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Ecco come la delinquenza cattura le case popolari

Ha destato meraviglia la notizia che interi quartieri di case popolari, a Milano, sono in mano alla delinquenza organizzata. Lo stupore stupisce. È come se ci si meravigliasse che l’acqua bollente scotta. Le case popolari, che sono state costruite per sovvenire alle esigenze delle famiglie più indigenti che non possono permettersi di pagare un affitto ordinario, vengono assegnate in base a delle graduatorie legate allo stato di bisogno delle famiglie. Siccome non ci sono i mezzi economici per realizzare un numero di case popolari in grado di rispondere a tutti coloro che desiderano godere di un’abitazione decorosa con affitto calmierato, è giocoforza ricorrere, nelle assegnazioni, alla compilazione di graduatorie. Senonché, visto che non succede nulla a fare i prepotenti (e constatato quindi che la prepotenza, anziché essere punita, viene, di fatto, premiata) alcuni aspiranti alla casa popolare, anziché attendere che il Comune assegni loro l’alloggio in base alle graduatorie, hanno sfondato una finestra e sono entrati nella casa popolare, occupandola. Le prime occupazioni furono organizzate dai centri sociali. Visto che chi entrava abusivamente nelle abitazioni popolari (soffiandole quindi ai poveracci che ne avevano più bisogno; e diritto) non veniva sfrattato o, anche quando arrivava la forza pubblica, c’era sempre qualche anima buona (a danno dei diritti degli altri, però) che interveniva per far retrocedere i poliziotti, si è diffuso il convincimento che nelle case popolari di Milano si entra per le finestre e non per le porte, rompendo gli infissi anziché ottenendo le chiavi. E che le graduatorie, il Comune, poteva mettersele in quel posto, come fu scritto su un muro con una bomboletta spray. Ma se si ricorre alla forza, i centri sociali non hanno tenuto conto che, ben presto, sarebbero stati sfrattati da chi, la prepotenza, la sa usare meglio di loro. Scelta la via del sopruso, c’è sempre, dietro l’angolo, qualcuno più violento che ti violenta. Ecco perché fra le case popolari è arrivata la delinquenza organizzata. Che non ha solo polverizzato le graduatorie ma ha imposto anche la sua legge in questi quartieri. Attualmente il Comune di Milano ha chiesto 457 avvii del procedimento giudiziario. Tocca alla procura rinviare a giudizio, assolvendo e condannando. Se non si procede, il reato cade in prescrizione. I processi pendenti sono 457. Alcuni sgomberi non vengo attuati perché, fra gli abusivi, ci sono delle donne incinte. Si è poi scoperto che le donne incinte vengono noleggiate.

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