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Firenze prima tra i comuni virtuosi

Tra i quattro comuni capoluogo di regione, sul primo gradino del podio c’è Firenze, con il 44,4% di donne in giunta, una squadra rosa di 4 su 9 assessori scelti dal sindaco Matteo Renzi. E fino alla primavera scorsa, quando Cristina Scaletti (ancora non sostituita) ha lasciato il comune per approdare in regione con la delega al Turismo, erano 5 su 10: come da programma di Renzi – spiegano da Palazzo Vecchio – che aveva promesso parità di genere negli organi di governo. All’ultimo posto, tra le città capoluogo di regione, c’è invece Ancona, dove la presenza femminile in giunta si limita al 10%, con una donna su 10 amministratori, sindaco escluso. Tra le Province, sempre dei capoluoghi di regione, brilla ancora una volta Firenze, con 5 donne su 12 assessori, vale a dire il 41,6% del totale, mentre Perugia scivola questa volta in fondo alla classifica con il 22,2% di presenze femminili ai vertici dell’amministrazione: due donne su 9 assessori, sempre escludendo il presidente. Dovunque, anche laddove si raggiunge quasi la parità nella rappresentanza di genere nelle giunte, la quota di donne scende drasticamente tra i consiglieri. A far meglio in questo caso è solo la provincia di Bologna, retta da Beatrice Draghetti: nel capoluogo emiliano Palazzo Malvezzi ha 11 donne su 36 consiglieri, una quota del 30,5%, ma solo 2 donne su 8 assessori in Giunta (25%). Draghetti è una delle due donne ai vertici delle quattro amministrazioni provinciali dei capoluoghi regionali. L’altra è Patrizia Casagrande Esposto, che guida la Provincia di Ancona, dove le donne in Giunta sono solo 2 su 8, quelle in Consiglio 5 su 30, pari al 16,6 per cento. Con la sola eccezione della provincia di Bologna, nei consigli comunali e provinciali la percentuale di donne oscilla tra il tetto massimo del 24,4% del Comune di Firenze e il 12,5% di quello di Ancona. Quote in molti casi praticamente ridotte al lumicino che secondo l’assessore alle Pari Opportunità della provincia di Perugia, Ornella Bellini, «rivelano la scarsa capacità della politica di dirottare consenso sulle donne». Per Bellini gli incarichi istituzionali e amministrativi restano appannaggio degli uomini. «Spesso ? osserva ? le donne hanno anche paura di cimentarsi in esperienze dove vengono misurate, una paura più forte quando avvertono la debolezza della politica. Per ogni uomo una donna rappresenta la sottrazione di un posto. Non vuole cedere quote di sovranità, è un atteggiamento di chiusura sulla conservazione». Sempre tra i comuni capoluogo di regione (escludendo Bologna, che è retta dal commissario Anna Maria Cancellieri, dopo le dimissioni dell’ex sindaco Flavio Delbono) non ci sono sindaci donne. Un’assenza che secondo il primo cittadino di Ancona, Fiorello Gramillano, è anche la conseguenza di scarsa disponibilità di tempo da dedicare alla politica. «Io ho una sola donna in giunta – dice Gramillano – che è eccezionale. Prima erano due, poi una è stata sostituita ma non ho trovato altre che potessero prendere il suo posto. Se vogliamo le quote rosa dobbiamo fare in modo che le donne abbiano l’effettiva possibilità di fare politica». Nelle liste per il rinnovo del consiglio comunale, ad Ancona la presenza femminile era nutrita. Ma come osserva ancora Gramillano, «non sono state elette e questo significa che soddisfiamo in maniera anomala la necessità di garantire quote rosa». Ma il comune del capoluogo marchigiano sembra riscattarsi con la presenza femminile tra i dirigenti. Le donne sono 11 su 23, compresa la portavoce del sindaco: quasi il 50 per cento.

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