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E il divario tra le due Italie cresce

Serve una reazione da parte della pubblica amministrazione italiana per far fronte all’ennesimo spreco delle risorse comunitarie. Anche per la programmazione 2007-2013 le amministrazioni pubbliche stanno ripetendo gli errori delle precedenti programmazioni. Come mostrano i dati più recenti forti sono i ritardi nell’impegno e nella spesa. Da anni ormai si denuncia la scarsa capacità delle pubbliche amministrazioni di spendere in maniera efficiente ed efficace le risorse dei fondi comunitari, nonché il grave danno che questa incapacità produce sull’economia italiana e in particolare di quei territori che sono oggetto specifico delle politiche di sviluppo comunitarie. L’esperienza italiana nelle precedenti programmazioni comunitarie (1994-1999 e 2000-2006) ha messo in evidenza non solo la scarsa capacità nel programmare le risorse, ma anche l’approccio patologico con il quale molte amministrazioni si rapportano alle risorse pubbliche in termini di spesa. In generale, proprio le amministrazioni pubbliche destinatarie di maggiori risorse finanziarie per la promozione e lo sviluppo economico e sociale dei rispettivi territori hanno rivelato le maggiori criticità nella capacità di programmare, impegnare e spendere le risorse finanziarie assegnate, pur essendo questa una delle priorità delle azioni contenute nel Quadro strategico nazionale. In maniera evidente ciò è accaduto con particolare riferimento ai fondi comunitari e nelle regioni ex Obiettivo 1, oggi Convergenza, nelle quali le risorse comunitarie sono state considerate e gestite irresponsabilmente come estranee, ulteriori (forse anche eccessive per lo sforzo amministrativo che richiedevano) e quindi da non utilizzare al meglio. Il problema sembra riproporsi oggi anche con riferimento alla programmazione comunitaria 2007-2013, e forse in maniera più grave in base ai dati sul monitoraggio in corso, mettendo in discussione quindi l’efficacia di tutte quelle azioni di sistema e di capacity building, poste in essere negli ultimi anni a sostegno del rafforzamento (empowerment) delle amministrazioni pubbliche meridionali. I pochi indicatori presenti nel settore pubblico in termini di bilancio (autonomia finanziaria, costi di funzionamento, patto di stabilità) e in termini di servizi (tempi di attesa, qualità dei trasporti, servizi sociali, servizi per l’impiego e qualità della vita in generale) mostrano un forte divario tra nord e sud del paese che si allarga e si aggrava anno dopo anno pur in presenza di ingenti risorse comunitarie. Il rapporto Svimez 2010 ha messo in luce come il processo di convergenza delle regioni in ritardo di sviluppo verso quelle più ricche, sostenuto proprio con le risorse dei fondi strutturali, in Italia si presenti in controtendenza rispetto al resto d’Europa. Infatti, mentre a livello comunitario nello scorso decennio le aree Obiettivo 1 si sono sviluppate in misura maggiore rispetto alla media dell’Unione europea, mostrando un tasso di crescita medio annuo del Pil pari al 3,3% contro quello medio dell’Unione del 2,6% (Italia esclusa); nel nostro paese le regioni del Mezzogiorno sono cresciute in media dell’1,1% a fronte dell’1,4% delle regioni del Centro nord e hanno visto aumentare, piuttosto che diminuire, il divario tra le due aree del paese, registrando le prime un divario del 2,2% in confronto alle altre regioni europee in ritardo di sviluppo e le altre una crescita del Pil inferiore di 1 punto e mezzo rispetto alle altre aree ricche dell’Unione. Tutto questo è accaduto anche con riferimento a quelle misure volte a potenziare le amministrazioni nella capacità di gestione delle risorse e delle politiche. Dovrebbe essere chiaro inoltre che per potenziare le ppaa, soprattutto dopo l’entrata in vigore delle misure contenute agli articoli 6 e 9 del decreto legge 78/2010, che limitano ad esempio le risorse per la formazione e quelle destinate all’accessorio, le amministrazioni pubbliche e in particolare quelle del Mezzogiorno hanno a loro disposizione solo le risorse comunitarie o le risorse ricavabili da profondi processi di razionalizzazione. A due anni dalla fine della programmazione comunitaria 2007-2013 la spesa impegnata è veramente irrisoria. Dopo due programmazioni comunitarie che comunque hanno previsto azioni di supporto e rafforzamento per le amministrazioni rientranti tra gli obiettivi dell’Ue, registriamo ritardi e inefficienze maggiori. Per anni si è operato per rafforzare la capacità delle amministrazioni di programmare, attuare e monitorare le politiche, nonché di produrre beni relazionali (quali legalità, sicurezza, imparzialità, trasparenza, certezza e prevedibilità del-l’agire amministrativo), ma con scarsi risultati sia rispetto alle risorse ordinarie sia rispetto a quelle comunitarie. Una mano di aiuto dovrebbe venire dallo strumentario individuato dal decreto legislativo 150 del 2009: la programmazione attenta delle risorse, l’impatto sul miglioramento dei servizi della programmazione, il miglioramento della qualità degli obiettivi e la performance organizzativa.

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