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Federalismo, avanti senza i comuni

Il tentativo di allungo del governo sul federalismo fiscale si ferma di fronte ai dubbi di regioni e comuni. Le prime hanno chiesto, e ottenuto, una settimana in più di tempo per esprimere il parere sul decreto legislativo che rivoluzionerà il fisco regionale e segnerà il passaggio dalla spesa storica ai costi standard. Mentre i municipi, per i quali la dead line era già scaduta il 23 ottobre, hanno deciso, al termine della Conferenza unificata di ieri, di non pronunciarsi sul dlgs che istituisce la cedolare secca sugli affitti e dal 2014 l’Imu. «Non ci sono le condizioni per farlo», ha spiegato il presidente dell’Anci, Sergio Chiamparino. E il motivo è sempre lo stesso: l’Anci ritiene impossibile esprimere una valutazione sul testo fino a quando non sarà chiarita l’incidenza dei tagli sulla nuova rimodulazione delle entrate prevista dal decreto. Perché se è vero che dal 2011 ai comuni andrà il gettito dei tributi immobiliari (imposte di registro, ipotecarie, catastali ecc.) e della cedolare, è altrettanto vero che i sindaci riceveranno dallo stato non un euro in più rispetto agli attuali trasferimenti erariali. Su cui pesano però i tagli della manovra che li decurterà di 1,5 miliardi nel 2011 e 2,5 nel 2012. «Abbiamo fatto presente», ha spiegato Chiamparino, «che il decreto è strettamente connesso ai tagli della manovra economica. Per questo motivo, finché non avremo risposte sulle nostre richieste riguardanti proprio la manovra, non saremo neanche in grado di valutare compiutamente il decreto sul federalismo municipale». L’alt imposto dall’Anci non frena tuttavia il cammino del decreto sul fisco municipale che inizierà comunque l’iter parlamentare. Ma con un vizio di fondo, non avendo ricevuto il sì dei diretti interessati. I comuni avevano provato a chiedere ancora tempo (fino a metà novembre, in pratica dopo l’Assemblea dell’Anci che si terrà a Padova dal 10 al 13 novembre ndr) ma la richiesta non è stata accolta dal governo che però, per andare incontro agli enti, ha deciso di aprire un tavolo tecnico Anci-Upi-regioni che accompagnerà l’iter parlamentare del decreto. Un compromesso che i comuni hanno accettato «per senso di responsabilità» perché consente comunque al federalismo municipale di partire. «Siamo soddisfatti», ha detto Chiamparino, «ora inizierà la discussione parlamentare sul provvedimento ma c’è l’impegno a costruire un tavolo politico e bisogna che si inserisca anche un confronto con il ministero dell’economia». In effetti, il rischio che un ulteriore rinvio pregiudicasse del tutto la possibilità dell’entrata in vigore dal 2011 del nuovo assetto fiscale era troppo forte per essere corso. E il governo l’aveva lasciato intendere chiaramente. «Se il decreto legislativo sul fisco municipale slittasse sarebbero un danno enorme per le casse dei comuni», ha detto il ministro della semplificazione Roberto Calderoli uscendo dall’Unificata. Il ministro ha insistito sulla necessità che il provvedimento venga approvato al più presto perché «farebbe entrare risorse nelle casse dei comuni grazie all’emersione dell’evasione fiscale e degli immobili fantasma». E proprio queste risorse aggiuntive, secondo il ministro leghista, potrebbero rappresentare «una soluzione» ai tagli della manovra. Critiche nei confronti della richiesta di proroga dell’Anci sono state espresse da Confedilizia, preoccupata per un possibile slittamento della cedolare secca. «Siamo alla vigilia della scadenza dell’ennesimo blocco degli sfratti e ci troviamo con la cedolare secca, che avrebbe dovuto, secondo il governo, partire il prossimo gennaio, e che invece è impantanata in organi che finiscono per svuotare lo stesso esecutivo», ha dichiarato il presidente Corrado Sforza Fogliani. Le regioni. I governatori, che martedì scorso avevano chiesto, senza esito, un incontro col governo prodromico al parere previsto per ieri, hanno avuto una settimana di tempo in più per pronunciarsi sul dlgs. Un testo che nell’attuale formulazione le regioni non esitano a definire «insostenibile». «Il federalismo mette in discussione servizi fondamentali. Dobbiamo discutere perché si arrivi ad un federalismo fiscale equo, giusto ed efficace», ha osservato il presidente della Conferenza delle regioni, Vasco Errani che ha indicato alcune emergenze attuali del Paese a cui «bisogna dare una risposta, come quella del trasporto pubblico locale». Un argomento su cui si registra un’apertura da parte del ministro Calderoli («e’ l’unico tavolo possibile», ha detto). Federalismo e regioni a statuto speciale. Intanto, all’interno delle autonomie si accenda una piccola polemica sull’applicazione dei decreti attuativi del federalismo alle regioni a statuto speciale. All’assessore all’economia della regione Sicilia, Gaetano Armao che più volte ha ribadito la necessità di individuare un procedimento di attuazione differenziato per i territori autonomi, ha replicato il presidente dell’Upi e della provincia di Catania, Giuseppe Castiglione. Che vuole che il federalismo non dimentichi le province e i comuni delle regioni a statuto speciale. «Oggi una parte importante del Paese rischia di restare tagliata fuori dal grande processo di riforma federale», ha spiegato parlando davanti alla Commissione bicamerale per il federalismo. «Non si può impedire a province e comuni delle regioni a statuto speciale di cogliere una occasione irripetibile di miglioramento economico, politico e sociale». «La legge 42 sul federalismo fiscale», ha proseguito, «non esclude in nessuna parte l’applicazione delle sue disposizioni ai comuni e alle province dei territori autonomi. Invece il meccanismo che è stato previsto, quello cioè di lasciare la decisione sulle modalità di attuazione alle Commissioni paritetiche regionali, in mancanza di una esplicita norma, crea solo blocchi e ritardi. Tra l’altro queste commissioni sono state spesso composte da soli docenti ed esperti, senza la possibilità di un confronto politico su temi che tutto sono tranne che di ordine squisitamente tecnico».

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