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Fabbisogni standard, sì al parere

Nella definizione dei fabbisogni standard avrà incidenza la presenza di infrastrutture sul territorio, allo scopo di ridurre il gap economico tra enti del Nord e del Sud. La Commissione bilancio del Senato ha approvato ieri lo schema di decreto legislativo in tema di determinazione dei fabbisogni standard di comuni, città metropolitane e province, che il Consiglio dei Ministri aveva varato in via preliminare lo scorso 22 luglio 2010. Lo ha annunciato il senatore del Pdl, Salvo Fleres, che spiega: “Il provvedimento stabilisce l’iter per la determinazione dei fabbisogni standard delle amministrazioni locali ed è quindi uno snodo fondamentale nel percorso di attuazione del federalismo fiscale”. “In particolare – spiega Fleres – consentirà di valorizzare i canoni dell’efficienza e dell’efficacia, attraverso l’individuazione di un sistema di indicatori significativi per valutare l’adeguatezza dei servizi e consentire agli enti locali di migliorarli a vantaggio di cittadini ed imprese. Va sottolineato come la Commissione bilancio del Senato abbia contribuito fattivamente ad una stesura più confacente del testo”. “Tra le tantissime modifiche proposte dal relatore ed accolte dal governo –rimarca Fleres– va sottolineato come è stata evidenziata la necessità di avere particolare riferimento al livello di infrastrutturazione del territorio, elemento di particolare rilevanza per colmare il gap di dotazione del Mezzogiorno”. “Inoltre –conclude il senatore Pdl– è stata esplicitata la previsione che la metodologia di determinazione dei fabbisogni tenga conto delle specificità legate ai recuperi di efficienza ottenuti attraverso tutte le forme di esercizio di funzioni in forma associata, e non solo delle unioni di comuni”.
In precedenza il Dipartimento del tesoro nella relazione che accompagna la bozza di parere della commissione Bilancio sul decreto attuativo del federalismo riguardante i fabbisogni di comuni e province, aveva sottolineato l’esigenza di non “vanificare” uno degli obiettivi principali della riforma federalista (quello di individuare dei costi standard uniformi per tutto il territorio) escludendo i comuni e le province che si trovano sui territori delle regioni a statuto speciale dall’individuazione dei fabbisogni standard. Il Tesoro sottolinea che “è fondamentale evitare che il processo e i principi generali” della riforma “siano vanificati nei territori delle autonomie speciali”. “Uno dei punti cardine della riforma – si legge nella nota della Ragioneria – è infatti da rintracciare nella definizione, condivisa fra livelli di governo, dei costi standard per l’intero territorio nazionale”. Nel caso in cui, “per valutazioni politiche”, non si ritenga di coinvolgere anche le Autonomie, suggerisce il Tesoro, si potrebbe comunque provvedere alla raccolta dei dati di quei territori per “completare il quadro conoscitivo relativo alle funzioni fondamentali esercitate e ai servizi resi su tutto il territorio nazionale”. La Ragioneria propone anche di specificare che gli obiettivi di servizio entreranno in un altro provvedimento legislativo e lancia un monito sulla necessità di un “riequilibrio delle risorse in favore degli enti locali sottodotati in termini di trasferimenti erariali” nella fase transitoria della riforma.
“Il decreto sui fabbisogni standard votato oggi dalla Commissione bicamerale dimostra in modo ormai inconfutabile che il federalismo così come il Governo lo sta attuando, è un vero e proprio inganno”, sostiene Linda Lanzillotta (Api), convinta che si tratti di “un’operazione gattopardesca che non produrrà né efficienza né equità”. “Per di più, violando la Costituzione e la legge, i livelli essenziali delle prestazioni e i costi standard – aggiunge l’esponente rutelliana – verranno decisi con decreti del Presidente del Consiglio. Un fatto gravissimo, contro la Costituzione e contro la legge perché si sottraggono al Parlamento decisioni fondamentali in cui sono in gioco l’uguaglianza dei cittadini e dei loro diritti. Bisogna che i cittadini, soprattutto al Nord, sappiano che il federalismo sbandierato dalla Lega come una grande riforma è pura propaganda”.
Sui tempi della riforma si è intanto espresso il ministro per gli Affari regionali, Raffaele Fitto. “Via libera al federalismo entro la fine dell’anno? Questo lo verificheremo. Io penso e mi auguro di sì”, ha detto a margine del convegno “Il patrimonio museale del Mezzogiorno”. Sull’ipotesi che la legge di stabilità contenga effettivamente le risorse per allentare i vincoli imposti a regioni e comuni, Fitto ha dichiarato: “è in corso una serie di valutazioni da parte del Governo con la presentazione di una serie di emendamenti che riguarderanno anche il sistema delle autonomie locali e delle regioni. Quindi mi auguro, penso e spero che si faccia un passo in avanti in questa direzione”. Quanto al malessere dei comuni, da ieri riuniti a Padova nell’assemblea nazionale dell’Anci, Fitto ha sottolineato che esiste “un contesto complesso a livello finanziario nazionale e internazionale. Tutto il sistema delle istituzioni del Paese deve tenere conto di questo. Non è che il Governo sceglie di fare delle cose fuori da un contesto generale e da una logica. Lo fa perché la strada, in termini di contenimento della spesa pubblica, è obbligata”.

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