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Deroga da 1,5 miliardi sui bilanci locali

MILANO – Nella partita fra governo e comuni non c’è solo il patto di stabilità, anzi. Il menu offerto ai sindaci dalla manovra in arrivo conferma il blocco dei tributi fino all’avvio effettivo del federalismo, e prepara una sforbiciata ai trasferimenti erariali. Tutte le novità in arrivo vanno a colpire l’indicatore più sensibile sulla salute dei conti, cioè l’equilibrio di parte corrente (si veda «Il Sole 24 Ore» dell’8 novembre): il parametro, molto semplice, misura la capacità di finanziare le spese correnti con le entrate «stabili e ordinarie», cioè tributi, trasferimenti e tariffe. I soli capoluoghi di provincia mostrano nei preventivi 2010 un disavanzo da oltre 900 milioni di euro. Una fetta importante di questo rosso è finanziata con gli oneri di urbanizzazione, grazie a una deroga, prorogata di triennio in triennio, che consente di destinare alle spese correnti fino al 75% di queste somme, che pure non sono entrate «ordinarie» (non si può edificare all’infinito e, soprattutto, la voce è influenzata dall’andamento del mercato). Negli anni gli oneri sono diventati una finta entrata “stabile”, con la conseguenza che il comune è spinto a premere costantemente sull’acceleratore delle urbanizzazioni per mantenere i livelli di spesa. Questo meccanismo perverso è finito sotto l’osservazione del governo, che nelle settimane scorse si era detto intenzionato a chiudere i rubinetti. Uno stop immediato avrebbe fatto saltare il banco in molte città, e i numeri allarmanti dei bilanci locali sembrano ormai aver convinto il governo a chiudere un occhio un’altra volta: salvo sorprese, la deroga che permette di finanziare le spese correnti con il 75% degli oneri da urbanizzazione sarà estesa al 2011/2013. Manca il via libera ufficiale, ma il ministro della Semplificazione Roberto Calderoli ha già confermato ai sindaci l’apertura del governo, motivata proprio dallo stato degli equilibri locali. Non è una partita da poco: nel 2010, per esempio, il comune di Milano ha messo a bilancio 180 milioni di oneri (139 euro ad abitante), Roma ne ha previsti 218 milioni (80 euro ad abitante), Torino 69,2 milioni (76,1 euro pro capite) e così via, ma anche nelle piccole città la voce è determinante (nel preventivo 2010 di Agrigento se ne trovano 7,6 milioni, 128 euro a cittadino). In tutto si tratta di circa 3 miliardi di euro (erano 3,2 nei consuntivi 2008), per cui il passaggio della quota «libera» dal 75% al 25% annunciato nelle scorse settimane avrebbe tolto 1,5 miliardi al finanziamento delle spese correnti. Anche così, comunque, il quadro rimane critico: per tornare a galla dal deficit di entrate ordinarie, i sindaci hanno soprattutto due ulteriori strumenti a disposizione: l’avanzo di amministrazione (quando c’è) e le plusvalenze da alienazioni immobiliari o di partecipazioni. Si tratta però sempre di voci dall’equilibrio “precario”: il comune di Napoli, per esempio, sostiene che il proprio disavanzo corrente è finanziato dall’avanzo di amministrazione e, secondo l’assessore al bilancio Michele Saggese, «appare difficile sostenere la tesi che l’avanzo è un’entrata straordinaria». Non è della stessa opinione la Corte dei conti, che nell’ultima relazione sulla finanza locale (delibera 16/2010 della sezione delle Autonomie) sottolinea che «l’avanzo di amministrazione costituisce una risorsa straordinaria dell’ente, alla cui utilizzazione deve essere posta particolare attenzione»; «trattandosi di una risorsa straordinaria ? sottolinea la magistratura ?, può essere usata per le spese correnti ripetitive solo in sede di assestamento», e non può essere scritta a preventivo. Anche le alienazioni danno smalto ai conti, ma nascondono una realtà spesso diversa perché le plusvalenze si misurano rispetto al valore di libro, che è un dato storico ed è quindi decisamente inferiore a quello reale. Il risultato è che la vendita crea una plusvalenza contabile, ma si traduce in un impoverimento del patrimonio, portato avanti per di più per finanziare la spesa corrente. Anche con l’apertura sugli oneri, insomma, il quadro rimane critico, e nell’assemblea nazionale Anci che si apre oggi a Padova i sindaci torneranno a chiedere una revisione nel calendario dei tagli (spostandone una fetta al 2012) e più certezze sulle regole. Anche perché il tempo per fare i nuovi preventivi stringe (a meno dell’ennesima deroga, andrebbero chiusi a dicembre) e i nodi da sciogliere sono tanti. «In queste condizioni ? sottolinea il segretario generale dell’Anci, Angelo Rughetti ? fare una previsione di spesa è sostanzialmente impossibile».

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