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Emergenza rifiuti anche nei conti

Disastro chiama disastro. A Napoli, ai cumuli di spazzatura per strada fa da contraltare, come in un gioco di specchi, il dissesto di chi dovrebbe occuparsene. E in prima linea c’è l’Asìa, l’azienda dei rifiuti della città partenopea. Non inganni il nome esotico perché Asìa rischia di essere la summa dei fallimenti sul fronte dei rifiuti. Il 2009 si è chiuso per la società partecipata al 100% dal comune di Napoli con una perdita secca di 18 milioni di euro e qualche spicciolo. Possono apparire quisquilie, rispetto alla drammatica situazione della città. Ma non è così, visto che ci si accapigliava fino all’altro ieri su una decina di milioni di oneri per una nuova discarica. Quel buco di 18 milioni è prodotto su un fatturato di soli 161 milioni. Per ogni dieci euro che Asìa incassa se ne perde più d’uno per strada. Ma la traballante municipalizzata non è nuova a exploit negativi. Nel 2008, nella prima crisi rifiuti, le perdite erano state di ben 45 milioni. Totale 63 milioni di passivo negli ultimi due anni. E a parte la parentesi “felice” del 2007, quando Asìa riuscì a produrre ben 6 milioni di utili, lavorare in perdita sembra sia la vocazione dell’azienda pubblica dei rifiuti. Tra il 2004 e il 2006 (e allora non c’erano i sacchi dell’immondizia per strada) l’azienda ha cumulato perdite per 44 milioni. Un buco di oltre 100 milioni Fate i conti e vedrete che gestire la spazzatura a Napoli, emergenza o non emergenza, è costato oltre 100 milioni negli ultimi sette anni. Costato a chi? Ai napoletani ovviamente. Perché i ricavi non sono altro che i corrispettivi pagati dal comune per il servizio. E a sua volta i soldi girati dal sindaco ad Asìa vengono in parte dalla tariffa rifiuti, la tassa pagata dai cittadini. E ad Asìa non è stato fatto mancare nulla. Nel 2009 il comune ha staccato un assegno da 170 milioni, ben più dei 134 milioni pagati nel 2008. La generosità nei confronti di Asìa non è nuova. Dura da anni. Tra le aziende che si occupano di rifiuti nelle grandi città italiane, come ha rilevato l’ufficio studi di Mediobanca per conto di Civicum, Asìa è quella che ha ricevuto in assoluto più stanziamenti pubblici. Solo nel periodo lontano tra il 2003 e il 2006 i fondi girati dal comune ad Asìa sono aumentati del 40%. E l’anno scorso una nuova copiosa iniezione di denaro. Ma ad Asìa, paradossalmente, più soldi metti, più ne perdi. E in più ti ritrovi ogni due tre anni le strade invase dai rifiuti. Cosa se ne fa Asìa di quei quattrini che dovrebbero servire a tenere pulite le strade? Ci paga per oltre il 60% i salari dei dipendenti. Saliti dai duemila del 2008 ai 2.300 dell’anno scorso. Si assume in quel di Asìa, ma più dipendenti non vogliono evidentemente dire strade più pulite. Un paradosso, uno dei tanti dell’azienda rifiuti più malconcia d’Italia. Per il resto si spendono una settantina di milioni l’anno per il servizio offerto e si ammortizzano e si svalutano beni per circa 5 milioni. Con un bilancio così impossibile chiudere in utile. Anche perché il contributo che Asìa potrebbe incassare, quello della raccolta differenziata che è a livelli minimi, è talmente esiguo da far sorridere. L’azienda dei rifiuti di Napoli genera proventi dalla raccolta differenziata (che dovrebbe essere il suo core business) per soli 4 milioni, poco meno del 3% dei soldi incassati ogni anno a piè di lista dal Comune. Un pò poco per un’azienda con oltre duemila dipendenti. Un altro paradosso.

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