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Finanziaria: Anci, i comuni aspettano segnale forte

“Sette miliardi di euro in meno: questo è il buco che comuni, province e regioni si troveranno a fronteggiare il prossimo anno, causato dalla riduzione dei trasferimenti erariali. Se poi si riflette ai servizi pubblici che saranno coinvolti da questa tagliola, è chiaro che le comunità locali, nel 2011, avranno davanti un anno veramente duro”. È quanto afferma Angelo Rughetti, Segretario Generale dell’Anci, in un editoriale pubblicato sul sito dell’Associazione. “Mensa scolastica, trasporto locale, assistenza agli anziani, asili nido, solo per fare degli esempi – aggiunge Rughetti – saranno i servizi che saranno tagliati o sui quali i cittadini saranno chiamati a pagare tariffe più alte. Il federalismo fiscale, il prossimo anno, non risolverà questi problemi. Non sappiamo cosa accadrà dal 2012. Di sicuro un patto di stabilità meno ottuso e lo sblocco dell’autonomia fiscale potrebbero essere degli strumenti idonei ad alleviare gli effetti prodotti dai tagli lineari ai trasferimenti erariali e regionali”.

“I Comuni – sottolinea – essendo gli enti di prossimità, avranno il compito peggiore. Saranno gravati dai tagli, sia sul binario delle Regioni che su quello dello Stato, e dovranno rendere conto ai cittadini con cui avevano sottoscritto patti amministrativi e politici. Nei prossimi anni gli scenari europei e soprattutto italiani lasciano intravedere un ridimensionamento del tenore di vita. Una Repubblica federale, moderna e forte dovrebbe affrontare questo tema con decisioni e politiche condivise, scegliendo i settori sui quali investire e quelli sui quali fare un passo indietro”.

“Le decisioni assunte – evidenzia ancora Rughetti – sembrano invece appartenere all’epoca del centralismo; sembrano riportarci ai momenti della contrattazione istituzionale in cui ogni livello di governo del Paese prova a scaricare sull’altro il peso del ridimensionamento della spesa”. “I comuni hanno fatto più di altri. È giusto che siano rispettati e trattati in modo diverso dagli altri settori della pubblica amministrazione che in questi anni non hanno rispettato i vincoli europei, che non hanno impiegato le ingenti risorse di cui dispongono e – conclude – che hanno prodotto deficit consistenti coperti con il debito pubblico”.

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