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Firenze tra quindici anni un sogno da 1 miliardo e mezzo

Piano strutturale, 1 miliardo e mezzo di euro per partire. Per finanziare altre tre linee di tranvie, per il tunnel salva-traffico est-ovest da Varlungo a viale Guidoni e per i nuovi ponti sull’Arno e sul Mugnone. Parcheggi esclusi. E’ la prima stima che Palazzo Vecchio avanza per calcolare il costo del futuro. Il prezzo della Firenze dei prossimi 10-15 anni. Al quale, dice il Piano del sindaco Matteo Renzi, i fiorentini contribuiranno anche con le proprie tasche: pagando un pedaggio ogni volta che attraverseranno la città col tunnel o anche passando in superficie dai viali di circonvallazione. E’ scritto nelle quasi 150 pagine della «Relazione»: ben 600 milioni di euro per la linea 2 della tramvia, la Peretola-Santa Maria Novella che le carte prevedono di far proseguire sotto al centro storico (un ramo verso piazza della Libertà e Coverciano, l’altro verso Santa Croce e Bagno a Ripoli), la 3 verso Careggi e quindi la linea 4, quella che dovrà collegare la Leopolda con la zona del viadotto dell’Indiano. Almeno 120 milioni ci vorranno, per i nuovi ponti, per i sottopassi stradali (come quello tra Viale Mazzini e viale Fanti) e passerelle. Come minimo altri 600 milioni costerà il «tubino» est ovest, che il Comune conta di realizzare col sistema del «project-financing» e dell’inevitabile pedaggio: «Uno studio più approfondito dovrà chiarire la sua reale fattibilità», avverte però il Piano. Del resto, lungi dall’essere vissuto come una sciagura per tutti coloro che da Novoli vogliono arrivare a Coverciano o viceversa, secondo il Piano il «tubino» offrirebbe in futuro l’opportunità di ridurre il traffico di superficie prevedendo un pedaggio più oneroso per chi utilizza gli attuali viali. Dal conto sono per ora esclusi i parcheggi, che il Piano dissemina però un po’ dappertutto in città. A cominciare da quelli scambiatori, che vanno dall’am-pliamento dell’area di sosta già esistente a Rovezzano e viale Europa a quelli di Peretola e Due Strade. Ma si prevedono anche parcheggi sotterranei a servizio della residenza, da piazza Tasso a piazza del Carmine, da via Il Prato al Lungarno della Zecca Vecchia, da piazza dell’Unità a piazza D’A-zeglio. In mezzo all’elenco ne spunta uno anche sotto piazza San Marco. Mentre si torna a parlare di quello sotto piazza Vittorio Veneto. Sul capitolo riguardante il trasporto pubblico, le nuove carte urbanistiche individuano la nuova «autostazione centrale». Dove? «L’ipotesi più realistica – si legge nel documento- riguarda l’area del piazzale Montelungo, trovandosi sull’anello viario della Fortezza presenta il vantaggio di una elevata accessibilità da tutte le direzioni». Sull’aeroporto il Piano ricorda la variante al Pit che sta elaborando la Regione. Ma indica con nettezza la preferenza del sindaco Renzi: per ridurre l’impatto dei velivoli sugli abitati, si dice nel Piano, non resta che realizzare una nuova pista parallela all’autostrada. Mentre sullo stadio e sulla Cittadella si conferma la rotta di collisione e il braccio di ferro con il governatore Enrico Rossi: la «Relazione» individua a Castello, che «avrà la migliore accessibilità della città», la nuova «localizzazione dello stadio corredato delle strutture necessarie alla realizzazione di un parco a tema incentrato sullo sport». Come annunciato più volte dal sindaco, il Piano rimette al centro il tema delle aree verdi e dell’Arno: la riqualificazione delle Cascine sarà il primo passo per il recupero delle sponde del fiume. Il parco più grande della città dovrà essere collegato da un lato con Villa Vogel e dall’altro con Villa Demidoff, Manifattura tabacchi e Parco di San Donato. Il primo Piano a «volumi zero» indica la strada del recupero di quello che già c’è. Cancellando anche i terreni che il vecchio piano regolatore aveva catalogato come edificati ma che fino ad ora non hanno ospitato cemento. Uno stop anche alle grandi strutture di vendita su tutto il territorio comunale e alla trasformazione di edifici residenziali in alberghi nel centro storico. Via libera, invece, al meccanismo del «credito edilizio»: il Comune incentiva i privati a lasciare l’area centrale per trasferirsi in periferia, nella zona di viale Nenni o di via Pistoiese: chi accetta potrà costruire il 10 per cento in più dei volumi e potrà avere uno sconto sugli oneri di urbanizzazione.

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