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Federalismo tra due fuochi

Il processo che porterà all’individuazione dei costi standard per i comuni è un processo che presenta una “oggettiva difficoltà” per cui sarà necessaria la gradualità. A spiegarlo il Ragioniere generale dello Stato, Mario Canzio, secondo cui la strada è “complessa”, mentre occorre assicurare la “salvaguardia dei saldi di bilancio”. La scelta di procedere in modo graduale è “conseguenza della oggettiva difficoltà di pervenire al calcolo degli standard nei tempi richiesti dalla delega, data la forte eterogeneità che caratterizza in particolare l’universo dei comuni e delle province”, ha detto ieri Canzio, in un’audizione alla Camera. Mentre non era praticabile la scelta alternativa di produrre delle stime poiché, secondo il Ragioniere, c’era il “rischio di ottenere quantificazioni non facilmente confrontabili rispetto alle diverse esigenze locali e difficilmente condivisibili da parte degli enti interessati e ciò avrebbe disatteso la legge delega soprattutto sotto il profilo della responsabilizzazione e dell’efficientamento della spesa locale”. “Il quadro che si va delineando – ha proseguito Canzio – presenta elementi e fattori caratterizzati allo stesso tempo da una evidente delicatezza e da una particolare complessità. La scelta della metodologia e l’individuazione dei criteri che dovranno consentire l’interpretazione e la quantificazione, per ciascun ente, degli scostamenti della spesa storica dallo standard produrranno riflessi sulla finanza pubblica e sugli equilibri di bilancio”, ma, ha precisato il Ragioniere generale dello Stato, il decreto “sancisce” che dall’attuazione “non devono derivare oneri per lo Stato”. La gradualità del processo, ha concluso, “viene garantita mediante l’articolazione delle elaborazioni nel corso del triennio 2011-2013 e con la progressiva messa a regime del sistema per garantire una transizione equilibrata da un approccio in cui il finanziamento era basato sulla spesa storica ad un altro fondato su livelli standardizzati di spesa”.
“L’audizione odierna del Ragioniere generale dello Stato, ricca di interessanti spunti di riflessione, ci conferma nella convinzione che il lavoro di approfondimento da svolgere sul decreto delegato in materia di fabbisogni standard di comuni e province dovrà essere analitico ed accorto”, ha commentato Enrico La Loggia, presidente della Commissione parlamentare per l’attuazione del federalismo fiscale. “La peculiarità e la diversità dei nostri comuni – ha continuato – impone che si giunga ad una valutazione quasi ‘personalizzata’ dei livelli essenziali di assistenza e di quelli delle prestazioni, in maniera tale che le condizioni standard di vita di tutti i cittadini siano omogenee e compatibili con un’adeguata gestione delle risorse. L’abito che uscirà da questa operazione di ‘taglio e cucito’ – ha concluso il presidente – dovrà essere di qualità, di fattura degna di una buona sartoria”.

Federalismo regionale al via
Ieri intanto si è svolto un incontro preliminare tra le Regioni e l’Esecutivo nel quale il Governo ha annunciato la disponibilità a tenere conto delle ragioni delle autonomie, che ora sospendono il giudizio e aspettano di vedere il risultato cui giungerà un tavolo tecnico misto – Esecutivo e autonomie – già al lavoro. Il presidente della Conferenza delle regioni Vasco Errani ha spiegato: “noi vogliamo avere delle garanzie perché si parta bene e non ci sia una falsa partenza”. Poi aggiunge: “abbiamo bisogno di risposte concrete”, perché a manovra varata dal Governo l’estate scorsa al 1° gennaio 2011 diventa un fatto concreto. Sono cinque i punti “fondamentali” che secondo le Regioni il decreto legislativo sulla fiscalità non ha risolto. Errani li elenca: “il pieno rispetto della delega in riferimento all’autonomia regionale”. E qui rientra, per esempio, il tema del fondo perequativo alimentato con l’Irpef anziché con l’Iva “come dice la legge delega”. Su questo punto, aggiunge il presidente della Conferenza delle regioni, “il Governo si è detto disponibile a ragionare”. Sul tappeto le Regioni hanno quindi posto il tema della definizione dei Lea e dei Lep: “per stabilire il fabbisogno – le risorse da fiscalizzare alle regioni – bisogna mettere in chiaro quali servizi devono essere garantiti ai cittadini”, ha detto ancora Errani riferendosi alla sanità, alla pubblica istruzione, all’assistenza, al trasporto pubblico locale”. “Se non è chiaro questo non diventa chiaro nulla”.
A seguire l’altrettanto importante questione dell’intersecarsi del federalismo con la manovra varata dall’Esecutivo. Quindi il rapporto con il federalismo municipale, in cui si prevede una norma che “non convince” le Regioni: la parte che riguarda le risorse regionali che vanno ai comuni e che dovrebbe essere decisa in concertazione tra le autonomie. Infine, la garanzia dell’autonomia statutaria delle regioni a statuto speciale”. L’incrocio con la manovra e i servizi ai cittadini, ribadisce Errani, “sono punti irrinunciabili”. Quanto alla tempistica, il presidente della Conferenza delle regioni osserva che probabilmente il decreto verrà approvato dal Governo (già questa settimana, domani o venerdì, il provvedimento sarà in Cdm, ndr) e aggiunge: “noi oggi non diamo alcun giudizio, vedremo quali saranno le soluzioni dell’Esecutivo, poi inizierà l’iter previsto (con il passaggio anche in Conferenza Stato-Regioni, ndr) all’interno del quale vorremmo vedere risolte anche le questioni relative alla manovra”.
Il decreto prevede un meccanismo di compensazioni tra imposte che, unito alla progressiva riduzione dei trasferimenti, dovrà aumentare l’autonomia impositiva delle regioni senza produrre oneri per le casse dell’erario. Nel fisco regionale si ridurrà il peso dell’Iva a favore dell’Irpef. La compartecipazione all’Iva si ridurrà al 25% dall’attuale 44,7%. I minori fondi saranno compensati con una maggiorazione dell’Irpef. In base ai dati raccolti dalla Commissione parlamentare sul federalismo fiscale relativi al 2008, un punto percentuale Iva vale 1,07 miliardi. La riduzione della compartecipazione ammonta quindi a circa 19,7 punti percentuali, poco oltre 21 miliardi in valore assoluto. Per assicurare l’invarianza la compartecipazione all’Irpef dovrebbe quindi aumentare di 14,7 punti, dal momento che un punto percentuale vale 1,43 miliardi. Le regioni potranno contare anche su altri tributi come l’Irap, il bollo auto e le accise sui carburanti.
>> le proposte delle Regioni

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