. Sono previste inoltre integrazioni procedurali importanti per l’avvio della valorizzazione urbanistica dei beni, attraverso l’utilizzo dell’accordo di programma da concludersi entro 180 giorni; sempre ai fini di riduzione dei tempi l’apporto degli assets ai fondi è previsto come sospensivamente condizionato al-l’espletamento delle procedure di valorizzazione e regolarizzazione. La norma in esame è stata favorevolmente accolta dagli operatori; per Aldo Mazzocco, Ceo di Beni Stabili Siiq «La replica del modello di cofinanziamento da parte di un Fondo centrale favorirà una moderna e autonoma gestione locale dei patrimoni». Positivo anche il giudizio di Manfredi Catella, Ad di Hines, che ha raccolto capitali istituzionali per la riqualificazione patrimoniale e studierà prossimamente un fondo dedicato al patrimonio pubblico e di Ivano Ilardo, Ad di Bnp Paribas Reim Italy, che commenta: «Da questa iniziativa possono nascere molte opportunità per le Sgr e per il territorio».

Fonte: Il Sole 24 Ore

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