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Fannulloni, lo stress da lavoro ora può diventare una scusa

I datori di lavoro attendono l’emanazione delle linee guida per valutare i rischi dello «stress lavoro-correlato». Come segnalato da ItaliaOggi (19 luglio, «Rischio-stress per i dipendenti, ancora cinque mesi per adeguarsi»), il parlamento ha fatto slittare, in sede di conversione in legge dell’ultima manovra finanziaria e con un’entrata in vigore al penultimo giorno valido, il termine già previsto al 1° agosto 2010 per «la valutazione dello stress lavoro-correlato». La nuova scadenza è fissata al 31 dicembre 2010, anche se non si ha ancora traccia delle «indicazioni, necessarie alla valutazione del rischio», che vengono affidate a una specifica commissione consultiva presso il ministero del Lavoro, ex art. 6, comma 8, lettera m-quater (già questo singolo riferimento legislativo la dice lunga sul burocratismo delle disposizioni concernenti la sicurezza sul lavoro). L’introduzione dello specifico rischio nella legislazione è dalla legge (d. lgs. 81 del 2008) compiuta facendo rinvio ai «contenuti dell’accordo europeo dell’8 ottobre 2004». Sul piano della stesura normativa va osservato che non esiste alcun riferimento a un’avvenuta pubblicazione di tale «accordo europeo» sulla Gazzetta Ufficiale (né italiana né europea). Inoltre l’accordo risulta sottoscritto dalla Confederazione europea dei sindacati e da organizzazioni europee dei datori di lavoro. Non si tratta, quindi, di una direttiva. In omaggio alle norme che lo stesso parlamento si è dato per la scrittura dei testi normativi, in luogo della bizzarra definizione «stress lavoro-correlato» si sarebbe potuto usare una più linda terminologia, quale «tensione» (o «logorio») «da lavoro». Nel merito, si può osservare quanto notato da Melania Rizzoli, deputata del Pdl e medico, su il Giornale (6 ottobre «Se lo stress diventa l’alibi dei fannulloni»): «Molti lavoratori italiani ne approfittano, ben consapevoli del fatto che il confine tra malessere da stress e la simulazione è così sottile da venire molte volte confuso, non riconosciuto e scambiato per autentico». L’intesa iugulatoria, sottoscritta incomprensibilmente dagli stessi datori di lavoro, è stata fatta propria in Italia da un accordo interconfederale il 9 giugno 2008, stipulato dalla triplice sindacale con le maggiori organizzazioni imprenditoriali della penisola (banche e assicurazioni escluse). Poi, è stata recepita dalla legislazione italiana, venendo a generare un nuovo orpello di burocrazia che si abbatterà su aziende pubbliche e private, per individuare le impalpabili cause di «stress lavoro-correlato». Sotto minaccia di pesanti sanzioni, non solo pecuniarie, bensì anche penali. Da notare, infine, che l’accordo interconfederale italiano solennemente proclama: «Nell’applicazione del presente accordo, le associazioni aderenti alle parti firmatarie eviteranno oneri superflui a carico delle piccole e medie imprese». A parte la considerazione che alle grandi imprese, stando alla lettera dell’intesa, si potrebbero addossare «oneri superflui», il problema non consiste nella superfluità, bensì nell’onere. A voler essere maligni, verrebbe da sostenere che l’onere sia in sé e per sé superfluo, per la natura del «problema” (così lo stress viene definito nell’accordo europeo) da risolvere.

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