Questo articolo è stato letto 0 volte

Effetto crisi, cala il bilancio della Provincia

TRENTO – Il bilancio della Provincia autonoma di Trento cala. Ciò che fino a qualche tempo fa sembrava impossibile è diventato realtà. Si prevede una contrazione di circa due punti percentuali: più o meno novanta milioni di euro in meno a disposizione della giunta per l’elaborazione della Finanziaria 2011. Un’inver-sione di tendenza non drammatica per le casse di Piazza Dante, ma certo significativa: la stagione della crescita costante è finita. Il segretario generale della Provincia, Ivano Dalmonego, precisa che si tratta di «dati provvisori», ma se le cifre potranno variare, la tendenza è chiara e non potrebbe essere altrimenti, visto l’andamento del Pil. «Il bilancio è in contrazione per il semplice motivo che il prodotto interno lordo della Provincia è calato nel 2008 e nel 2009». Una calo contenuto rispetto al crollo nazionale, man on tanto da lasciare invariate le entrate di Piazza Dante. «Nel 2008?spiega il dirigente?siamo scesi dello 0,8%, l’anno peggiore è stato il 2009, che ha segnato un meno 3,5%». Dati negativi, ma ben al di sopra di quelli nazionali. La contrazione del Pil generale nel 2009 è stata del 5,5%. «Se i dati dei primi mesi del 2010 saranno confermati, la riduzione delle entrate – prevede Dalmonego – sarà di circa due punti percentuali. Su un bilancio 2010 di 4miliardi e 650 milioni di euro si tratta più o meno di novanta milioni, anche se in questo momento non è possibile dare una cifra esatta. Non si tratta di un calo sconvolgente – osserva il dirigente -, rispetto a quello che stanno vivendo le altre Regioni è ben poca cosa, ma certo non sarà più possibile accompagnare la crescita della spesa». Significativa, per la realizzazione del bilancio 2010 anche la quota (50 milioni nel 2011, 100 nel 2012) che il Trentino dovrà versare dopo che la manovra correttiva di Tremonti ha imposto 500 milioni di compartecipazione alle speciali. Oltre al calo relativo del Pil trentino rispetto a quello nazionale, per Dalmonego l’altro motivo del mancato tracollo è «il patto di Milano ». «Se non avessimo messo al sicuro le nostre entrate, ora la situazione sarebbe ben più drammatica. Le altre speciali ora ci stanno imitando, ma i tempi sono diversi ». Il patto di Milano da un lato costa cento milioni di euro l’anno alla Provincia, che con quei soldi deve pagare le nuove competenze su università e ammortizzatori sociali, oltre ai progetti di solidarietà per i territori confinanti. Dall’altra, però, Piazza Dante recupererà 267 milioni di euro l’anno fino al 2017 come rimborso della cosiddetta «quota variabile», da anni bloccata a Roma e ceduta in cambio del pagamento degli arretrati e dell’allargamento del principio dei nove decimi. Brutalizzando, il Trentino ha preferito averne pochi, certi e subito che attendere delle calende probabilmente greche. «Abbiamo anche sbloccato cinquanta milioni l’anno per le funzioni delegate» aggiunge il segretario generale. Il dato certo è che, a partire da quest’anno, ci sarà poco da scialare: la crescita fisiologica della spesa non potrà essere assecondata e qualcosa bisognerà anche risparmiare. «Non è un bilancio di crescita, andranno fatte delle scelte. Di buono c’è – conclude Dalmonego – che siamo ancora ancora in grado di destinare 1,8 miliardi in investimenti. Non è poco». Ieri la giunta provinciale si è riunita per una prima ricognizione sul bilancio, ma per le decisioni su tagli e risparmi bisognerà attendere.

Continua a leggere su: Corriere del Trentino

Lascia un commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>