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Energia dagli specchi ustori per la maxi centrale siciliana

PRIOLO (Siracusa) – Nasce la «fattoria del sole». A Priolo, nella conca di Augusta, simbolo con Melilli del triangolo industriale siracusano e del polo petrolchimico più grande d’Europa che vede la massima concentrazione di raffinerie, è partita la riscossa verso l’energia del futuro: pulita e rinnovabile. Ieri è stata inaugurata a Priolo Gargallo la centrale solare termodinamica «Archimede », prima al mondo a utilizzare la tecnologia dei sali fusi integrata con un impianto a ciclo combinato. Una giornata importante, che coincide anche con l’annuncio che il governo ha ripristinato nella Manovra il sistema degli incentivi alle fonti rinnovabili, dato dal ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo. A dieci anni dall’intuizione di Carlo Rubbia poi sviluppata dai ricercatori dell’ Enea e successivamente industrializzata dall’Enel, prende così corpo un progetto, che nato sulla spinta della crisi energetica degli anni ’80 portò alla costruzione di diverse centrali solari, tuttora in funzione nel deserto della California, il cui funzionamento è caratterizzato dall’utilizzo di specchi parabolici lineari per concentrare e riflettere la luce solare su tubi in cui scorre olio minerale (l’olio si riscalda e incanalato in una caldaia dove l’acqua si trasforma in vapore ad alta pressione e aziona le turbine per la produzione di energia elettrica). Ma la nuova centrale di Priolo, la «fattoria del sole», per dirla con l’amministratore delegato dell’Enel Fulvio Conti, costituisce una novità assoluta a livello mondiale, dal momento che prevede l’uso di sali fusi (ricavati da fertilizzanti) come fluido termovettore, ed è anche la prima al mondo a integrare un ciclo combinato a gas e un impianto solare termodinamico per la produzione di energia elettrica. Non solo. «Archimede» (il cui nome è anche un omaggio al grande fisico e matematico che oltre 2.200 anni fa con i suoi «specchi ustori» incendiò le navi romane e salvò Siracusa dall’assedio nemico) ha una caratteristica che la rende unica: è in grado di raccogliere e conservare per molte ore, lungo i suoi 5 chilometri e mezzo di tubi speciali che corrono attraverso 30mila metri quadri di specchi collettori parabolici, l’energia termica del sole per poter generare elettricità anche di notte o con il cielo coperto. «La capacità dell’impianto, costato circa 60 milioni, è di 5 megawatt, considerando un funzionamento di circa 3mila ore all’anno. Un livello in grado di soddisfare il fabbisogno di 4mila famiglie », ha spiegato Conti. Che comunque riconosce «un costo per kilowattora superiore di almeno cinque o sei volte rispetto all’energia prodotta con le fonti fossili convenzionali». «In questo caso, però, con un risparmio di 2.100 tonnellate di petrolio all’anno e riducendo le emissioni di anidride carbonica per circa 3.250 tonnellate». Insomma, come dice Conti: «Un altro passo per il raggiungimento di un sogno: avere energia abbondante a basso costo e soprattutto sostenibile».

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