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Efficienza energetica, l’Italia rischia (altre) multe salate dall’Unione europea

Dopo la messa in mora dell’Italia a causa dei rifiuti napoletani, arriva da Bruxelles un’altra cattiva notizia: l’Italia rischia l’applicazione di nuove sanzioni per inadempienze nel settore dell’efficienza energetica in edilizia. La Commissione europea, infatti, ha inviato al nostro Governo un “parere motivato” con la richiesta formale di applicare tutte le norme comunitarie sulle prestazioni energetiche in edilizia. Si tratta del secondo (e penultimo) step previsto dalla procedura di infrazione, e che arriva dopo il richiamo dello scorso novembre che, evidentemente, non ha sortito gli effetti sperati da Bruxelles.
Ma quali sono le mancanze imputate al nostro Paese? Prima di tutto, scrive l’Ue, l’attuale normativa nazionale italiana sui cosiddetti Attestati di certificazione energetica (Ace) non rispetta le direttive della comunità europea. La legislazione comunitaria, e in particolare la direttiva 2002/91/CE sul rendimento energetico nell’edilizia, stabilisce infatti che siano degli esperti qualificati a rilasciare le attestazioni obbligatorie in caso di compravendite e locazioni, sia per gli edifici nuovi che per quelli già esistenti. In Italia, però, i proprietari possono produrre una autocertificazione nel caso in cui dichiarino che il proprio edificio rientra nella classe di efficienza peggiore (la categoria di consumo G). Questa possibilità è stata introdotta con le “Linee Guida nazionali per la certificazione energetica degli edifici” approvate nel giugno del 2009, ma, secondo l’unione europea rappresenta nient’altro che una scappatoia per lasciare il nuovo proprietario o inquilino all’oscuro delle reali prestazioni energetiche dell’edificio.
Ad aggravare la posizione dell’Italia c’è poi il fatto che, nel caso dei contratti di affitto, la legge nazionale prevede che gli Ace siano obbligatori solo in caso di nuovi edifici, mentre la normativa europea li prescrive in ogni caso. Ma la disciplina della certificazione energetica non è l’unico settore nel quale Bruxelles ha bacchettato il nostro Paese. Secondo l’Ue, infatti, mancano in Italia le necessarie misure per garantire che gli impianti di condizionamento dell’aria vengano controllati regolarmente, e che i proprietari siano correttamente informati sui possibili accorgimenti per aumentarne l’efficienza.
A questo punto, il Governo ha due mesi di tempo per rispondere in modo convincente alla Commissione. In caso contrario, l’Italia rischia di essere deferita alla Corte di giustizia europea e di essere condannata al pagamento di un’ammenda. Un danno economico che si andrebbe a sommare alle perdite indirette causate dal mancato efficientamento degli edifici, che sono responsabili da soli del 40% dei consumi elettrici nazionali.

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