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E a sorpresa l’Italia si ritrovò con meno statali di Londra e Parigi

VENEZIA ? «Sappiamo tutti cosa fare ? ha detto una volta il presidente dell’Eu-rogruppo Jean-Claude Juncker -. Quel che non sappiamo, è come vincere le elezioni dopo». Parlare di drastici tagli ai dipendenti pubblici dopo un balzo di quasi cinque milioni dei disoccupati in Europa, per esempio, non aiuta. Non se un politico vuol sopravvivere al prossimo passaggio dalle urne. La precauzione consiglia dunque di decidere tutto subito dopo aver raccolto i cocci dalla gestione precedente: la colpa potrà essere più facilmente retrodatata. Osserva Jeffry Frieden, professore di politiche pubbliche all’Università di Harvard, che David Cameron sta facendo esattamente questo. Il premier di Londra applica oggi la parte più dolorosa della terapia sul bilancio britannico, perché questo è il momento più lontano dal prossimo voto. La prospettiva di un calo del numero dei dipendenti pubblici di 450 mila unità entro il 2015 e di 600 mila nel 2016 può essere ancora iscritta fra le eredità di Gordon Brown. Non tutti i leader alle prese con il dopo- recessione possono permettersi questi lussi. Non Nicolas Sarkozy e il suo ministro dell’Economia Christine Lagarde, che affrontano la riforma delle pensioni all’ultimo momento possibile prima della campagna per il voto sull’Eliseo nel 2012. E non può il governo in Italia, anch’esso avanti, forse molto avanti nella legislatura. La chiarezza del ministro Renato Brunetta nello stimare un calo di 300 mila posti pubblici in 5 anni non era dunque scontata. Ma davvero la cura di Cameron e del ministro del Tesoro George Osborne sono paragonabili alla linea Brunetta? A giudicare da certe cifre, non del tutto: i dipendenti pubblici di Sua Maestà sono quasi sei milioni, quelli dell’Italia tre e mezzo, meno anche dei circa cinque milioni della Francia. Il debito pubblico ha iniziato a far paura a Roma prima che altrove e le conseguenze si riflettono sul numero di buste paga: secondo l’Ocse, l’Italia è il Paese del club delle democrazie ricche nel quale la quota di statali sulla popolazione è scesa di più in dieci anni. La liberista Gran Bretagna è quella in cui è salita di più, perché non tutto è come sembra: il costo dei dipendenti pubblici di Londra in rapporto al pil ha superato quello dell’Italia da anni. Osborne e Brunetta vivono dunque problemi diversi, ma non è detto che il secondo sia messo davvero meglio del primo. Con Frieden a Venezia per il Forum degli investitori di lungo termine, Franco Bassanini conosce certi risultati a memoria: per ogni cento bambini in età pre-scolare in Italia ci sono dieci addetti pubblici che se ne occupano, in Francia sono 28 e in Gran Bretagna sono 50. Con conseguenze ovvie, nota il presidente della Cassa depositi ed ex ministro della Funzione pubblica: «Più nascite, meno declino demografico, madri che lavorano e più crescita economica». In Italia in alcuni settori il personale statale può ridursi, aggiunge Bassanini, ma non alla cieca. In fondo la prossima tappa delle storie parallele Roma-Londra è proprio qui: in Italia il vecchio debito pubblico ha atrofizzato il welfare, Oltremanica il nuovo debito accumulato con il crac finanziario lo smantella. I banchieri hanno difeso i loro bonus con i salvataggi pubblici, ma ora i sussidi ai disabili saranno dimezzati. «A volte vanno salvati i colpevoli per proteggere gli innocenti ? ammette Frieden ? ma i problemi di bilancio c’erano da prima». Cameron risponde a questo dilemma morale con la «Big Society», sintesi di volontariato e società civile in aiuto dei deboli, e Bassanini sottolinea che lui l’ha portata in Italia nel ’97-2001: da noi si chiama terzo settore, sussidiarietà. Ma basta? Fin qui il sostegno dei più deboli si è fatto con il welfare in Europa e con i subprime in America, replica Frieden. Entrambi ora sono alle corde. Ma per la «Big Society», Frieden più che un’analisi ha un augurio: «Good luck».

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