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Federalismo a rischio rinvio

Sul federalismo fiscale i conti per i comuni non tornano. Perché nella partita tra dare e avere che da un lato dovrebbe assicurare l’autonomia finanziaria dei sindaci a partire dal 2011 e dall’altro la neutralità sulle casse dello stato, pesano al momento troppe incognite. Che riguardano la cedolare secca, l’entità dell’aliquota dell’Imu (la nuova imposta che debutterà nel 2014) e l’impatto che sul federalismo fiscale avranno i tagli della manovra. Mentre le poche certezze che emergono dalla lettura del decreto legislativo sulla fiscalità municipale e dalla relazione di accompagnamento non sono certo favorevoli ai comuni. A cominciare dal taglio ai trasferimenti, pari a circa 13 miliardi di euro (12,952 per la precisione). Questa la cifra a cui i sindaci dovrebbero dire addio se il dlgs dovesse entrare in vigore a partire dall’anno prossimo (cosa al momento per nulla scontata vista la minaccia del ministro della semplificazione Roberto Calderoli che alla richiesta dell’Anci di rinviare il parere sul decreto ha agitato lo spauracchio di uno slittamento al 2012). Soldi che verrebbero rimpiazzati con la devoluzione dei tributi immobiliari e con la cedolare secca sugli affitti. Nel 2012, secondo la relazione del governo, i tagli dovrebbero ridursi leggermente (11,96 miliardi). In entrambi i casi comunque si terrebbe conto della riduzione dei trasferimenti prevista dalla manovra (dl 78/2010) che è pari a 1,5 miliardi per il 2011 e 2,5 per il 2012. Un’altra incognita destinata a pesare nella partita doppia tra comuni e stato riguarda la quantificazione della compartecipazione erariale sul gettito dei tributi immobiliari (imposta di registro, di bollo, ipotecaria e catastale tranne che sugli atti soggetti ad Iva, Irpef sui redditi fondiari) devoluto ai comuni. La compartecipazione dovrà essere fissata entro il 30 novembre 2010 con decreto del ministro dell’economia «in modo da assicurare», dice il dlgs, «la neutralità finanziaria del provvedimento ai fini del rispetto dei saldi di finanza pubblica». Ma la relazione d’accompagnamento dà già i numeri. Per pareggiare i conti tra comuni e erario la compartecipazione dovrebbe attestarsi a quota 1,898 miliardi a cui andrebbero poi aggiunti 733 milioni di euro di addizionale all’accisa sull’energia elettrica che sarà devoluta allo stato. La somma delle varie poste a favore dell’erario (eliminazione dei trasferimenti ai comuni, compartecipazione, addizionale all’accisa sull’energia) porta alla cifra di 15,583 miliardi di euro che costituisce esattamente l’ammontare delle entrate da devolvere ai sindaci. Ma è proprio questo il punto? Il gettito dei tributi immobiliari e la cedolare secca sugli affitti basteranno a far quadrare il cerchio? Secondo il governo sì, secondo i comuni forse. Per arrivare a 15,5 miliardi di euro Calderoli e Tremonti stimano di trasferire ai municipi nel 2011: – 3,333 miliardi quale gettito dell’imposta di registro e di bollo; – 1,993 miliardi quale gettito dell’imposta ipotecaria e catastale, escluse quelle relative agli atti soggetti a Iva; – 6,380 miliardi quale gettito dell’Irpef relativa ai redditi fondiari con esclusione di quelli agrari; – 1,096 miliardi quale gettito dell’imposta di registro e dell’imposta di bollo sui contratti di locazione degli immobili; – 25,9 milioni dai tributi speciali catastali; – 110,3 milioni dalle tasse ipotecarie; – 2,644 miliardi dalla cedolare secca sugli affitti. I sindaci però non si fidano. Il gettito della cedolare secca sugli affitti, per esempio, rappresenta ancora un’incognita. Il governo stima un ammontare dei canoni di locazione da immobili potenzialmente interessati dalla norma di circa 12,7 miliardi di euro (15,3) al lordo delle deduzioni. E ipotizza che il vantaggio fiscale derivante dalla cedolare (aliquota al 20%), combinato al forte inasprimento delle sanzioni per chi non regolarizza i contratti, possa determinare un effetto annuo di emersione di base imponibile pari al 15% per il primo anno, 25% per il secondo e 35% per il terzo. Ma sono solo ipotesi che andranno verificate alla prova dei fatti. «Come rappresentanti dei comuni, abbiamo richiesto un rinvio nell’attesa che ci fossero forniti i dati, attesi da giugno, necessari per comprendere bene l’impatto della norma sui bilanci comunali», ha dichiarato il sindaco di Buccinasco (Mi), Loris Cereda, che ha partecipato, in rappresentanza dell’Anci, alla Conferenza Unificata in cui è stato chiesto il rinvio. «Chiediamo infine», ha aggiunto il presidente dell’Associazione dei comuni Sergio Chiamparino, «che sia espresso esplicitamente che gli eventuali risparmi nell’applicazione dei costi e dei fabbisogni standard resteranno all’interno del comparto dei comuni, così come pensiamo sia giusto che i maggiori introiti futuri restino nelle casse delle amministrazioni».

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