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Fondazione Anci per l’economia e la finanza locale: lo studio sull’impatto delle ultime manovre sul comparto dei comuni alla luce del decreto-legge n.138/2011

Il combinato delle ultime tre manovre produrrà, tra riduzione di trasferimenti e miglioramento degli obiettivi del patto di stabilità, un maggiore onere a livello municipale per 6,6 miliardi di euro, che corrispondono al 46% delle risorse decentrate nel 2010. L’impatto sarà ancora più sensibile sulle amministrazioni non virtuose con più di 5mila abitanti, che perderanno i due terzi di quanto ottenuto dallo Stato l’anno scorso. E’ parte di quello che emerge dalle ultime simulazioni messe a punto da Ifel dopo l’ok all’ultima manovra. Alla fine del quadriennio 2011-2014, i comuni italiani – emerge dall’analisi effettuata dalla Fondazione per l’economia e la finanza – potranno contare su quasi metà delle risorse ottenute dallo Stato nel 2010. Più nel dettaglio il contributo del comparto comunale ai saldi di finanza pubblica sarà di 1,6 miliardi l’anno prossimo e 2 miliardi sia nel 2013 che nel 2014.
L’analisi della Fondazione Anci fissa al 10% la quota di municipi meritevoli dell’esonero da vecchia a nuova stretta, e la stessa è definita “ottimistica” dagli stessi autori. Nel complesso questa categoria di enti otterebbe benefici per 1,7 miliardi di euro che ricadrebbero però sulle spalle di tutti gli altri sotto forma di sacrifici ulteriori.
E da questi dati si parte nel direttivo Anci fissato a Roma per oggi 25 agosto: il dibattito inizierà proprio dalle conseguenze finanziarie e ordinamentali del decreto-legge 138/2011 per arrivare a una serie di proposte di modifiche che presto si tramuteranno in altrettanti emendamenti. Tra quelle degne di nota l’annullamento dell’inasprimento del patto che “viola per i Comuni il principio del pareggio di bilancio adottato dallo Stato”, la semplificazione dei criteri di virtuosità, puntando su “incentivi per i Comuni che controllano il debito e hanno un equilibrio di parte corrente”, l’esonero dal patto delle spese finanziate con la dismissione di partecipazioni nelle partecipate o controllate, il ritorno ad un sistema di riscossione nazionale dei tributi.
Altro tema caldo quello dei piccoli comuni, o meglio i piccoli dei piccoli comuni, quelli cioè con meno di 1.000 abitanti ai quali la manovra bis ferragostana impone la soppressione. L’Anci la ritiene di difficile realizzazione e preferisce rilanciare l’unione dei comuni nella gestione dei servizi e l’eliminazione di tutte le strutture intermedie, con l’auspicio di avviare entro il 2012 le Città metropolitane e, di conseguenza, eliminare le province.

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