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Finanziamenti alle scuole

Centoottantacinque milioni di euro in tutta Italia, di cui 49 nella sola Lombardia e poco meno di 8 nella città di Milano. Sono queste le cifre che il Ministero dell’istruzione ha messo a disposizione per ristrutturazioni e messa in sicurezza dell’edilizia scolastica italiana. I dati sono stati diffusi ieri durante l’incontro fra il Ministro e il sindaco di Milano Letizia Moratti. “Bisogna evitare che accadano episodi come quello di Rivoli – ha detto il ministro durante l’incontro – dove morì un ragazzo dopo la caduta di un controsoffitto in aula. In questi anni ci siamo mossi per avere quanti più informazioni possibili sugli edifici a rischio”.
il Piano straordinario ha individuato i 1.706 interventi più urgenti per la messa in sicurezza delle scuole da realizzare in tutta Italia. Di questi 152 riguardano proprio gli edifici scolastici della Lombardia. Nella provincia di Milano i lavori interesseranno 54 edifici, per un investimento di 17.350.000 euro, mentre nel solo Comune si prevedono 25 interventi, finanziati con 7.870.000 euro.
I 152 interventi prioritari sono stati individuati grazie ad un monitoraggio degli edifici che ha riguardato sia gli elementi strutturali (strutture portanti, coperture, intonaci, impianti di riscaldamento, impianti idrico, impianto igienico sanitario), sia gli elementi non strutturali (controsoffitti, tramezzature, parapetti, data di costruzione e ultima ristrutturazione, stato di conservazione ed eventuale degrado, rischio sismico, presenza di barriere architettoniche, presenza di amianto, certificazione antincendio, idoneità statica). Dopo l’intesa raggiunta nella Conferenza Stato-Regioni il 28 gennaio 2009 – scrive il Miur in una nota – sono state costituite 466 squadre tecniche che hanno svolto sopralluoghi nelle scuole di tutte le regioni italiane. Solo in Lombardia sono state attivate 35 squadre che hanno svolto controlli in 5.432 scuole, monitorando così oltre l’86% degli edifici scolastici della Regione. A seguito dei sopralluoghi, solo una scuola è stata dichiarata completamente inagibile.
Oggi intanto approda alla Camera il d.d.l. sull’università. E il Miur ha diffuso una scheda che mette in evidenza sprechi e incongruenze dell’organizzazione degli atenei italiani. “Affermare che l’Italia spende poco per l’università è falso. Il nostro Paese spende molto ma lo fa male, alimentando sprechi e privilegi non più sostenibili”. È quanto si legge in una nota. “Negli anni – spiega il comunicato – l’università italiana non si è sviluppata attorno agli interessi degli studenti ma rispetto a quelli dei professori, dei rettori e di tutti coloro che, a vario titolo, sono impiegati all’interno degli atenei. A farne le spese quindi sono stati soprattutto gli studenti ai quali l’università dovrebbe offrire una didattica e una formazione di qualità che consenta un ingresso immediato nel mondo del lavoro. Allo stesso modo, l’attività di ricerca è diventata, in alcuni casi, sempre più autoreferenziale, perdendo di vista gli interessi strategici e le necessità di sviluppo e di crescita del Paese”.
Il ministero dell’Istruzione fornisce alcuni dati: “In Italia esistono 95 università ma nel nostro Paese si laureano meno studenti che in Cile; oltre alle sedi centrali, sono state attivate più di 320 sedi distaccate nelle località più disparate, come Barcellona Pozzo di Gotto, Ozzano nell’Emilia, Priolo Gargallo; sono attivi 37 corsi di laurea con 1 solo studente e 327 facoltà con 15 iscritti; nel 2001 i corsi di laurea erano 2.444, oggi sono più che raddoppiati arrivando a 5.500. Negli altri Paesi europei, la media dei corsi di laurea è la metà”. “Tra i corsi di laurea attivati – prosegue la nota del Miur – nel corso degli ultimi anni figurano: Scienze dell’allevamento e del benessere del cane e del gatto, Scienza e tecnologia del Packaging, Scienze della mediazione linguistica per traduttori dialoghisti cinetelevisivi”. E ancora: “Le materie insegnate nelle università italiane sono circa 170.000, contro una media europea di 90.000. Si sono moltiplicate cattedre e posti per professori senza tener conto delle reali esigenze degli studenti, aumentando la spesa in maniera incontrollata. Nessun ateneo italiano è entrato nella graduatoria delle migliori 150 università del mondo stilata dal Times. La prima università italiana è Bologna, al 192esimo posto; negli ultimi 7 anni sono stati banditi concorsi per 13.232 posti da associato ma i promossi sono stati 26.000”. Nell’ambito del PRIN (Progetti di Rilevante Interesse Nazionale), sostiene ancora il Miur, sono stati attivati e finanziati progetti di ricerca del tipo: Approccio multidisciplinare alla conservazione dell’asino dell’Amiata (finanziamento assegnato, 55.000 euro); Individualità: tradizione filosofica, pensiero storico e saperi della vita (finanziamento assegnato, 500.000 euro); Vita quotidiana delle famiglie: osservazioni etnografiche e rappresentazioni (finanziamento assegnato, 55.000 euro); Ricerca e sperimentazione di nuovi modelli e tecnologie informatiche per la formazione a distanza dell’architetto (finanziamento assegnato, 340.000 euro); Emozioni, benessere e qualità della vita (finanziato assegnato, 90.000 euro); Gli effetti del pericolo e della paura sulla forma e sull’uso della città italiana contemporanea (finanziamento assegnato, 185.924 euro).
“Correggere le anomalie, intervenire sugli sprechi non significa fare una riforma senza bussola. Sia ben chiaro: noi non contestiamo la necessità di una riforma dell’università, ma vogliamo una riforma vera, con risorse capaci di garantire il diritto allo studio, la ricerca e il funzionamento ordinario dell’università. Dove sono le risorse Ministro?”. Lo afferma in una nota, la senatrice del Pd, Vittoria Franco secondo cui, “da un ministro dell’università mi sarei aspettata molto di più”. Intanto, spiega la Franco, “che valorizzasse i centri di eccellenza italiani, perché il nostro Paese vanta dei centri di ricerca di straordinaria importanza”. Dopo aver espresso “solidarietà” agli studenti che “stanno manifestando in tutto il territorio nazionale e non solo”, la Franco si chiede “come può il Ministro Gelmini costruire una università che ha a cuore il futuro degli studenti tagliando il loro diritto allo studio: siamo tutti d’accordo con la politica dei tagli agli sprechi ma questa non può essere il pretesto per far cassa e distruggere i centri di eccellenza”, conclude.

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