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«Detrazioni, più libertà ai Comuni»

Siamo nell’ufficio del ministro per i Rapporti con il Parlamento per parlare delle possibili modifiche alla Legge di stabilità, ma di nuovo la vicenda Berlusconi domina la scena politica. La prima domanda è d’obbligo: il governo supererà la prova della decadenza del Cavaliere? «La risposta alle fibrillazioni di queste ore è nelle dichiarazioni del presidente del Consiglio in Parlamento il 2 ottobre – dice Franceschini -, ossia la totale distinzione tra la vita del governo e le vicende giudiziarie e parlamentari di Silvio Berlusconi: se si dovesse andare a nuova forzatura la risposta sarebbe la stessa del 2 ottobre».

Ministro, vista la situazione ci sarà ancora nelle prossime settimane in Parlamento una maggioranza per approvare la Legge di stabilità?

Credo che nessuno possa mettere in discussione l’approvazione della legge di stabilità. Per il resto ci sarà tempo per fare un bilancio sul ventennio di Berlusconi, ma intanto i nodi stanno venendo al pettine e vediamo fino a che punto le sue vicende personali hanno influenzato e influenzano le vicende politiche.

A questo punto non sarebbe auspicabile una scissione nel centrodestra, non farebbe chiarezza anche dal punto di vista del governo?

Senza volermi esporre all’accusa di interferenza, quello che penso è che ciò che avviene nel centrodestra riguarda tutto il Paese, anche noi che siamo dall’altra parte. Mi limito a un auspicio. Si è tanto discusso della fine del berlusconismo, ma è sotto gli occhi di tutti che un ciclo si sta concludendo. La domanda è non tanto quanto dura il governo ma cosa avviene nel centrodestra italiano dopo Berlusconi, come viene riempito quel vuoto: da un’altra forma di anomalia o di populismo o da un normale partito conservatore che fa riferimento al Ppe europeo e che si confronta con noi rispettando le regole? Non a caso Matteo Renzi ha detto in modo esplicito, come neanche io ho mai fatto quando ero segretario, che il Pd deve aderire al Pse. Il Pd con tutte le sue particolarità deve stare dalla parte dei progressisti, così come un moderno partito conservatore deve stare dalla parte del Ppe. La vera partita nel centrodestra è questa, non la durata del governo né la diatriba tra falchi e colombe si esaurirà in poche settimane.

Intanto il Pdl è all’attacco sulla tassazione della casa per evitare che sia un’Imu camuffata. C’è spazio in Parlamento per intervenire in questo senso, magari lavorando sulle detrazioni?

Intanto noto che è una discussione che fa un po’ sorridere… Questa dopo molto tempo è una Legge di stabilità che restituisce, si può discutere se restituisce poco o non quanto vorremmo, ma intanto è una Legge di stabilità che restituisce. Già con i provvedimenti varati prima della Legge di stabilità, messi insieme, abbiamo restituito 12 miliardi. Questa manovra fa due operazioni: una sotto l’orribile titolo cuneo che vuole dire restituire risorse ai cittadini e alle imprese; l’altra, per quanto riguarda la tassa sulla casa, è il fatto che parte in Italia la prima tassa veramente federale. Quindi la questione delle detrazioni va affrontata da un altro punto di vista: non è lo Stato che stabilisce le detrazioni, se si vogliono mettere i Comuni nelle condizioni di fare le detrazioni sulla prima casa – come io credo sia giusto – allora si alzi il tetto del 2,5 per mille previsto per la nuova tassa sui servizi (Tasi), magari portandolo al 4 per mille, e poi saranno i Comuni a decidere se farlo e quali detrazioni prevedere. È davvero la prima tassa federale, e così si pongono anche le condizioni di una certa competizione: un’impresa può decidere di andare in un certo Comune perché ci sono migliori condizioni. I margini di intervento del Parlamento sono dunque due: alzare il tetto del 2,5 per mille per dare ai Comuni la possibilità di agire con le detrazioni per la prima casa e la redistribuzione sul cuneo fiscale. Si possono mettere più risorse sul cuneo?

Lo spazio di merito in Parlamento sul cuneo è molto ampio. Si può spostare diversamente l’equilibrio tra imprese e dipendenti. Oppure si possono concentrare le risorse disponibili su chi ha reddito basso e figli a carico. Si può anche aumentare la somma, il Parlamento può farlo individuando ulteriori tagli alla spesa pubblica. Il commissario alla spending review Carlo Cottarelli ha degli obiettivi fissati nella Legge di stabilità: 600 milioni nel 2015 e un miliardo e 300 milioni nel 2016. Il Parlamento può innalzare questi obiettivi indicando ulteriori tagli mirati, e io sono d’accordo, per destinare queste ulteriori risorse a rafforzamento del cuneo.

La scelta di nominare un commissario alla spending review, sia pure nella figura di Cottarelli, non risponde un po’ alla logica emergenziale? Non è un modo per rimandare?

Quando si lavora nell’emergenza si possono fare solo tagli lineari. La nomina del commissario presuppone l’individuazione di tagli non lineari con la clausola che, se non ci sarà la proposta o se non verrà approvata, scatteranno i tagli lineari. Un incentivo potente all’individuazione di risparmi: per la prima volta uno strumento che costringe a fare.

Maggiori risorse possono venire dalla rivalutazione delle quote di Bankitalia o dalle privatizzazioni?

Prima del 2014 no. Sia le quote di Bankitalia sia le privatizzazioni, che in parte andranno ad abbattere il debito pubblico e che comunque dovranno passare per una pronuncia del Parlamento, daranno un po’ di respiro nel 2014: si tratta di entrate che arriveranno in corso d’anno e che per questo non sono state contabilizzate nella Legge di stabilità.

La seconda rata Imu si pagherà o no?

Abbiamo un accordo di governo per cancellarla e stiamo lavorando a trovare le risorse, si tratta di 2 miliardi e 100 milioni o di 2 e 400 considerando anche le attività agricole. Non è facile, perché quando sei a fine anno non hai spesa pubblica da tagliare o accise da mettere, ma ci stiamo lavorando.

Molti accusano Matteo Renzi di spingere per il voto a marzo. Lei ha annunciato il suo appoggio al sindaco di Firenze per il congresso ed è andato alla Leopolda. Crede che fibrillazioni per il governo possano venire anche dalla parte del Pd?

Renzi ha fatto alla Leopolda un discorso molto chiaro. Lui sostiene il governo e svolgerà una funzione di stimolo che potrà anche venire utile. Poi, legando il suo primo anno di segreteria agli obiettivi della legge elettorale e della riforma costituzionale che superi il bicameralismo perfetto, Renzi ha indicato nell’orizzonte del 2015 la missione della larghe intese. Credo che nel tempo che ci separa dalle elezioni Letta dal governo e Renzi dal partito possano non confliggere ed essere complementari.

In futuro vede una sfida diretta tra Letta e Renzi per la premiership del centrosinistra?

No. Non credo. Credo che abbiano delle caratteristiche personali e delle carte da spendere non sullo stesso terreno, sono complementari. Gli errori del passato servono. Quando hai due talenti è delittuoso metterli in conflitto, la politica è un gioco di squadra e si vince in squadra.

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