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Enti, 1,5 mld per i pagamenti

Mentre sindaci e presidenti di provincia attendono i provvedimenti di alleggerimento promessi dal governo, una nuova raffica di sconti sul Patto di stabilità arriva dalle regioni attraverso il cd «Patto verticale». Il termine per deliberare le assegnazioni è scaduto il 15 marzo: stando ai dati diffusi fi no a ieri, il bonus vale almeno 1 miliardo e potrà essere utilizzato dagli enti locali per sbloccare pagamenti in conto capitale. Ma la cifra finale sarà più alta, visto che mancano ancora i numeri di alcune regioni pesanti, come la Lombardia.

Attraverso il Patto verticale (giunto ormai al sesto anno di applicazione), i governatori, rinunciando ad una parte della propria capacità attuale di spesa, possono cedere margini di pagamento a favore di comuni e province del proprio territorio, consentendo loro di onorare fatture spesso ferme da anni. Per favorire questo scambio virtuoso, lo stato, dal 2012, eroga anche un contributo alle regioni più generose, fino ad un massimale che quest’anno vale 1,2 miliardi. L’incentivo è erogato nella misura dell’83,33% degli spazi ceduti da ciascuna regione: in pratica, quindi, la misura in termini di Patto vale circa 1,5 miliardi.

Per assegnare le quote, quest’anno i governatori avevano tempo solo fino al 15 marzo (fino al 2013 la scadenza era a fine giugno). Il puzzle degli interventi, quindi, è in via di completamento. In base alle informazioni pubblicate fino a ieri sui siti internet delle diverse amministrazioni regionali, le assegnazioni valgono 967 milioni: un buon antipasto, in attesa delle misure annunciate dal premier Matteo Renzi per completare il saldo dei debiti pregressi e rilanciare l’edilizia scolastica.

In pole position, troviamo il Lazio (153 milioni), seguito a ruota dall’Emilia-Romagna (150,5), terza la Campania (134,6). Ma nell’elenco riportato nella tabella in pagina, mancano ancora diverse regioni, molte delle quali hanno aderito al meccanismo. Fra queste, c’è la Lombardia, che dovrebbe mettere sul piatto circa 215 milioni. L’importo totale, quindi, sarà certamente più alto e non dovrebbe essere di molto inferiore alla cifra stanziata dallo Stato (il miliardo e mezzo di cui si diceva).

Difficilmente, invece, si andrà oltre quest’ultima, come invece è accaduto negli anni passati. In teoria, nulla vieta alle regioni di superare il massimale calcolato in base al contributo loro riservato. Ad ostacolare le assegnazioni extra c’è, però, l’anticipazione al 15 marzo anche della scadenza (che fino al 2013 era fissata al 31 ottobre) per l’assunzione dei relativi provvedimenti. Giocare d’anticipo aiuta certamente a programmare le spese, ma impone anche maggiore prudenza a chi deve cedere quote del proprio Patto.

La nuova tempistica, inoltre, pone altri due rischi: da un lato, quello di sprecare gli spazi finanziari che dovessero essere assegnati ad enti che non sono in grado di utilizzarli interamente, dall’altro quello di finire per favorire la spesa corrente, anziché gli investimenti.

È possibile, infatti, che il bonus venga dirottato su spese in conto capitale che comunque sarebbero state effettuate, utilizzando i margini di manovra aggiuntivi per incrementare la parte meno nobile del bilancio.

Ecco perché le regioni hanno chiesto di ripristinare le scadenze previste dalla normativa previgente.

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