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Derivati Milano, effetto domino

L’accordo extragiudiziale sui derivati raggiunto venerdì scorso tra il Comune di Milano e le quattro banche coinvolte nel processo (Deutsche Bank, Depfa, Jp Morgan e Ubs) potrebbe dare il «la» a una sorta di effetto domino. Dalla Regione Lombardia passando per i tanti enti locali (oltre 300) coinvolti in contenziosi analoghi, la strada di un accordo fuori dalle aule di tribunale potrebbe prendere il sopravvento. Anche alla luce delle considerazioni giunte ieri dall’Avvocatura del Comune di Milano che ha espresso «parere favorevole» all’ipotesi di intesa per chiudere la partita derivati di Palazzo Marino. L’accordo stragiudiziale «appare favorevole e opportuno», sostiene, in quanto l’esito dei giudizi, civile e penale, che contrappongono il Comune agli istituti di credito «si prospetta incerto e comunque con tempi di definizione molto lunghi e con costi elevatissimi per l’amministrazione». Una considerazione che vale per molti altri enti che, a questo punto, potrebbero considerare determinante la variabile tempo. Sempre ieri, in considerazione del positivo accordo raggiunto dal Comune con le banche sui derivati, operazione che può incidere alla firma della transazione sulle entrate correnti del bilancio 2012, l’assessore al Bilancio del Comune di Milano ha detto che«l’amministrazione può assumersi l’impegno di non incrementare l’addizionale Irpef per l’anno in corso. Un’operazione che consentirà – conclude Tabacci – di compensare a vantaggio dei contribuenti e dei cittadini milanesi l’eventuale entrata straordinaria dei derivati relativa all’anno 2012». «È una bufala» ha tuonato invece ieri la Lega contraria all’ipotesi di accordo. «Questo è un regalo alle banche di diversi milioni di euro», sostiene il capogruppo della Lega in Consiglio comunale Matteo Salvini. «Il Comune porta a casa, in parte e male, i suoi soldi», aggiunge. L’accordo prevedrebbe infatti una transazione a favore di Palazzo Marino di 476 milioni per la chiusura anticipata del derivato. Di questi, però, il Comune incassa 453 milioni («23 milioni per spese di commissione e di hedging vengono trattenuti ingiustamente»), di cui 413 milioni verranno reinvestiti dall’amministrazione in Btp e depositi bancari, mentre 40 milioni vengono versati alla sottoscrizione dell’accordo. Nei prossimi giorni – conclude – presenteremo un esposto alla Corte dei Conti e porteremo le carte in Procura»

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