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Federalismo, decreto doppio

Disposizioni in materia di autonomia di entrata delle regioni a statuto ordinario e delle province, nonché di determinazione dei costi e dei fabbisogni standard nel settore sanitario. Questo l’oggetto del decreto legislativo che sarà stamattina all’esame del Consiglio dei Ministri. Per quanto riguarda invece lo schema di decreto legislativo attuativo della devoluzione fiscale ai comuni esso è ancora all’esame della Conferenza unificata e il parere verrà dato entro 15 giorni, come ha reso noto il Ministro per la semplificazione normativa, Roberto Calderoli. “La legge – spiega Calderoli – prevede che, solo dopo il parere della Conferenza unificata, il provvedimento passerà all’esame del Parlamento”. Il provvedimento contiene la devoluzione ai comuni di tutte le imposte sulla casa e l’introduzione della cedolare sugli affitti. “Secondo i nostri dati e secondo le previsioni, pensiamo che si possa arrivare all’approvazione tra dicembre e gennaio, o al massimo entro marzo dell’anno prossimo”, ha affermato il Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, parlando del federalismo fiscale nel corso di una conferenza stampa a Palazzo Chigi, in cui ha illustrato i prossimi passaggi dell’azione di Governo: i 5 punti programmatici illustrati in Parlamento, che hanno ottenuto la fiducia, saranno esaminati nei prossimi 5 consigli dei ministri, a partire da oggi con il federalismo. A chi gli chiedeva se si trattasse di una accelerazione sul federalismo a causa dei toni usati dal leader della Lega Nord, Umberto Bossi, il premier ha risposto di “no, il federalismo era programmato. Si segue un itinerario già previsto”. Più in generale, in merito alla riforma fiscale, Berlusconi ha spiegato che sarà attuata “con una serie di interventi che dovranno prolungarsi nel tempo, perché l’attuale sistema risale agli anni 70” e avrà l’obiettivo di ridurre le tasse alle famiglie numerose, con il quoziente familiare. “Apprendo che il Governo avrebbe unificato i testi del decreto sul federalismo regionale e del decreto sui costi standard. Non si era detto così nell’incontro di ieri (martedì, ndr) in cui si è discusso solo sul decreto per il federalismo regionale”, ha dichiarato il Presidente della Conferenza delle regioni, Vasco Errani. “Sono sorpreso: questa corsa a bruciare i tempi – ha aggiunto – è incomprensibile e rischia di fare solo danni. Abbiamo dimostrato serietà e massima disponibilità al confronto, ma non si possono cambiare le cose all’improvviso, senza alcun rapporto. Occorre evitare scelte unilaterali che rischiano di apparire solo strumentali. Il federalismo che vogliamo – ha concluso Errani – è una cosa seria che non possiamo realizzare attraverso forzature e senza un confronto vero”.

Cosa prevede il decreto
I costi standard in sanità entrano dunque a sorpresa in un unico decreto insieme con il fisco regionale. Sarà il Ministro della salute di concerto con il Ministro dell’economia d’intesa con la conferenza Stato-Regioni, a determinare anno per anno, i costi e i fabbisogni standard regionali. I parametri per definirli farebbero riferimento alle informazioni contenute nel nuovo sistema informativo sanitario del dicastero guidato da Ferruccio Fazio. Costituirebbero indicatori della programmazione annuale percentuali di finanziamento della spesa sanitaria con livelli pari al 51% per l’assistenza distrettuale, al 44% per l’assistenza ospedaliera, al 5% per l’assistenza sanitaria collettiva in ambiente di vita e di lavoro. Le regioni cosiddette benchmark, sarebbero quelle, fra cui necessariamente la prima, scelte dalla Stato-Regioni all’interno delle 5 indicate dal ministero della Salute, di concerto con l’Economia, acquisito il parere del ministro per i Rapporti con le regioni. Queste devono essere le 5 regioni ‘migliori’ che hanno garantito l’erogazione dei livelli essenziali d’assistenza, in una situazione di equilibrio economico e che risultano adempienti. Vengono individuate in base a criteri di appropriatezza, qualità ed efficienza definiti con un decreto del Presidente del Consiglio, dopo aver ottenuto “l’intesa” della conferenza Stato-Regioni. Il decreto legislativo che attua il federalismo considera in “equilibrio economico” quelle regioni che erogano i livelli essenziali di assistenza in condizioni di “efficienza ed appropriatezza” con le risorse ordinarie stabilite dalla legge, comprese le entrate “proprie regionali effettive”. I costi standard vengono calcolati “a livello aggregato per ciascuno dei 3 macro livelli di assistenza” collettiva, distrettuale, ospedaliera. Il valore del costo standard, per ciascuno dei 3 macro livelli di assistenza effettuati in efficienza ed appropriatezza, viene dato “dalla media pro capite pesata del costo registrato delle regioni benchmark”. Il livello della spesa delle macro aree delle regioni di riferimento si calcolerebbe al lordo della mobilità passiva e al netto di quella attiva extraregionale, sarebbe depurato dalla parte di spesa che viene finanziata dalle maggiori entrate proprie rispetto a quelle considerate per la determinazione del finanziamento nazionale. Sarebbero depurate anche la quota di spesa che finanzia i livelli di assistenza superiori ai Lea e delle quote di ammortamento. Verrebbe applicato alla popolazione pesata regionale per ciascuna regione. Nel decreto che il Ministro Calderoli si appresterebbe a presentare domattina ai colleghi dell’esecutivo si sottolineerebbe anche la possibilità che le regioni “migliori”, nella selezione delle 5 previste, siano in numero inferiore. Si stabilirebbe, come soluzione a questa ipotesi, che le regioni benchmark – in questo caso – vengano individuate anche tenendo conto del migliore risultato economico registrato nell’anno preso a riferimento, togliendo da questo i costi della quota che eccede rispetto a quella necessaria a garantire l’equilibrio. Sul fronte della fiscalità regionale, le richieste delle regioni di far rientrare il decreto legislativo di attuazione nell’alveo pieno delle linee della legge 42 sarebbero state accolte su più aspetti. La compartecipazione Irpef da trasformare in addizionale, ad esempio, il fondo perequativo da costruire invece che con l’Irpef con la compartecipazione dell’Iva. Nel decreto sarebbe di nuovo prevista una fase transitoria e non un fondo sperimentale, mentre sul tema delle premialità e delle sanzioni il governo dovrebbe lavorare ad un apposito decreto. Sul fronte della flessibilità fiscale, sottolineata dai rappresentanti delle regioni il governo avrebbe preso atto delle osservazioni formulate e si riserverebbe di verificarne l’impatto.

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