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Dimezzati i fondi per i Comuni I sindaci: “Bloccheremo i servizi”

Un taglio di quasi il 50 per cento dei trasferimenti regionali ai Comuni, che in soldoni significa 415 milioni di euro in meno per i 390 enti locali siciliani. Un taglio che se confermato fa gridare all’allarme i sindaci, da quelli del Pdl a quelli del Pd, che minacciano di tagliare spese per l’illumina-zione pubblica, per l’assistenza sociale o per le scuole e di consegnare le chiavi dei propri Comuni alla Regione «se la manovra finanziaria che prevede questi tagli dovesse essere approvata così com’è». «La situazione dei Comuni è già drammatica, i tagli ci mettono in ginocchio», dice il presidente dell’Anci, Diego Cammarata. E a far crescere il malumore dei primi cittadini sono anche altre norme previste in finanziaria, che tagliano le indennità degli amministratori locali fino al 20 per cento: «I primi a dare l’esempio però dovrebbero essere i deputati regionali», dicono i sindaci sul piede di guerra. Di certo c’è che l’articolo 8 della finanziaria presentata dall’assessore all’Economia Gaetano Armao prevede lo stop al meccanismo di distribuzione dei fondi a pioggia, con l’ingresso del cosiddetto «sistema con compartecipazione al gettito Ire». Una norma che da sola taglia come trasferimenti ai Comuni 415 milioni di euro (sui 930 milioni del fondo dell’anno precedente). In media la riduzione dei trasferimenti regionali per gli enti locali dell’Isola toccherà il 50 per cento. «Nel mio Comune avremo 40 milioni in meno da inserire in bilancio – dice il primo cittadino di Messina, Giuseppe Buzzanca – Senza questi fondi non potrò garantire il servizio di trasporto pubblico e so già che non potrò nemmeno spendere un euro per spese obbligatorie in tema di assistenza ai bisognosi: ad esempio, per i trattamenti sanitari obbligatori». Il sindaco di Palermo, Cammarata, in qualità di presidente dell’Anci ha già chiesto un incontro urgente al governo. Palazzo delle Aquile con i tagli perderebbe circa 70 milioni di euro: il che significherebbe che a pagarne le conseguenze sarebbero, a esempio, le società partecipate. Non a caso nel bilancio di previsione 2011 del Comune non c’è un euro per coprire i costi della Gesip e dei suoi 1.900 dipendenti. I tagli influirebbero anche nei piccoli Comuni: «Il mio bilancio perderebbe 500 mila euro – dice il sindaco di Altofonte, Vincenzo Di Girolamo – Senza questi soldi non potrei più coprire le spesa per l’illuminazione pubblica, la manutenzione degli edifici comunali, ma anche l’assistenza domiciliare ad anziani e disabili. In questo modo saremo costretti a diventare esattori, aumentando le tasse». Nella finanziaria inoltre sono previsti tagli agli stipendi degli amministratori, con riduzione del 20 per cento dei compensi di sindaci e assessori, e del 10 per cento per quelli dei consiglieri comunali. A Palermo il sindaco perderà 1.895 euro al mese, e il suo compenso passerà dai 9.475 euro lordi mensili a 7.581. Un assessore di Palazzo delle Aquile invece passerà dai 6.159 euro lordi attuali a 4.928. Tagli in vista anche per tutte le circoscrizioni. Prevista la loro abolizione, tranne nei Comuni di Palermo, Messina e Catania. I sindaci puntano il dito contro i deputati dell’Ars: «Il mio stipendio è di 1.700 euro al mese, se me lo riducono ancora mi chiedo chi sarà disposto a fare il sindaco, con compensi così bassi e responsabilità enormi. Forse per evitare sprechi sarebbe meglio guardare all’Ars e ai deputati regionali che hanno molti benefit aggiuntivi», dice Di Girolamo. Tra gli inquilini di Sala d’Ercole, c’è chi si dice disposto a ridursi i compensi: «I sindaci hanno ragione, prima di prevedere altri tagli per gli enti locali è necessario abolire almeno i bonus supplementari per i deputati regionali», dice Giovanni Barbagallo, che ricorda come «i due vicepresidenti dell’Ars incassino un compenso aggiuntivo di 5.149 euro lordi al mese e i tre questori 4.962 euro ciascuno». L’opposizione al-l’Ars punta il dito contro il governo Lombardo: «Organizzeremo una protesta con tutti i sindaci prendendo “d’assalto” Palazzo d’Or-leans», dice il capogruppo di Forza del Sud, Cateno De Luca. «Mai una manovra economica ha colpito così pesantemente i Comuni siciliani»», aggiunge il capogruppo del Pd, Rudy Maira.

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