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Federalismo picconato

Picconate al federalismo. Uno studio del Pd evidenzia che nel triennio 2011-2013 i comuni italiani otterranno meno trasferimenti del 2010. Mentre da Confedilizia parte l’attacco all’imposta di scopo delle province.
Lo studio condotto dal senatore del Pd, Marco Stradiotto, con i laboratori di Trecentosessanta, l’associazione che fa capo a Enrico Letta, analizza gli effetti della ripartizione del Fondo di riequilibrio e della compartecipazione Iva sui comuni capoluogo di provincia. Dal lavoro emerge che ci saranno comuni, come quelli dell’Emilia Romagna, che beneficeranno del gettito da compartecipazione Iva più alto (67 euro per abitante), e comuni che, al contrario, avranno un gettito da compartecipazione IVA più bassa, come i calabresi (34,8 per abitante), preceduti dai campani (35 per abitante). Il tutto si traduce in una contrazione dei trasferimenti statali. Per esempio Milano passerà da 499.195.506 euro del 2010 ai 417.007054 euro; Roma scenderà da 1.318.393.760 euro a 722.837.042 (cui però si devono aggiungere i 500 milioni per Roma capitale); quanto a Napoli dai 645.023.865 euro si calerà a 503.561.535 (ma dovrebbero continuare i contributi speciali per l’emergenza rifiuti e gli Lsu). Lo studio sottolinea soprattutto l’aleatorietà delle risorse che mette in difficoltà le casse dei Municipi, che probabilmente dovranno ricorrere a maggiori tasse a spese dei cittadini. “Abbiamo notato – sottolinea Stradiotto – che a sei mesi dall’inizio dell’anno, gli enti locali non hanno ancora certezze sulle prospettive dei loro bilanci”. Che è peraltro un allarme più volte lanciato nei giorni scorsi dall’Associazione nazionale dei comuni italiani. Lo studio poi stigmatizza un altro elemento che contraddice il principio stesso del federalismo: “gli anni della fase di transizione al federalismo municipale – sintetizza Stradiotto – potevano essere usati per gestire il passaggio dal vecchio al nuovo assetto, in modo da non trovarsi con un muro invalicabile nel 2014, quando arriveranno i fabbisogni standard. Questa gestione graduale non c’è stata e, anzi, si è scelto di ripartire il fondo di riequilibrio sulla base di parametri che non si discostano dal criterio della spesa storica”.
Passiamo all’imposta di scopo provinciale e all’allarme lanciato dai proprietari di immobili. “Il federalismo provinciale ci ha regalato una nuova imposta a favore delle province, quella di scopo (che si aggiunge all’imposta di scopo prevista, a beneficio dei comuni, dal federalismo municipale). In entrambi i casi è stata notevolmente peggiorata la versione dell’imposta come istituita (per i soli comuni) dal governo Prodi”, sottolinea il presidente della Confedilizia, Corrado Sforza Fogliani. “Ora, potrà infatti finanziare l’intero importo delle opere pubbliche (anziché il solo 30% della spesa per le stesse) e potrà essere istituita per la durata di 10 anni (al posto di 5)”, spiega, precisando che “l’imposta di scopo provinciale, addirittura, potrà finanziare, oltre che le opere pubbliche, anche iniziative istituzionali non meglio definite”. Secondo Confedilizia, “si pone così una colossale questione di costituzionalità perché l’imposta di scopo è concepita come un’addizionale dello 0,5 per mille annuo calcolata sulla base imponibile dell’Ici. Da cui, la domanda: perché mai una sola categoria di risparmiatori – quelli dell’edilizia – deve finanziare opere pubbliche (e iniziative istituzionali, addirittura) che giovano, o meglio, che si sosterrà giovino, a tutta la collettività?”. “È uno dei tanti effetti paradossali – conclude Sforza Fogliani – di un federalismo che le istituzioni locali hanno voluto rigorosamente non competitivo, come invece avrebbe dovuto essere per incarnare un vero federalismo, e che è stato contrattato con i soli rappresentanti degli enti beneficiari delle imposte locali, nuove e vecchie. Ma, per fortuna, c’è una Corte costituzionale (a Roma, come a Berlino)”.
Da rilevare infine come l’Anci abbia ricordato che la risoluzione n.3 del 16 giugno 2011 della Direzione federalismo fiscale del Ministero dell’economia e delle finanze chiarisca definitivamente che tutti i comuni italiani, non solamente quelli campani, possono deliberare la maggiorazione dell’addizionale all’accisa sull’ energia elettrica prevista dal decreto milleproroghe. “Si tratta di un intervento chiarificatore che attendevamo – sottolinea Alessandro Cosimi, sindaco di Livorno e coordinatore nazionale delle Anci regionali – e che conforta la tesi da noi sostenuta. Ora le amministrazioni locali potranno quindi rimodulare i propri interventi considerando anche che questa entrata è stata eliminata dal 2012”. “Adesso – conclude Cosimi – c’è comunque l’urgenza, per le amministrazioni locali, di intervenire sulle variazioni di bilancio per poter utilizzare fin da subito questa entrata”.

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