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E l’assegno diventa sempre più leggero

Pensioni più lontane nel tempo. Ma anche sempre più leggere. Alle disposizioni introdotte dalla manovra correttiva sulle finestre mobili e l’adeguamento dell’età pensionabile alla speranza di vita, si devono infatti sommare le altre azioni di ristrutturazione alle quali il sistema pensionistico italiano (sia nella parte obbligatoria che in quella complementare) è stato sottoposto negli ultimi due decenni per garantire la sostenibilità della spesa previdenziale. Tra queste, la revisione periodica dei coefficienti di trasformazione. E così, il giovane dipendente trentenne che con un reddito da 50 mila euro potrebbe contare, applicando le regole attuali, su una pensione di 29.500 euro (il 59% della sua retribuzione), in prospettiva vedrà il suo assegno ridursi del 15% (per la prevista modifica dei criteri di calcolo delle pensioni). Peggio ancora andrà al coetaneo collaboratore a progetto, che a parità di reddito oggi otterrebbe 23.500 euro di pensione che con le future regole diventeranno 20.000 euro. Tutti gli ultimi cambiamenti avranno infatti notevole impatto soprattutto per le nuove generazioni che vedranno calcolata la propria prestazione pensionistica con il sistema di calcolo contributivo: questo sistema differisce notevolmente dal sistema retributivo; la prestazione pensionistica non è legata alla retribuzione/reddito ma è vincolata alla contribuzione accreditata a favore del lavoratore nell’arco dell’intera sua vita lavorativa. L’importo della pensione annua calcolata con i criteri del sistema contributivo si ottiene moltiplicando il montante contributivo individuale (determinato considerando i contributi di ogni anno calcolati come percentuale della retribuzione annua – per i lavoratori dipendenti tale percentuale è pari al 33% – capitalizzati annualmente alla media quinquennale del pil nominale) per il coefficiente di trasformazione relativo all’età del dipendente alla data di decorrenza della pensione. Per meglio capire questa situazione si possono analizzare alcuni scenari che ci permetteranno di raffigurare meglio questo fenomeno di continuo cambiamento previdenziale. L’analisi si focalizza su tre particolari categorie previdenziali, e precisamente: lavoratori dipendenti, lavoratori autonomi e lavoratori a progetto. Per ogni categoria si è presupposto un inizio di lavoro all’età di 24 anni, si sono considerate diverse età attuali e diverse ipotesi di reddito/retribuzione attualmente percepiti. Inoltre, per meglio rappresentare il fenomeno previdenziale, si sono considerati due diversi scenari: il primo considera la normativa attuale e, quindi, i coefficienti di trasformazione attualmente in vigore, mentre il secondo considera dei coefficienti di conversione stimati nei prossimi anni. Nell’analisi dei singoli profili, l’attenzione è posta sui tassi di sostituzione (o anche percentuale di copertura), ovvero il rapporto tra la retribuzione percepita prima del pensionamento e la pensione percepita durante il primo anno del pensionamento, entrambe espresse in termini annui e al lordo di addizionali e tasse. Si consideri inizialmente un lavoratore dipendente, come esaminato nella tabella 1. Dall’analisi della tabella si possono fare diverse considerazioni: – con l’aumentare del reddito la copertura previdenziale diminuisce: quest’effetto è dovuto alla presenza del cosiddetto «tetto contributivo» che ha il compito di plafonare, quindi limitare, il reddito preso in considerazione nella determinazione del contributo previdenziale annuo versato; – con l’aumentare dell’età attuale del soggetto si vede aumentare la copertura previdenziale: questo è dovuto alla presenza del sistema retributivo; infatti sia nel caso del 40 enne che in quello del 50 enne si ha una presenza, maggiore nel secondo caso, del sistema retributivo. Considerando i coefficienti di trasformazione stimati dal 2020 in poi, la copertura pensionistica, in tutti i casi, subisce un notevole abbattimento, almeno del 10%, effetto dovuto unicamente all’allungamento della speranza di vita e quindi alla diminuzione dei coefficienti di trasformazione. Consideriamo invece un lavoratore autonomo (artigiani, commercianti, ?), come indicato in tabella 2. Anche per questa categoria valgono le considerazioni fatte per i lavoratori dipendenti, con l’aggravante che, a parità di reddito da lavoro, la copertura pensionistica è nettamente inferiore; ciò è dovuto soprattutto al fatto che l’aliquota di contribuzione per i lavoratori autonomi è del 20,09% (contrapposta al 33% dei dipendenti). Ne consegue che, tale categoria necessita maggiormente di un’integrazione pensionistica. Se invece si considerasse un lavoratore a progetto, categoria molto diffusa in Italia per i giovani lavoratori, la situazione sarebbe la seguente: l’effetto del cambiamento dei coefficienti di trasformazione risulta anche in questo caso di notevole impatto: in tutti i casi si ha una diminuzione della prestazione pensionistica di circa il 10%. Rispetto ai lavoratori autonomi, le coperture pensionistiche di questa categoria, risultano superiori soprattutto perché il costo contributivo a proprio carico risulta superiore: 26,72% contro il 20,09%. Lo scenario che ci si prospetta, quindi, sulla base delle riforme già realizzate tiene conto di una sostanziale uniformità delle tendenze di medio e lungo periodo per ogni categoria previdenziale e di un allineamento tendenziale tra la contribuzione versata e la prestazione pensionistica. Un dato appare comunque certo: il tasso di sostituzione subirà un continuo decremento nel tempo. Ne consegue la necessità di sviluppare un sistema misto, in parte a ripartizione di matrice pubblica, in parte affidato a forme di previdenza complementare privata a capitalizzazione (con una netta preferenza per la contribuzione definita).

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