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Fondi Fas: sulla delibera Cipe governo battuto alla Camera

ROMA – Altro piccolo incidente per la maggioranza alla Camera. Il segno del malessere arriva ancora una volta sul Fas, il fondo per le aree sottoutilizzate che da due anni provoca tensione e rapporti difficilissimi all’interno del governo e fra maggioranza ed esecutivo. La commissione bilancio di Montecitorio ha bocciato ieri, con 19 no e 17 sì, il parere che avrebbe dovuto dare il via libera alla delibera Cipe del 13 maggio 2010: si tratta del provvedimento che quantifica i residui Fas in 1.424,2 milioni e li blindava fissando le priorità. Proprio su quel residuo avevano più volte posto le proprie mire diversi ministri rimasti esclusi dalla ripartizione dei mesi passati. Il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, e Palazzo Chigi, aveva però sempre rispedito al mittente le richieste in arrivo dai Beni culturali, dallo Sviluppo economico, dagli Interni, dall’Istruzione sull’assegnazione di questi fondi e aveva deciso di tenerli a disposizione del fondo per la politica economica istituito presso la presidenza del consiglio. Con la delibera del 13 maggio venivano inoltre premiate alcune infrastrutture come il Mose e la manutenzione di Anas e Fs. Il parere della Bilancio non è, comunque, vincolante ma certamente non aiuta l’accelerazione sulla politica delle infrastrutture. È con queste premesse che la maggioranza ora va in cerca di “stabilità” proprio sulla nuova legge finanziaria. Lo stesso parere formulato in sede referente dalla commissione Finanze sul Ddl stabilità e quello di Bilancio ha ottenuto il via libera per il rotto della cuffia: il parere favorevole è passato per un solo voto (17 a 16) e a fare la differenza è stato il presidente di turno Cosimo Ventucci (Pdl). Un via libera non solo sofferto, ma anche con alcune richieste specifiche formulate al governo soprattutto per aiutare imprese e famiglie strette nella morsa della crisi, a partire dalla disciplina sulla riscossione dei tributi. Non solo, la commissione sottolinea l’esigenza che la lotta all’evasione fiscale non sia concentrata soprattutto sulle piccole imprese ed evidenzia l’opportunità di intervenire sui rimborsi Iva. Occorre evitare «che le modifiche apportate alla disciplina sulla territorialità delle operazioni imponibili determinino conseguenze finanziarie negative per molte imprese italiane, che hanno visto ridursi la possibilità di compensare» l’imposta sugli acquisti e ora sono costrette a recuperare i crediti d’imposta in tempi molto più lunghi. Altro rilievo mosso al governo riguarda la non poco contestata ritenuta del 10% sui bonifici disposti dalle imprese artigiane con le ristrutturazioni edilizie o di riqualificazione energetiche per i quali spettano le detrazioni Irpef del 36 e 55 per cento. Anche in questo caso l’intervento correttivo potrebbe evitare di dover anticipare il prelievo tributario su queste somme, «obbligando le stesse imprese a maggiori disponibilità di cassa» che in questo periodo congiunturale non sono sempre presenti. Dalla commissione Lavoro, con il parere favorevole ai due Ddl, arriva l’invito a realizzare «ogni possibile sforzo per l’incremento del fondo per l’occupazione». Inoltre, viene sottolineata l’importanza di ampliare le deroghe rispetto al nuovo regime delle finestre pensionistiche ai casi di «prosecuzione volontaria» (cioè chi ha lasciato il lavoro ma versa volontariamente i contributi per arrivare ai requisiti), ai disoccupati o a chi abbia concordato la “extraliquidazione”. Con il decreto di fine anno “priorità” agli interventi sulla banda larga. A chiederlo la commissione Trasporti della Camera nel parere girato alla commissione Bilancio. Parere “favorevole”, ma con rammarico dalla commissione Attività produttive: nelle tabelle A e B relative ai fondi speciali di parte corrente e in conto capitale, non sono previste nuove risorse e nuove finalizzazioni rispetto a quelle iscritte nel bilancio a legislazione vigente, con particolare riferimento alle aspettative del sistema produttivo e, in particolare, delle Pmi. La discussione sulla legge di stabilità comincerà nell’aula della Camera lunedì 8 novembre, secondo quanto deciso dalla conferenza dei capigruppo di Montecitorio. Riflettori già accesi sulla possibile richiesta di fiducia sulla quale il Pd ha manifestato piena contrarietà. «Anche Fini è d’accordo con noi» dice il capogruppo alla Camera Dario Franceschini.

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