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Fascicolo per i fabbricati pubblici

Per la valorizzazione degli immobili pubblici non territoriali sarà necessaria la creazione di un fascicolo immobiliare che costituirà la «carta di identità» dell’immobile oggetto della futura valorizzazione; l’amministrazione dovrà predisporre il fascicolo con numerosi documenti di carattere tecnico ed amministrativo. È quanto prevede la circolare del ministero dell’economia e delle finanze del 9 luglio 2010 n. 16063 sulla valorizzazione immobili pubblici che detta le linee guida generali per la costituzione di un fascicolo immobiliare. Lo scopo della circolare è quello di definire una metodologia che consenta agli enti pubblici non territoriali di conoscere a fondo la consistenza del proprio portafoglio immobiliare, fase propedeutica al previsto processo di valorizzazione degli immobili stessi (la circolare si riferisce ai fabbricati). La circolare precisa che, pur essendo indirizzate agli enti pubblici statali, le Linee guida, «possono costituire un valido riferimento anche per tutte le altre pubbliche amministrazioni che intendano attivare un proficuo processo di valorizzazione», siano esse statali che locali. Il quadro normativo all’interno del quale si muove la circolare è quello dettato dall’articolo 3-bis e dall’articolo 1, commi 204 e seguenti della legge finanziaria 2007 (legge 27 dicembre 2006, n. 296), nonché dalla legge 27 febbraio 2009, n. 14. Il primo obiettivo che le amministrazioni devono quindi realizzare è quello della piena conoscenza del patrimonio immobiliare, da attuare in primis attraverso la ricognizione degli immobili di proprietà degli enti non territoriali. In tale fase occorrerà acquisire elementi di natura tecnica, amministrativo-gestionale e storico-artistica. Dal punto di vista tecnico, precisa la circolare, sarà necessario acquisire informazioni sulla localizzazione geografica e sull’identificazione catastale completa dei beni. Viene segnalata anche la rilevanza dell’analisi urbanistica che deve consentire un inquadramento corretto del bene con riferimento ai suoi possibili usi, o la possibilità di trasformazione, con individuazione degli strumenti urbanistici da porre in essere, volta ad ottenere nuove destinazioni d’uso. Per quel che concerne poi le informazioni amministrativo-gestionali la circolare evidenza come per i beni non strumentali si debba tener conto dello stato occupazionale (libero, occupato, con o senza titolo), prendendo conoscenza anche delle «eventuali specifiche pattuizioni che regolamentano l’utilizzo dello stesso e le informazioni riguardanti lo stato di manutenzione e conservazione aggiornate». Dal punto di vista storico-artistico la circolare afferma che le informazioni relative all’epoca di costruzione possono rivestire carattere di informazione aggiuntiva, per delineare correttamente le procedure per l’eventuale dismissione, mentre, per gli immobili di recente realizzazione. Una parte della circolare è poi dedicata all’indicazione del contenuto del fascicolo immobiliare dell’immobile pubblico che dovrà essere oggetto di valorizzazione, la vera e propria «carta d’identità» dell’immobile che dovrà «essere predisposto dall’ente» e dovrà contenere diversi documenti, tra cui il titolo di provenienza, ove esistente, e copia della nota di trascrizione, la dichiarazione urbanistica sulla data di costruzione del fabbricato ovvero, la copia della licenza di costruzione e/o concessione edilizia.

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