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Flop carta d’identità elettronica

Renato Brunetta, se ci sei batti un colpo. L’esortazione arriva da Imola, la città nel bolognese che era conosciuta nel mondo grazie al gran prix di Formula Uno, cancellato qualche anno fa tra scandali, inettitudine e faciloneria. La città poteva vantare un altro, meno noto primato: aveva accettato di essere tra i Comuni capofila di quella che il ministro Franco Bassanini (governo Prodi, fino al 2001) e i tre ministri alla Funzione pubblica del governo Berlusconi succedutisi dal 2001 al 2005, Franco Frattini, Luigi Mazzella e Mario Baccini, avevano definito la rivoluzione degli uffici anagrafe: l’introduzione della carta d’identità elettronica. Così tra i flash dei fotografi e le telecamere delle tv il 17 marzo 2001 il napoletano Paolo Mossetti ricevette la prima, storica Cie, cioè carta d’identità elettronica, col ministro Bassanini euforico: in quattro anni le tesserine sarebbero arrivate a tutti gli italiani. Intanto, sempre tra flash e telecamere, le tesserine giunsero in pompa magna in comune, a Imola, nel 2003: 50mila supporti magnetici che sarebbero poi dovuti arrivare, debitamente elaborati, nelle tasche dei residenti dando avvio al nuovo corso elettronico del rapporto tra i cittadini e gli uffici burocratici. La sperimentazione doveva durare qualche mese. Dopo 8 anni è ancora in corso e sta andando verso il naufragio. La stragrande maggioranza dei Comuni non ha aderito, quelli capofila, come Imola, sono stati abbandonati dallo Stato, i tagli alla finanza locale hanno fatto il resto. Così a Imola giacciono malinconicamente in disuso 11mila di quei tesserini e chi in giro per l’Italia richiede la propria carta d’identità è quasi certo di riceverla cartacea, del tradizionale colore tra il rosa e il bruno. Ci sono comuni che di elettronica proprio non vogliono sentire parlare, alcuni, come Bologna, la consegnano solo su richiesta e nell’ufficio centrale (non nei quartieri), altri comuni, come Imola, continuano a tenere accesa la fiammella della speranza, ma con sempre minore entusiasmo. Che ne è della massiccia campagna pubblicitaria del 2001 e anni seguenti ? Che ne è delle dichiarazioni dei ministri di allora (e dei tecnici del ministero) sull’ammodernamento della pubblica amministrazione? E ancora: l’attuale ministro, Renato Brunetta, come pensa di uscire da questa fantozziana situazione? A Imola assicurano di avere più volte interpellato il ministero, senza successo. Il dirigente del servizio anagrafe del comune di Imola, Gloria Vassura, parla di «frustrazione» per l’impegno profuso, la fiducia riposta nel progetto del ministero, l’attuale situazione in cui gli uffici non hanno i soldi per pagare le stampanti delle card, lo Stato che fa finta di nulla dopo avere sollecitato l’adesione, la stragrande maggioranza dei comuni che non s’è mosso (sono appena 138 quelli in mezzo al guado della sperimentazione che non sembra finire mai). Dulcis in fundo: la carta d’identità elettronica costa 25,42 euro, quella cartacea 5,42. Dichiara Donatella Mungo, assessore al Comune di Imola: «Ci dicano cosa intendono fare, se ha un senso, bene, si proceda con gli investimenti, altrimenti si chiuda il discorso». La storia della carta d’identità elettronica mancata registra anche nel 2005 un decreto di Silvio Berlusconi (decreto 7/2005): dal primo gennaio 2006 gli 8.000 comuni italiani dovranno mandare al macero il cartoncino e rilasciare solo le tessere elettroniche. Si volta pagina e viene scelta una società, «Innovazione e progetti», che dovrebbe finalmente consentire di raggiungere il traguardo. Si fissa anche il prezzo: 30 euro a tessera. Poi arriva il governo Amato e la telenovela continua: il costo viene ridotto a 20 euro, «Innovazione e progetti» è liquidata, l’incarico passa al Poligrafico. Senonché, Finmeccanica (azionista di «Innovazione e progetti») si arrabbia, si affida ai giudici e blocca i bandi per la fornitura delle apparecchiature. Passano gli anni e si arriva a oggi. Sulla scia delle proteste dei comuni virtuosi, come Imola, il decreto «milleproroghe» indica una nuova data: a fine 2011 tutti i Comuni dovranno provvedere. Ma con quali finanziamenti ? Questo non è scritto. E i comuni certamente non si muoveranno se lo Stato non si muoverà. Conclusione di questa «storia all’italiana»: sono passati 10 anni da quando i tg proposero ai telespettatori il primo cittadino con la carta d’identità elettronica e la faccenda è ancora nelle sabbie mobili dell’indecisione e del palleggio di responsabilità, con oltre 7.800 Comuni che in queste condizioni scrollano le spalle e preferiscono rimanere nell’era pre-elettronica.

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