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Dieci miliardi da tasse e meno sgravi

Un mix tra un aumento delle imposte e un taglio alle agevolazioni fiscali. Dove sotto la voce imposte il Governo potrebbe far rientrare un aggravio del prelievo sotto forma di aumento di alcune aliquote e anche di maggiori accise su carburanti, tabacchi e alcolici. Una “miscela” che dovrà garantire 10 miliardi in tre anni a meno che il commissario straordinario della spending review, Carlo Cottarelli, non riesca a centrare lo stesso obbiettivo (o quanto meno ad avvicinarsi) con i tagli di spesa. È questo il punto di sintesi raggiunto dal governo e dalla maggioranza, alla fine di un lungo valzer di cifre, su una fetta consistente delle coperture da garantire complessivamente per la legge di stabilità varata dal Consiglio dei ministri martedì scorso.

Ma quella sulle coperture non è la sola novità dell’ultima ora. Per la nuova Tasi l’aliquota minima dell’1 per mille torna a essere aggiuntiva a quella massima prevista per l’Imu. A conti fatti nel 2014, mentre sulle abitazioni principali non di lusso l’asticella del prelievo si fermerà al 2,5 per mille, sugli altri immobili potrà arrivare all’11,6 per mille (10,6 Imu più 1 nuova Tasi).

Salta poi la stretta sui patronati e sulle indennità di accompagnamento. Dei due contributi di solidarietà ipotizzati nelle prime bozze, quello sui redditi oltre 300mila euro e quello sulle pensioni oltre i 150mila euro, alla fine ne dovrebbe sopravvivere uno soltanto. E potrebbe spuntare una nuova potatura di enti pubblici, a cominciare dai mini-istituti di ricerca e dal trasferimento dell’Enit (Ente turismo) nell’Ice. Anche se questa operazione ancora ieri non era considerata certa. Ultime valutazioni per confermare la deducibilità Imu al 20% per imprese e professionisti.

Intanto i partiti affilano le armi e tutti chiedono modifiche. Che il Governo è disposto a valutare. Enrico Letta e il ministro Fabrizio Saccomanni a più riprese hanno detto che la «stabilità» non è blindata. Ma la maggioranza spinge per una rivisitazione ampia. E una delle prime partite da giocare a Palazzo Madama è proprio quella delle coperture.

Anche ieri all’Economia si è lavorato a lungo per limare il testo, in particolare per quel che riguarda la nuova «clausola di garanzia» necessaria ai fini della solidità e della certezza dei saldi. Che devono risultare blindati soprattutto alla valutazione di Bruxelles, chiamata a esprimere entro metà novembre le sue considerazioni sul provvedimento così come sulle Finanziarie degli altri Paesi Ue.

La soluzione di partenza individuata dal Tesoro prevedeva un disboscamento di detrazioni, deduzioni e agevolazioni fiscali per 3 miliardi nel 2015, 7 nel 2016 e 10 miliardi nel 2017, da affidare a un decreto della presidenza del Consiglio (si veda Il Sole 24 ore di mercoledì scorso). In tutto, in via strutturale, maggiori entrate per 10 miliardi in tre anni destinate ad attenuarsi, o addirittura ad azzerarsi, con un piano di tagli alla spesa pubblica più consistente di quello fin qui “cifrato” nella legge di stabilità: almeno 1 miliardo nel 2015 e 1,2 miliardi nel 2016. La genericità del rinvio a un Dpcm senza una preventiva indicazione sui criteri da adottare per tagliare le tax expenditures, ha però fatto traballare questo tipo d’intervento.

A questo punto nella serata di mercoledì (si veda Il Sole 24 ore di ieri) a via XX settembre si è deciso di percorrere un’altra strada, quella dell’aumento delle accise e di altre imposte per reperire i 10 miliardi previsti da maggiori entrate nel triennio nel caso di tagli di spesa insufficienti. Un’ipotesi su cui si è rivelata subito ardua la possibilità di trovare una mediazione nella maggioranza. Con i “lealisti” del Pdl che sono immediatamente andati all’attacco contro il nuovo aumento delle accise. Nella giornata di ieri si è aperto lo spazio per un compromesso da confezionare attorno a un mix tra l’aumento delle imposte, ed eventualmente anche delle accise, e la potatura degli sconti fiscali. Che in ogni caso nel 2014, con effetti sulle spese già sostenute nel 2013, avrà un primo assaggio con il taglio selettivo delle detrazioni Irpef del 19% (spese mediche, interessi mutui prima casa ecc.) per garantire almeno 500 milioni. Se non sarà centrato l’obiettivo la percentuale dello sconto fiscale scenderà prima al 18% e poi al 17% nel 2014.

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