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Doppia scelta sull’imponibile

Metri quadrati o valore catastale? Nel progetto delineato dal Governo, la scelta spetta ai Comuni, che potranno decidere se applicare dal 2014 la tassa sui servizi indivisibili (Tasi) in base al valore catastale o alla superficie degli immobili.

La scelta è tutto sommato neutrale in termini di gettito complessivo: basta quantificare correttamente la base imponibile e fissare il prelievo – sotto forma di aliquota o centesimi per metro quadrato – a un livello sufficiente a garantire le risorse necessarie al Comune. Oltretutto, l’obbligo di usare la stessa superficie già utilizzata per il tributo sui rifiuti non crea complicazioni di calcolo.

Quello che cambia – e non poco – è la distribuzione del prelievo tra i contribuenti. A Latina, ad esempio, un alloggio di caratteristiche medie pagherebbe una Tasi minima di di 38,60 euro con la tassazione sulla superficie e di 20,80 euro con quella su base catastale. A Padova, invece, il rapporto è invertito e la tassazione catastale costerebbe 48,40 euro. Dove le rendite catastali sono più elevate, in altri termini, conviene essere tassati per metri quadrati, ovviamente a parità di pressione fiscale. Ma il punto è che ci sono grandi differenze anche all’interno della stessa città, tra un quartiere e l’altro, o anche tra un edificio e l’altro.

Oltre alla sperequazione delle rendite, infatti, incide anche il numero dei vani catastali, che dipende tra l’altro dalla distribuzione degli spazi all’interno dell’unità immobiliare (a parità di metratura gli edifici più vecchi tendono ad avere meno vani). D’altra parte, la superficie, senza altri correttivi, non tiene conto del valore di mercato né dell’utilizzo effettivo dei diversi fabbricati.

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