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Federalismo, settimana clou

Settimana importante per il federalismo: dei decreti attuativi i presidenti delle regioni discuteranno giovedì mattina quando, alle 10, è stata convocata la Conferenza delle regioni dal presidente Vasco Errani nella sede romana di via Parigi, 11. Intanto spuntano nuove anticipazioni sui contenuti del decreto sul federalismo regionale, mentre si inaspriscono le polemiche sull’eventuale trasferimento dei ministeri (o di alcuni di essi) al Nord.

Regioni a consulto
La riunione dei governatori dovrebbe essere preceduta domani da un incontro tra i tecnici delle regioni che si occupano di economia. Dopo la Conferenza delle regioni si terranno anche la Stato-Regioni e la Unificata che sono state convocate dal Ministro per i rapporti con le regioni, Raffaele Fitto. Molti i punti all’esame di queste Conferenze tra Governo, regioni, province e comuni tra cui anche l’intesa sull’organizzazione della Conferenza nazionale del Turismo che dovrebbe svolgersi a metà ottobre e l’intesa sullo schema di decreto legislativo che contiene le disposizioni in materia di federalismo fiscale municipale. Giovedì scorso i presidenti di regioni, province e comuni hanno incontrato i ministri Tremonti, Calderoli, Bossi e Fitto che hanno loro consegnato la bozza di decreto sul federalismo regionale. È possibile che lo schema arrivi alla Conferenza unificata del 7 ottobre insieme a quello sui costi standard in sanità.

Le anticipazioni
Da una bozza aggiornata del decreto sulla fiscalità regionale emerge come l’esecutivo punti decisamente a una forma di concorrenza fiscale virtuosa tra le regioni. Come sottolineato in anticipazioni di stampa, “i governatori avranno la possibilità di manovrare le tasse a carico di cittadini e imprese, ma solo rispettando precise condizioni. Chi sarà più bravo a gestire la spesa, ottenendo risparmi rispetto al costo standard delle funzioni che sarà stabilito, potrà ridurre le addizionali Irap e Irpef, mentre chi sforerà il tetto sarà costretto ad aumentarle”. Previsto anche “un nuovo decreto di attuazione del federalismo – scrive il Corriere della Sera – con un sistema di premi e penalizzazioni che per gli amministratori locali, potrà anche determinare per legge il fallimento politico e la loro ineleggibilità”. Ad esempio un governatore che voglia ricandidarsi dovrà presentare sei mesi prima della scadenza del proprio mandato i conti in ordine. Sanzioni politiche in arrivo anche per i sindaci e i presidenti di provincia.

Roma Capitale
“Continuare a parlare di trasferimento dei ministeri al Nord è un esercizio di retorica sterile e di basso livello che riduce una grande riforma come quella federalista a una sorta di futile derby Nord-Sud”, ha sottolineato ieri, in una nota, il Ministro per le politiche comunitarie, Andrea Ronchi, in occasione della giornata di celebrazioni che ha visto il Presidente Napolitano ricevere la cittadinanza onoraria romana per i 140 anni dalla Breccia di Porta Pia, invitando a pensare “piuttosto a lavorare al meglio sui decreti attuativi del federalismo e sulla concreta attuazione del decreto su Roma Capitale, ovvero sui provvedimenti che possono rendere più forte e competitiva la nostra Italia”. “La presenza del Presidente Giorgio Napolitano, nella ricorrenza del 20 Settembre, assume un significato particolare dopo il via libera del Consiglio dei Ministri al decreto su Roma Capitale” spiega Ronchi sottolineando che “in questa data storica, una giornata di condivisione e riconciliazione, grazie anche alla presenza del cardinal Bertone, è necessario che tutte le forze politiche riflettano sul valore sull’unità nazionale, periodicamente messa in discussione o offesa per ragioni di visibilità politica”. “Oggi più che mai – prosegue il ministro – Roma si conferma capitale d’Italia, una città che, grazie all’impegno del sindaco Alemanno, può davvero ripartire e proiettarsi verso il futuro, entrando a pieno e legittimo titolo tra le grandi metropoli moderne”.

Segretari
Sulle problematiche di un federalismo “a orologeria”, che impronta cioè le scelte del Governo per alcune tematiche e per altre no, è intervenuta ieri l’Anci. Al centro dell’attenzione la categoria dei segretari comunali e provinciali. L’Associazione nazionale dei comuni italiani ha chiesto una chiusura rapida delle trattative per il rinnovo del contratto nazionale di lavoro dei segretari comunali per il biennio 2008-2009, sottolineando comunque il mancato coinvolgimento al tavolo dell’Unione dei Segretari “quale soggetto sindacale certamente rappresentativo della specifica categoria dei segretari, tanto più che la presenza al tavolo della stessa, a fronte di un quadro normativo che è rimasto invariato, è stata sempre garantita nelle scorse tornate contrattuali”. L’Associazione dei comuni punta inoltre il dito sulle “gravi criticità connesse alla soppressione, nell’ambito della conversione in legge del d.l. 78/2010, dell’Agenzia dei Segretari e la contestuale previsione della successione alla stessa, a titolo universale, del Ministero dell’Interno”. Il paventato ritorno al passato, determinato dalla gestione dell’albo da parte del Ministero dell’Interno, ed il clima di incertezza, determinato dai molteplici e sporadici interventi che negli ultimi tempi si sono susseguiti in materia di figure apicali degli Enti Locali, “rendono urgente e non più procrastinabile – afferma l’Anci – una revisione della figura del Segretario generale e del rapporto con l’organo politico. Ormai da tempo, infatti, stanno intervenendo scelte legislative concrete dalla chiara impronta antifederalista, a dispetto dei proclami, questi sì astratti, a favore del federalismo”. Il commissario straordinario dell’Aran Antonio Naddeo ha però comunicato che l’Agenzia ha intenzione di chiudere al più presto le trattative e che a tal fine ha convocato una riunione per domani. Quanto alla mancata convocazione dell’Unione dei Segretari, l’Aran ribadisce di aver seguito quanto stabilito dalla legge sulla rappresentatività e annuncia una riunione a breve tra le amministrazioni interessate (Funzione pubblica, Interno, Anci, Upi) affinché tutti possano essere informati e avanzare proposte in linea con la legge e non su dichiarazioni di principio.

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