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Disco rosso ai debiti dei sindaci

Il governo mette un freno all’indebitamento degli enti locali soggetti al patto di stabilità. I comuni sopra i 5 mila abitanti e le province potranno assumere nuovi mutui e accedere ad altre forme di finanziamento solo se l’importo annuale degli interessi, sommato a quello dei mutui precedentemente contratti, a quello dei prestiti obbligazionari precedentemente emessi, a quello delle aperture di credito stipulate ed a quello derivante da garanzie prestate, non supererà l’8% degli incassi relativi ai primi tre titoli delle entrate in bilancio. Il parametro di riferimento sarà il rendiconto del penultimo anno precedente a quello in cui viene prevista l’assunzione dei mutui. La novità, che sarà inserita in un pacchetto di emendamenti al disegno di legge di stabilità, pronto per iniziare l’iter alla camera, non modificherà l’art.204 del Tuel, ma costituirà una regola di comportamento solo per i grandi enti. Per i piccoli comuni continuerà ad applicarsi la norma del Testo unico (dlgs 267/2000) che fissa il livello di indebitamento al 15% delle entrate. La modifica, a cui stanno lavorando in questi giorni i tecnici ministeriali e che, secondo quanto risulta a ItaliaOggi ha già ricevuto il placet del Mef, avrà il pregio di frenare la corsa all’indebitamento da parte degli enti locali che il tetto al 15% ha in questi anni incentivato. «L’indebitamento», spiega Maurizio Delfino, braccio destro tecnico del sottosegretario all’interno Michelino Davico, «incide con effetti negativi sulla spesa corrente e sul Patto, e per questo va limitato, perché un conto è la legittimità di un mutuo o di un prestito, un conto la sana gestione finanziaria». «Molto spesso i comuni», prosegue Delfino, «prendendo come base di riferimento il 15% delle entrate correnti, accendono mutui che non riescono a rimborsare. Basta infatti una decurtazione dei trasferimenti statali o regionali per non far quadrare più i conti». Esattamente come avverrà nel 2011. Quando scatterà la decurtazione dei trasferimenti imposta dalla manovra (1,5 miliardi che diventeranno 2,5 nel 2012) con la conseguenza che gli enti che oggi rientrano nel limite di indebitamento, in futuro (e col tetto all’8%) potrebbero non esserlo più, pur non avendo sottoscritto alcun nuovo mutuo. Un’altra novità in arrivo, che potrà essere inserita o nel pacchetto enti locali all’interno del ddl di stabilità o nel decreto legge che sterilizzerà la tracciabilità dei pagamenti (legge 136/2010) per i vecchi appalti pubblici, riguarda gli oneri di urbanizzazione. Anche per il triennio 2011-2013 potranno essere utilizzati in percentuale variabile (25% nel 2011, 20% nel 2012 e 15% nel 2013) per finanziare la spesa corrente. Oggi la percentuale è fissata dalla Finanziaria 2008 (legge 244/2007) al 50% per le spese correnti e al 25% per le spese di manutenzione ordinaria del verde e delle strade. La norma in arrivo, invece, non farà più distinzione tra le due tipologie. Tra gli altri interventi correttivi troverà posto anche il restyling del Patto di stabilità (si veda ItaliaOggi del 23/10/2010) che nel 2011 si muoverà lungo una duplice direttrice: il pareggio di bilancio (ossia un saldo in termini di competenza mista pari a zero), che costituirà una sorta di regola generale, e un saldo obiettivo (sempre espresso in termini di competenza mista) positivo pari al valore ottenuto applicando alla spesa corrente media 2006-2008 una percentuale (ancora da definire) che terrà conto del taglio ai trasferimenti disposto dalla manovra correttiva (dl 78/2010).In questo modo la riduzione di 1,5 miliardi di euro verrebbe sterilizzata. A questo doppio binario verrà ad affiancarsi una sorta di clausola di salvaguardia che consentirà agli enti penalizzati dalle nuove regole di decurtare del 50% lo scostamento tra il saldo obiettivo 2010 e quello 2011 (gli enti che invece si troveranno avvantaggiati dal nuovo sistema dovranno fare il contrario). «Il ministero dell’economia e quello dell’interno stanno facendo uno sforzo considerevole per venire incontro alle esigenze degli enti», commenta Delfino. «Uno sforzo che già lascia intravedere l’obiettivo finale: arrivare a regime al saldo zero». Mentre la riforma del Patto è ormai un dato acquisito, il compito dei tecnici ministeriali sembra più arduo per quanto riguarda lo sblocco dei residui passivi, oggi utilizzabili solo per una quota irrisoria (0,75%). Su questo Tremonti non vuole sentire ragioni, anche se negli ultimi giorni pare che il pressing di alcuni ministri sul numero uno del Mef stia aprendo spiragli per un innalzamento della quota al 2%. Buone notizie, infine, anche per le province. La compartecipazione Irpef all’1%, destinata a scomparire col federalismo fiscale, verrà prorogata anche per il 2011.

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