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Federalismo, ci guadagna il Nord

Con il decreto sul federalismo municipale, a guadagnarci, almeno per il momento, sono le regioni del Centro Nord. Lo dicono i risultati di due studi, uno pubblicato su Il Sole 24 ore e l’altro diffuso ieri dagli artigiani di Mestre.
Secondo una proiezione della CGIA veneta, che ha calcolato la differenza tra le imposte che saranno lasciate ai comuni e i trasferimenti che, invece, saranno soppressi, nel 2011 le realtà comunali del Centro Nord avranno più soldi in tasca, quelli del Sud invece meno.
Secondo i dati, allo stato attuale, i comuni dell’Emilia-Romagna sono, almeno per ora, i maggiori beneficiari di questa operazione: il vantaggio fiscale pro-capite è di +73 euro rispetto al 2010, seguono i veneti, con +52 euro, i liguri, con +51 euro, i toscani con +49 euro, i laziali con +31 euro, i piemontesi con +10 euro e i marchigiani con +8 euro.
Di segno negativo, invece, il risultato che emerge per il Sud. I più penalizzati – sempre momentaneamente – risultano essere i sindaci lucani, con -155 euro pro capite rispetto al 2010. Male anche per i primi cittadini campani, con -134 euro, i calabresi con -132 euro e di seguito tutte le altre realtà del Sud. Oltre a queste, ci rimette anche l’Umbria con -34 euro pro-capite.
“Un risultato – sottolinea il segretario della CGIA di Mestre Giuseppe Bortolussi – molto parziale visto che è previsto l’istituzione di un Fondo sperimentale di riequilibrio che avrà il compito di eliminare queste disparità territoriali”.
“Una cosa però è certa: per le casse dello Stato centrale – conclude Bortolussi – l’operazione è a somma zero. A fronte di un taglio dei trasferimenti ai comuni di 11,243 mld di euro, altrettanti 11,243 mld di euro saranno devoluti ai comuni. Nella legge delega, infatti, il legislatore ha chiaramente espresso l’intenzione che tale operazione fosse a costo zero per l’Erario. A livello territoriale, però, alcuni potrebbero guadagnarci e altri invece rimetterci, anche se il Fondo di riequilibrio avrà il compito di smussare queste disparità”.
Dallo studio del quotidiano confindustriale emerge lo stesso trend. Premiate soprattutto le grandi città del Nord. E svantaggiati i comuni del meridione, soprattutto in Calabria, Campania e Sardegna. Sotto i riflettori è il quadro che si configura con la sostituzione della compartecipazione all’Irpef con quella all’Iva, prevista nell’ultima versione del decreto sul federalismo municipale. Il Sole 24 Ore ha analizzato il gettito Iva provinciale, che è proprio l’unità di misura sulla quale si basa il decreto. Una volta stabilita l’aliquota (che dovrà garantire 2,8 miliardi al comparto dei comuni) il meccanismo prevede infatti che questa sia applicata al gettito Iva provinciale. La somma risultante, poi, verrebbe redistribuita ai comuni di quella provincia, in base al numero degli abitanti.
Ebbene, prendendo come riferimento gli ultimi dati disponibili (2008) il Sole ha calcolato innanzitutto che le due città capoluogo a trarre maggior vantaggio dall’applicazione della compartecipazione Iva sarebbero Milano e Roma, rispettivamente con 201 e 162 euro per abitante. La terza città più avvantaggiata sarebbe Verona, dove però si scenderebbe già a 93 euro per abitante. Ad ogni modo, nella parte alta di questa classifica si posizionerebbero tutti i comuni del Nord, con quelli meridionali a fare da fanalino di coda. I più svantaggiati? Nuoro (4,5 euro per abitante), Cosenza (45,3), Caserta (3,2) e Crotone (0,4).

IVA TPL
Sempre in tema di finanza locale, il Ministero dell’interno-Direzione centrale finanza locale, con la circolare f.l. n. 1/2011 ha chiarito lunedì scorso le modalità per l’accesso al rimborso Iva per la gestione dei servizi di trasporto pubblico locale da parte degli enti locali. Intanto secondo il Viminale anche i consorzi di funzioni, con esclusione dei consorzi aventi attività economica, possono produrre apposita certificazione ed ottenere il rimborso. Così pure le comunità montane. Ai fini del rimborso dell’Iva dunque le province, i comuni, le unioni di comuni, i consorzi, le comunità montane e le città metropolitane possono presentare le certificazioni al Ministero dell’interno nel caso in cui abbiano conseguito maggiori oneri derivanti dai contratti di servizio per la gestione dei servizi di trasporto pubblico regionale e locale, stipulati in applicazione all’articolo 19 del decreto legislativo 19 novembre 1997, n. 422. Le certificazioni devono essere prodotte entro il termine perentorio del 28 febbraio ( modello B – dato presunto dell’Iva pagata per la gestione del servizio di trasporto pubblico per l’anno 2011 ) e 30 aprile ( modello B1 – dato definitivo dell’Iva pagata per la gestione del servizio di trasporto pubblico per l’anno 2010 ) di ciascun anno. Restano esclusi dalla presentazione le province, i comuni, le unioni di comuni, le città metropolitane e le comunità montane facenti parte delle regioni Valle d’Aosta, Friuli Venezia Giulia, Trentino-Alto Adige e Sicilia.

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