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Fisco locale mangia-ricchezza

Negli ultimi cinque anni il fisco ha mangiato più di 1.000 euro di reddito alle famiglie italiane. In particolare, il peso delle addizionali comunali, cresciuto negli ultimi tre anni di oltre il 30%, ha fatto sì che sia stato nullo l’incremento dell’1,52% dei redditi disponibili 2012 rispetto al 2010. Questi i dati resi noti, ieri, dalla Cisl a conclusione dell’indagine sui dati dei 2,7 milioni di dichiarazioni dei redditi 2012 giunte ai Caf, in collaborazione con l’Università di Firenze. Il risultato dell’indagine mostra come, tra il 2007 e il 2012, lavoratori e pensionati abbiano subìto una perdita del reddito disponibile di più di mille euro, pari al 5,7%. Complici di questo dato, una molteplicità di fattori, tra cui spiccano, l’aumento dell’imposta netta dovuto al drenaggio fiscale (fiscal drag) e la crescita della fiscalità locale, oltre al mancato adeguamento delle detrazioni per lavoro dipendente e per pensioni e all’insufficiente crescita del reddito reale che non riesce a compensare l’aumento dell’imposta netta. Il reddito medio dei contribuenti risulta, infatti, aumentato del 2,5% tra il 2010 e il 2012 e dell’1,6% tra i 2011 e il 2012, mentre l’ammontare dell’imposta netta è cresciuta, rispettivamente, del 5% e del 2,8%. Per effetto del fiscal drag, quindi, i contribuenti hanno cumulato una perdita di circa 1.040 euro, pari al 5,83% del reddito 2012, che ha pesato soprattutto sulle fasce di reddito tra i 10 mila e i 55 mila euro, mentre viene raggiunta quota 6% dai contribuenti con un reddito compreso tra 29 mila e 50 mila euro. L’Irpef risulta, ancora, l’imposta che incide maggiormente sul reddito delle famiglie (17,6%), prima dell’Iva (8,7%) e dell’Imu (poco meno dell’1%). L’incisività dell’Irpef è maggiore, in particolare, sulle famiglie con redditi superiori a 15mila euro lordi. A questo proposito, l’indagine mostra come siano i lavoratori dipendenti a subire più di tutti il mancato adeguamento del meccanismo Irpef all’inflazione: la perdita cumulata, a valori 2012, è stimata al 6% del reddito. 2012.

Nonostante il peso del fiscal drag, l’aumento della fiscalità locale si pone tra i principali responsabili dell’erosione dei 1.000 euro. Negli ultimi otto anni, infatti, gli incassi dell’addizionale comunale sono più che raddoppiati, passando da 1,55 mld di euro del 2005 ai 3,23 mld del 2012. Allo stesso tempo, poi, l’addizionale regionale è passata dai 6,43 mld di euro del 2005 ai 10,7 mld del 2012 (+66%). L’indagine mostra come su 20 capoluoghi di provincia, sette abbiano deliberato l’aliquota dell’addizionale per il 2013: di questi, quattro hanno stabilito l’aliquota al livello massimo e tra questi, tre hanno anche fissato la fascia di esenzione. Quanto alle regioni, nel 2013 cinque hanno fissato l’aliquota al livello base dell’1,23%, tre all’1,73% e, altre, tre al 2,03%. Quest’ultime, però, sono quelle interessate dal piano di rientro dal deficit. Quattro regioni applicano, invece, la progressività per classi e cinque per scaglioni.

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