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Energia: 11 parchi eolici bloccati da tribunali

ROMA – Infrazioni di leggi comunitarie e nazionali, normative sul paesaggio, sulla tutela degli uccelli protetti, mancanza di valutazioni sull’impatto ambientale, crollo del valore degli immobili e pericolo di frane. Sono alcuni dei motivi per i quali 11 progetti di impianti eolici in Italia sono stati fermati, in attesa di sentenze dei Tribunali Amministrativi Regionali e, in alcuni casi, del Consiglio di Stato.
Le organizzazioni Italia Nostra e Comitato Nazionale del Paesaggio (Cnp) hanno raccolto le storie di questi undici casi italiani e li hanno presentati alla Commissione Ambiente della Camera, che sta realizzando audizioni per rivedere l’intero sistema, definito dalle associazioni “poco remunerativo se non per i forti incentivi che riceve dallo Stato”.
In Sicilia, oltre cento torri eoliche che sfiorano i cento metri di altezza, previste da due progetti distinti della Api Holding, dovrebbero essere costruite all’interno del Parco dei Nebrodi e si piazzerebbero proprio sulla rotta di migrazione di molti uccelli, alcuni dei quali protetti come le cicogne. Le torri comprometterebbero anche l’esistenza di volatili residenti nell’area come le aquile reali e i grifoni. Gli uccelli, in volo cieco, sfruttando le correnti ascensionali per risparmiare energia, si schianterebbero inevitabilmente contro le pale.
In Sardegna, il prossimo 25 ottobre ci sarà la prima udienza di un processo in cui sono state rinviate a giudizio sei persone, tra cui tecnici regionali che avrebbero dato l’autorizzazione a costruire il parco eolico di Nulvi-Tergu, senza i necessari permessi. In Puglia, nell’ambito del progetto del parco eolico di Nardò, in provincia di Lecce è prevista la costruzione di 31 torri eoliche da parte della Italgest Wind (acquisita da Enel Green Power) a 250 metri di distanza da case abitate e a meno di 600 metri da strade provinciali e statali.
In questo caso, secondo Italia Nostra e CNP, la perdita del valore immobiliare sarebbe repentina, senza contare le condizioni di vita a cui sarebbero sottoposti gli abitanti, per il rumore delle pale. Un’esperienza simile è stata raccontata da una coppia tedesca che viveva a Murci, in Toscana, a poche centinaia di metri da alcune torri eoliche. Dopo un anno di annotazioni in un diario, in cui si alternavano descrizioni di stati di ansia, mancanza di sonno e spossatezza, i due hanno deciso di abbandonare la casa.
Piero Romanelli, invece, non è ancora andato via ma sta conducendo una strenua battaglia per la sua salute e la sua casa che sorge nel mezzo del parco eolico Casoni di Romagna. Romanelli è finito anche in ospedale per i sintomi provocati dal rumore delle pale eoliche. Sempre a Nardò, una relazione geologica ipotizza che i carichi trasmessi dalle fondamenta dell’impianto eolico al terreno sottostante si possano propagare, innescando cedimenti e crolli. L’ultima parola sul progetto dovrà arrivare dal Tar della Puglia a cui sono ricorsi il Cnp e il Comune.
Piu’ a Sud, gli aerogeneratori della CRE Project minacciano il paesaggio delle Piccole Dolomiti della Basilicata e il Parco nazionale dell’Alta Murgia. In quest’ultimo caso, la procura di Bari sta facendo accertamenti sui documenti del progetto e su eventuali infiltrazioni criminali nelle società proponenti. In Molise, ad essere minacciato è il patrimonio archeologico. Sedici torri da 126 metri della Essebiesse Power dovrebbero essere costruite in prossimità del sito archeologico di Altilia Sepinum, città fondata dai romani sul tratturo della transumanza.
L’8 ottobre ci sarà un pronunciamento del Consiglio di Stato. Nel vicino Abruzzo, il paese di Casteguidone rischia il suo paesaggio che potrebbe essere costellato da 11 torri eoliche di 130 metri, mentre nella provincia di Benevento, sulla montagna di Morcone nonostante il parere negativo della soprintendenza dei Beni Culturali, rischiano di comparire 32 torri di 130 metri, della società Dotto. La decisione finale spetta alla Regione Campania che ha lasciato in sospeso la questione dal 2007.

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