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Federalismo comunale al giro di boa

ROMA – Il federalismo comunale passa al Senato. E la Lega, con il suo leader Umberto Bossi, già sente «in tasca», il via libera definitivo previsto per la prossima settimana alla Camera. Il provvedimento è tornato alle origini, quanto meno nell’iter parlamentare. Un percorso obbligato dopo lo stop del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Il testo ricalca ora quello che il 3 febbraio scorso uscì con un pareggio (15 a 15) dalla Bicamerale. Resta quindi intatta la struttura concordata con l’Anci e contestata dall’opposizione. Questa struttura si basa sulla sostituzione degli 11 miliardi di trasferimenti con tributi propri e compartecipazioni che ridurranno le tasse esistenti da 18 a 10. Dal 2014, l’Ici sulla seconda casa sarà sostituita dall’Imu. Le nuove norme, in realtà, danno ampi poteri ai Comuni, che potranno rivedere al rialzo le aliquote delle addizionali Irpef comunali e introdurre tasse di scopo, ad esempio per realizzare opere pubbliche, o tasse di soggiorno. I dubbi restano anche perché rispetto a oggi aumenteranno le tasse per le imprese proprietarie di immobili strumentali. L’Imu, imposta che prenderà il posto dell’Ici e di altri balzelli potrebbe costerà molto cara alle aziende. Il secondo pilastro della riforma prevede che, accanto a questa rivoluzione delle imposte, il nuovo federalismo introduca a partire dal 2014 un fondo perequativo. Lo scopo è quello di sostenere tutti quei Comuni meno ricchi in modo da garantirne il normale funzionamento anche in presenza di un calo sensibile delle entrate. Dal governo partono commenti puntati al-l’ottimismo: «Il federalismo fiscale è un provvedimento chiave per la riforma del nostro sistema, è una svolta storica», ha detto ieri il premier Silvio Berlusconi. E il ministro leghista della Semplificazione Roberto Calderoli si aspetta un successo pieno anche alla Camera: «Spero vada benissimo». Il Pd, con il responsabile economico Stefano Fassina, parla invece «di una ulteriore brutta pagina scritta dal governo Berlusconi-Bossi. Il decreto, imposto a colpi di fiducia al Parlamento, «mortifica l’autonomia finanziaria dei Comuni, poiché l’impianto è fatto principalmente di compartecipazioni a imposte erariali». Ma è la Cgia di Mestre a far luce su quello che attende i cittadini e le imprese con il federalismo. L’associazione degli artigiani ha calcolato la differenza tra le imposte lasciate ai Comuni e i trasferimenti che, invece, saranno soppressi. Nello studio si evidenza come le realtà comunali del Centro-Nord avranno più soldi a disposizione, mentre quelle del Sud incasseranno molto meno. I maggiori benefici sono previsti per i cittadini dell’Emilia Romagna, che avranno 73 euro a testa in più all’anno, seguiti dai veneti con 52 euro in più. Arriverà, invece, un brutto colpo ai bilanci delle famiglie lucane, che con la nuova fiscalità andranno a perdere ben 155 euro.

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