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Festa del 17 marzo, Brunetta non perde tempo a rispondere ai travet

Negli uffici pubblici c’è agitazione. Per il 17 marzo, dichiarato quest’anno, dopo molte dispute e contestazioni, festività nazionale per celebrare la ricorrenza dei 150 anni dell’Unità nazionale. Per evitare aggravi di spesa con una festa in più, il governo ha stabilito con decreto legge che non si lavora a patto di utilizzare a copertura finanziaria una ex festività soppressa, quella corrispondente al 4 novembre. E così il numero delle giornate non lavorate ma pagate resta immutato. Tutto bene? Eh no, perché alcuni travet stanno rivendicando che quello del godimento delle festività soppresse è un diritto a richiesta individuale, insomma spetta al lavoratore decidere quando utilizzarle. E invece la legge sottrae una giornata dal novero delle 4 normalmente a disposizione dei dipendenti. Questioni tecniche e giuridiche che stanno infiammando le discussioni tra dirigenti e lavoratori. Tanto che alcune amministrazioni, per esempio i comuni, hanno preso carta e penna e hanno scritto al ministro della funzione pubblica, Renato Brunetta, chiedendogli cosa fare per cavarsi d’impaccio. Brunetta non si è per niente scomposto e, senza perdere troppo tempo a formulare una risposta, ha invitato tutti a leggersi la relazione tecnica allegata al decreto del governo: «Al fine di chiarire le problematiche sorte circa l’intro-duzione della festività del 17 marzo per l’anno 2011 si pubblica la relazione tecnica allegata al provvedimento di conversione AS2569», recita laconico il comunicato pubblicato sul sito di Palazzo Vidoni. E così i dirigenti dovranno prendersi la briga di leggersi la relazione in questione dove si precisa che: «L’effetto derivante dalla compensazione tra 17 marzo e 4 novembre… si risolve nella circostanza che i lavoratori non potranno disporre in piena libertà, secondo le loro esigenze, di tutte e quattro le giornate di riposto compensativo ». Proprio quello che i lavoratori contestano, con tanto di diffide all’amministrazione ad astenersi dalla decurtazione.

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