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Energia, via alla riforma

L’aula del Senato, il 3 agosto, ha definitivamente convertito in legge il decreto-legge n. 105 del 2010 sull’energia. I voti favorevoli sono stati 145, i contrari 97. “Si danno finalmente risposte certe ad un settore strategico per lo sviluppo del Paese e si rafforza il settore delle energie rinnovabili”, ha detto la senatrice Simona Vicari commentando l’approvazione, in terza lettura, del decreto cosiddetto “sblocca-reti”. “L’Italia – ha aggiunto Vicari che è stata relatrice del provvedimento – potrà così rispettare gli impegni assunti, anche in sede europea, per l’approvvigionamento energetico. Entro il 2030 le fonti energetiche dovranno essere suddivise per il 25%da energia ricavata dal nucleare, per il 25 per cento da fonti rinnovabili e per il 50%da idrocarburi”.
Diverse le novità di interesse per gli enti locali. Si prevede intanto che su proposta del Ministro dello sviluppo economico, di concerto con il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, con il Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare e con il Ministro per la semplificazione normativa, il Consiglio dei Ministri individui, d’intesa con le regioni e le province autonome interessate, gli interventi urgenti ed indifferibili, connessi alla trasmissione, alla distribuzione e alla produzione dell’energia e delle fonti energetiche che rivestono carattere strategico nazionale. Tutto questo anche in relazione alla possibile insorgenza di situazioni di emergenza, ovvero quando ricorrano particolari ragioni di urgenza in riferimento allo sviluppo socio-economico, il che comporta l’utilizzo di mezzi e poteri straordinari. Gli interventi sono realizzati in regime di cooperazione funzionale ed organizzativa tra commissari straordinari del Governo e le regioni e province autonome interessate. Le intese definiranno i criteri per l’esercizio della cooperazione funzionale ed organizzativa tra commissari straordinari, regioni e province autonome per l’esercizio dei compiti, contemplando eventualmente anche il coinvolgimento di soggetti privati nell’attuazione degli interventi e nel relativo finanziamento. Per emanare gli atti e i provvedimenti necessari ciascun commissario dovrà sentire gli enti locali interessati. Viene poi posta la parola fine al fenomeno dell’avvio di impianti alimentati da energie rinnovabili che non vengono poi portati a compimento. Il decreto convertito, infatti, prevede che “al fine di contrastare le attività speculative legate allo sviluppo e all’autorizzazione di progetti di impianti di produzione di energia elettrica alimentati da fonti rinnovabili, che comportano l’avvio di procedimenti autorizzativi da parte di soggetti che non concludono la realizzazione degli impianti, il Ministro dello sviluppo economico stabilisce, entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione […], opportune misure affinché l’istanza per l’autorizzazione di cui all’articolo 12, comma 3, del decreto legislativo 29 dicembre 2003, n. 387, sia accompagnata da congrue garanzie finanziarie poste a carico del soggetto che richiede il rilascio dell’autorizzazione e di eventuali successivi subentranti”.
“È evidente che il testo tornato dalla Camera non ha risolto i problemi di questo provvedimento che non presenta alcuna necessaria visione strategica sull’energia, un vuoto che è in primo luogo frutto della mancanza di un titolare istituzionale a questi temi essenziali per i cittadini e per il Paese: il Ministro per lo sviluppo e conomico”, afferma in una nota il senatore Filippo Bubbico, capogruppo del Pd in Commissione Industria. A dimostrazione della confusione che regna a livello governativo su questi temi, spiega Bubbico, “c’è stato lo scioglimento, tramite manovra finanziaria, dell’Ipi, salvo poi accorgersi che, grazie a questo, l’Italia avrebbe perso dei fondi comunitari. Il tentativo di trasferire ora le funzioni dell’Ipi a Invitalia è la dimostrazione di un pasticcio evidente che non può passare sotto silenzio. Speriamo che ora non venga fatta altrettanta confusione con l’Enea e vengano ad esso preservate le sue funzioni in campo energetico”. Se poi, conclude il senatore del Pd, “si è risolto il problema dell’incompatibilità delle nomine del vertice dell’Agenzia, permane per intero un problema di competenza con le regioni. Come si vede, la mancanza di un Ministro allo sviluppo economico, un problema per la cui risoluzione s’era speso anche il presidente Napolitano, presenta aspetti veramente gravi”. Tra le novità, va segnalato che il Sistema informatico integrato per la gestione dei flussi informativi relativi ai mercati dell’energia elettrica e del gas, previsto dal decreto legge sarà gestito dall’Acquirente Unico, la società pubblica del gruppo Gestore Servizi Energetici (GSE). Grazie a questo strumento tecnologico, si legge in una nota, verranno superate le difficoltà fino ad oggi riscontrate nello scambio di dati tra gli operatori, consentendo alle famiglie ed alle imprese di usufruire pienamente delle opportunità derivanti dalla concorrenza all’interno del processo di liberalizzazione, favorendo in maniera ancora più rapida e sicura il cambio del proprio fornitore di energia. La gestione centralizzata dei flussi informativi, inoltre, sempre secondo la nota dell’Acquirente Unico, stimolerà anche una riduzione dei costi di gestione complessivi a carico degli operatori e, quindi, dei consumatori finali. L’istituzione presso l’AU del Sistema Informatico assicurerà pure l’imparzialità nella sua gestione e la non discriminazione tra gli operatori. Infine, sarà possibile per i soggetti istituzionali competenti verificare il comportamento del mercato e coadiuvare eventuali azioni correttive e di semplificazione dell’assetto regolatorio. “È un importante risultato che mette a disposizione uno strumento indispensabile per lo sviluppo dei mercati, che si inserisce pienamente nel contesto regolatorio messo in atto da parte del Ministero dellosviluppo economico e dell’Autorità per oltre 60 milioni di utenze tra energia elettrica e gas”, commenta Paolo Vigevano, l’ad di Acquirente Unico.

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