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Demanio, rivoluzione in vista

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Rivoluzione in vista per i beni demaniali. dalla quale però gli enti locali non vogliono rimanere esclusi. Questo il senso di quanto emerso a Milano nel corso di un incontrlo tra Agenzia del demanio e operatori del settore che si è svoltlo venerdì scorso.  Aste on line, aperte anche al mercato internazionale, e concessioni per smuovere un “mercato ingolfato”, garantendo una redditività per lo Stato nel medio e nel breve termine sono i punti fermi della la strada scelta dall’Agenzia diretta da Stefano Scalera per dare il proprio contributo al piani di 5 miliardi di dismissioni previste dal governo. Un piano che, come ha precisato lo stesso Scalera, “non prevede necessariamente immobili”. L’agenzia ha in progetto di mettere sul proprio sito le aste, con “data room on line ed estratti pubblicati in inglese e altre lingue”. Un canale che si affianca ai tradizionali sportelli dell’Agenzia sul territorio nazionale, dove sarà possibile continuare a presentare le domande di partecipazione alle gare. Sempre sul piano internazionale, l’agenzia diretta da Scalera punta a “collaborare con le ambasciate”. Scalera punta alle concessioni come quella cinquantennale che ha interessato Villa Tolomei, un complesso in degrado di circa 170.000 metri quadri a circa 4 Km a sud-ovest di Firenze, che prevede l’avvio di un’attività alberghiera. “In questo modo – ha spiegato – l’immobile resta di proprietà dello Stato ed al servizio del territorio”. “Dopo 50 anni, allo scadere della concessione, – ha aggiunto – viene restituito allo Stato un edificio completamente funzionante”. Il duplice obiettivo dell’Agenzia, ha spiegato il direttore, è “massimizzare il valore economico e l’utilità sociale” del portafoglio. Complessivamente l’Agenzia conta 1.000 dipendenti attivi in 16 filiali, per la gestione di un portafoglio composto da 46.000 beni immobiliari, per un valore pari a 55 miliardi di euro. “Circa 20.000 sono in uso alle amministrazioni pubbliche – ha spiegato Scalera – e 26.000 sono immobili non strumentali, con una ripartizione del valore proporzionale” tra le due categorie di immobili. Tra i beni non strumentali l’Agenzia conta immobili per un valore di “circa 2,3 miliardi di euro” destinati ad essere conferiti ali enti locali in virtù del “federalismo demaniale”. Tra questi la Caserma Cavalleria di Torino, su cui è stato appena siglato un protocollo d’intesa con il comune, che prevede la permuta dell’immobile con altre strutture comunali. Ma se questi sono i piani dell’amministrazione, qualclosa sembra non andare nei rapporti con le realtà locali. Il governo sarebbe infatti totalmente ed inspiegabilmente inadempiente per il ritardo nel pubblicare la cosiddetta white list, cioè la lista che comprende i beni demaniali dello Stato cedibili ai comuni, secondo quanto prevede la normativa sul federalismo demaniale, come ha denunciato il sindaco di Piacenza e delegato dell’Anci, Roberto Reggi a margine del workshop, ricordando che gli immobili che potrebbero essere trasferiti dallo Stato ai comuni sono circa 12.000. “La crisi delle finanze pubbliche – ha detto Reggi – ha trasformato in obbligo la valorizzazione del patrimonio immobiliare pubblico; questa novità può rappresentare un’opportunità di riscatto qualitativo per le realtà urbane del Paese molte delle quali sono fortemente segnate dalla presenza di grandi manufatti che sono inutilizzati o sottoutilizzati, ma che nonostante ciò lo Stato esita a trasferire”. Nel corso dell’incontro è stato deciso di dar vita ad un “compendio commentato” di tutte le norme riconducibili alle pratiche di valorizzazione urbana e immobiliare allo scopo di fornire linee guida alle amministrazioni locali che dovranno affrontare la questione. Tale iniziativa – è stato rilevato – si affianca a quella più operativa, “patrimonio comune”, uno sportello di assistenza tecnica messo a punto dall’Associazione dei comuni in collaborazione con l’Agenzia del Demanio e altri soggetti interessati. E sempre in tema di demanio da sottolineare che nel decreto liberalizzazioni sono presenti norme che ppotrebbero rivestire grande interesse per gli enti locali, soprattutto con rkiferimento al settore primario. Il pacchetto agroalimentare voluto dal ministro delle politiche agricole Mario Catania, contenuto nel decreto numero 1 del 2012, prevede che siano riviste le norme varate nella legge stabilità: si vendono i terreni demaniali attraverso asta pubblica se valgono più di 100mila euro, con trattativa privata sotto tale valore (prima la soglia era a 400 mila); per 20 anni dev’essere mantenuta la destinazione agricola; a cadenza annuale il Mipaaf individua le terre da dismettere, che possono essere segnalate anche dall’agricoltore.

 

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